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Articolo 391 bis Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Agevolazione ai detenuti e internati sottoposti a particolari restrizioni delle regole di trattamento e degli istituti previsti dall'ordinamento penitenziario

Dispositivo dell'art. 391 bis Codice penale

(1) Chiunque consente a un detenuto, sottoposto alle restrizioni di cui all’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (2) , di comunicare con altri in elusione delle prescrizioni all’uopo imposte è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio ovvero da un soggetto che esercita la professione forense si applica la pena della reclusione da due a cinque anni.

Note

(1) L'articolo è stato inserito dall'art. 2, comma 26, della l. 15 luglio 2009, n. 94.
(2) Ci si riferisce ai soggetti sottoposti al cosiddetto carcere duro.

Ratio Legis

Vien qui tutelata l'effettività delle regole di trattamento speciale previste per i mafiosi e destinate ad evitare qualsiasi forma di comunicazione con l'esterno.

Spiegazione dell'art. 391 bis Codice penale

La presente disposizione è stata inserita dal Legislatore nel 2009 per far fronte al fenomeno di continuazione, da parte dei boss di cosa nostra, dell'attività di direzione del clan tramite la comunicazione con l'esterno.

La norma punisce infatti chiunque dolosamente consenta ai sottoposti al regime di cui all'art. 41 bis L. 354/1975 di comunicare con altri.

La pena è inoltre aumentata se il soggetto attivo del delitto è pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio o avvocato.

Quest'ultimo, nonostante la sua attività difensiva nei confronti del mafioso, non può travalicare i limiti del diritto di difesa, contribuendo alla comunicazione tra i mafiosi e l'esterno.

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