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Articolo 26 Decreto "Cura Italia"

(L. 24 aprile 2020, n. 27)

Misure urgenti per la tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato

Dispositivo dell'art. 26 Decreto "Cura Italia"

1. Il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all'articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, e di cui all'articolo 1, comma 2, lettere d) ed e), del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, dai lavoratori dipendenti del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto.

2. Fino al 30 aprile 2020 per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonchè per i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della medesima legge n. 104 del 1992, il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero di cui all'articolo 87, comma 1, primo periodo, del presente decreto ed è prescritto dalle competenti autorità sanitarie, nonchè dal medico di assistenza primaria che ha in carico il paziente, sulla base documentata del riconoscimento di disabilità o delle certificazioni dei competenti organi medico-legali di cui sopra, i cui riferimenti sono riportati, per le verifiche di competenza, nel medesimo certificato. Nessuna responsabilità, neppure contabile, è imputabile al medico di assistenza primaria nell'ipotesi in cui il riconoscimento dello stato invalidante dipenda da fatto illecito di terzi.

3. Per i periodi di cui al comma 1, il medico curante redige il certificato di malattia con gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena con sorveglianza attiva o alla permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all'articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, e di cui all'articolo 1, comma 2, lettere d) ed e), del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19.

4. Sono considerati validi i certificati di malattia trasmessi, prima dell'entrata in vigore della presente disposizione, anche in assenza del provvedimento di cui al comma 3 da parte dell'operatore di sanità pubblica.

5. In deroga alle disposizioni vigenti, gli oneri a carico del datore di lavoro, che presenta domanda all'ente previdenziale, e degli Istituti previdenziali connessi con le tutele di cui al presente articolo sono posti a carico dello Stato nel limite massimo di spesa di 130 milioni di euro per l'anno 2020. Gli enti previdenziali provvedono al monitoraggio del limite di spesa di cui al primo periodo del presente comma. Qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, gli stessi enti previdenziali non prendono in considerazione ulteriori domande.

6. Qualora il lavoratore si trovi in malattia accertata da COVID-19, il certificato è redatto dal medico curante nelle consuete modalità telematiche, senza necessità di alcun provvedimento da parte dell'operatore di sanità pubblica.

7. Alla copertura degli oneri previsti dal presente articolo si provvede ai sensi dell'articolo 126.

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Consulenze legali
relative all'articolo 26 Decreto "Cura Italia"

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Carmine R. chiede
venerdė 03/07/2020 - Campania
“Buongiorno, il medico aziendale mi ha certificato la momentanea inidoneità per immunodepressi e patologie oncologiche pregresse. Attualmente beneficio di malattia Covid V07 prorogato fino a luglio,vorrei sapere da agosto in poi se mantiene ancora il giudizio di momentanea inidoneità come devo comportarmi. Chi pagherà il mio stipendio se l'azienda deciderà di tenermi a casa? grazie”
Consulenza legale i 22/07/2020
Ad oggi non è stata prevista un’ulteriore proroga delle misure di cui all’art. 26 del Decreto Cura Italia.

Qualora il medico aziendale emetta, ai sensi dell’art. 41 D. Lgs. 81/2008, un giudizio di inidoneità temporanea alle mansioni il datore di lavoro è tenuto a sospendere, seppur momentaneamente, il dipendente dalle mansioni a cui è addetto. Infatti, l’art. 2087 c. c. impone all’azienda di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità psicofisica dei dipendenti. Se, pertanto, pur venuto a conoscenza della malattia di cui è affetto il lavoratore, il datore ordina comunque di svolgere le stesse mansioni, sarebbe responsabile di un eventuale aggravamento o compromissione della sua salute (cfr. Trib. Asti, sent. del 10.11.2006; Cass. sent. n. 15688/2000).

Per quel che concerne la retribuzione, durante la sospensione del rapporto di lavoro dovuto all'inidoneità fisica temporanea alle mansioni, sarà necessario innanzitutto verificare quanto previsto dal CCNL di riferimento.
In assenza di previsioni del contratto collettivo, non esiste un orientamento univoco.
In line di massima, lo stipendio non sarebbe dovuto, in quanto manca la controprestazione, ovvero la prestazione lavorativa da parte del dipendente.

Il dipendente può impugnare il giudizio di inidoneità del medico aziendale presso la competente commissione della Asl. Mentre si decidono le sorti dell’impugnazione, secondo una parte della giurisprudenza (C. App. Torino sent. del 28.06.2001) il dipendente va comunque pagato, secondo altri invece no.
Secondo una pronuncia del Tribunale di Benevento (Trib. Benevento, n. 2028/2008), l’azienda non può sospendere dal lavoro il dipendente prima che la commissione dell’Asl abbia deciso le sorti dell’impugnazione del giudizio di inidoneità medica; il che significa anche che deve continuare a pagargli lo stipendio.

Si deve tenere conto che il medico aziendale potrebbe anche esprimere un giudizio di idoneità parziale con prescrizioni, ovvero imporre determinate precauzioni, pur consentendo la ripresa dell’attività da parte del dipendente.
In questo caso, ai sensi dell’art. 42 del D. Lgs. 81/2008 “il datore di lavoro, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, in relazione ai giudizi di cui all’articolo 41, comma 6, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza”.
Ad esempio, sempre se applicabile al caso di specie, il medico del lavoro potrebbe consentire l’effettuazione della prestazione lavorativa in modalità smart working.