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Articolo 33 ter Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Attribuzioni del tribunale in composizione monocratica

Dispositivo dell'art. 33 ter Codice di procedura penale

1. Sono attribuiti al tribunale in composizione monocratica i delitti previsti dall'articolo 73 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sempre che non siano contestate le aggravanti di cui all'articolo 80, [commi 1, 3 e 4,] (1) del medesimo testo unico.

2. Il tribunale giudica in composizione monocratica, altresì, in tutti i casi non previsti dall'articolo 33bis o da altre disposizioni di legge (2) (3) .

Note

(1) L'articolo in esame è stato introdotto nel 1998 con l'art. 169 del d.l.vo n. 51 del 19 febbraio, relativo all'istituzione del giudice monocratico; successivamente è stato sostituito dall'art. 10 della l. 16 dicembre 1999, n. 479. In seguito - a mezzo dell'art. 2 ter del d.l. n. 82 del 7 aprile 2000 e convertito con modifiche nella l. n. 144 de 5 giugno 2000 - è intervenuta una modifica parziale dello stesso riguardante la soppressione dell'articolo nella parte del riferimento ai commi 1, 3 e 4 dell'art. 80 del d.p.r. 309/1990 riguardante la normativa sugli stupefacenti.
Il nuovo testo individua nello specifico i reati che debbano essere attribuiti alla competenza del tribunale monocratico, quali, appunto, la normativa in materia di stupefacenti. Se il testo originario attribuiva alla cognizione del giudice monocratico anche la fattispecie aggravata di cui al secondo comma dell'art. 80 del d.p.r. 309/1990 (escludendo le ipotesi di cui ai commi 1, 3 e 4 del predetto articolo) con la modifica intervenuta nel 2000 con l'art. 2 del d.l n. 82 del 7 aprile, convertito nella l. n. 144 del 5 giugno tutte le ipotesi aggravate dell'art. 80 del predetto d.p.r. appartengono all'attribuzione del giudice in composizione collegiale.
Ciò è avvenuto a causa della effettiva differenza tra il limite edittale previsto dalla summenzionata aggravante ed il quantitativo sanzionatorio in termini di pena edittale normalmente attribuito alla cognizione del giudice monocratico.
(2) Il secondo comma individua la cognizione del tribunale in composizione monocratica su tutti quei reati che non sono attribuiti alla cognizione del tribunale in composizione collegiale ex art. 33 bis c.p.p.
Si evince, dunque, che spettano all cognizione del tribunale in composizione monocratica i reati che residuano dall'attribuzione del tribunale collegiale.

(3) Si specifica che un'errore di ripartizione dei reati tra tribunale in composizione monocratica e in composizione monocratica a seguito della violazione delle predette disposizioni non attiene alla capacità del giudice in quanto affettano esclusivamente alla questione dell'attribuzione dei reati. In casi analoghi, pertanto, non potrà essere fatta valere un'eccezione riguardante la nullità assoluta ed insanabile di cui agli artt. 178 c.p.p. lett. a) e 179 c.p.p. comma 1; è invece contestabile una nullità a regime intermedio  come previsto dal Capo VI bis relativo ai provvedimenti sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale (artt. 33 quinquiesc.p.p.).

Ratio Legis

Tale articolo è fondamentale in quanto rappresenta le epocali modifiche apportate dall'istituzione del giudice unico di cui al d.lvo 19 febbraio, n. 51 poi modificato dalla l. 15 dicembre 1999, n. 479; detta dunque, i criteri che consentono di determinare la materia ed i reati che spettano alla cognizione del giudice monocratico anzichè del giudice collegiale.

Massime relative all'art. 33 ter Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 16668/2001

In tema di riparto delle «attribuzioni» in relazione alla composizione del giudice, il reato di diffamazione commesso col mezzo della stampa è attribuito alla cognizione del giudice in composizione monocratica, giacché la disposizione dell'art. 21 L. 8 febbraio 1948, n. 47 - che indicava il «tribunale» quale organo pluripersonale competente a giudicare il reato in questione - risulta ormai superata dalle nuove norme di ordinamento giudiziario e da quelle processuali che enunciano la regola generale della composizione monocratica del tribunale salvo tassative deroghe espressamente stabilite dalla legge e non è consentita una interpretazione estensiva che prefiguri ulteriori riserve di collegialità per fattispecie di reato, in origine attribuite da leggi speciali al tribunale o al pretore, in relazione alla particolare rilevanza della materia o del bene giuridico tutelato. (Nella specie, la Corte ha osservato che l'art. 48 ord. giud., nel testo sostituito dall'art. 14 D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51 prescrive che il tribunale giudica in composizione monocratica salvo che sia diversamente stabilito dalla legge e l'art. 33 bis c.p.p., nel testo sostituito dall'art. 10 della L. 16 febbraio 1999, n. 479, prevede che il tribunale giudica in composizione monocratica in tutti le ipotesi non previste dall'art. 33 bis c.p.p. e da altre disposizioni di legge che indichino la composizione del giudice in relazione alla specifica funzione da svolgere ovvero alla specifica figura di reato alla sua cognizione attribuita).

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