Cassazione penale Sez. Unite sentenza n. 3087 del 25 gennaio 2006

(2 massime)

(massima n. 1)

Il reato di commercio di sostanze dopanti attraverso canali diversi da farmacie e dispensari autorizzati (art. 9, comma settimo, L. 14 dicembre 2000 n. 376) pu˛ concorrere con il reato di ricettazione (art. 648 c.p.), in considerazione della diversitÓ strutturale delle due fattispecie - essendo il reato previsto dalla legge speciale integrabile anche con condotte acquisitive non ricollegabili ad un delitto - e della non omogeneitÓ del bene giuridico protetto, poichÚ la ricettazione Ŕ posta a tutela di un interesse di natura patrimoniale, mentre il reato di commercio abusivo di sostanze dopanti Ŕ finalizzato alla tutela della salute di coloro che partecipano alle manifestazioni sportive.

(massima n. 2)

Tra il reato di commercio di sostanze dopanti attraverso canali diversi da farmacie e dispensari autorizzati, punito dall'art. 9, comma settimo, L. 14 dicembre 2000 n. 376 (disciplina della tutela sanitaria delle attivitÓ sportive e della lotta contro il doping) e quelli di cui agli art. 348 c.p.(esercizio abusivo della professione di farmacista) e 445 c.p. (somministrazione di medicinali in totale difformitÓ dalle indicazioni terapeutiche previste ed autorizzate) sussiste un rapporto di specialitÓ, atteso che colui che, senza essere in possesso della prescritta abilitazione professionale, commercia farmaci e sostanze dopanti esercita abusivamente, attraverso la medesima condotta, la professione di farmacista, e, qualora le sostanze medicinali vengano commerciate in specie, qualitÓ o quantitÓ non corrispondenti alle ordinazioni mediche, pone in essere il medesimo comportamento sanzionato dal citato art. 445 c.p.

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