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Articolo 132 Codice della strada

(D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285)

Circolazione dei veicoli immatricolati negli Stati esteri

Dispositivo dell'art. 132 Codice della strada

1. Gli autoveicoli, i motoveicoli e i rimorchi immatricolati in uno Stato estero e che abbiano già adempiuto alle formalità doganali o a quelle di cui all'articolo 53, comma 2, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, se prescritte, sono ammessi a circolare in Italia per la durata massima di un anno, in base al certificato di immatricolazione dello Stato di origine. Scaduto il termine di un anno, se il veicolo non e' immatricolato in Italia, l'intestatario chiede al competente ufficio della motorizzazione civile, previa consegna del documento di circolazione e delle targhe estere, il rilascio di un foglio di via e della relativa targa, ai sensi dell'articolo 99, al fine di condurre il veicolo oltre i transiti di confine. L'ufficio della motorizzazione civile provvede alla restituzione delle targhe e del documento di circolazione alle competenti autorità dello Stato che li ha rilasciati. (1)

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica ai cittadini residenti nel comune di Campione d'Italia.

3. Le targhe dei veicoli di cui al comma 1 devono essere chiaramente leggibili e contenere il contrassegno di immatricolazione composto da cifre arabe e da caratteri latini maiuscoli, secondo le modalità che verranno stabilite nel regolamento.

4. Il mancato rispetto della norma di cui al comma 1 comporta l'interdizione all'accesso sul territorio nazionale.

5. Fuori dei casi indicati all'articolo 93, comma 1-ter, chiunque viola le disposizioni di cui al comma 1 e' soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 712 a euro 2.848. L'organo accertatore trasmette il documento di circolazione all'ufficio della motorizzazione civile competente per territorio, ordina l'immediata cessazione della circolazione del veicolo e il suo trasporto e deposito in luogo non soggetto a pubblico passaggio. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 213. Se entro il termine di centottanta giorni, decorrenti dalla data della violazione, il veicolo non e' immatricolato in Italia o non e' richiesto il rilascio di un foglio di via per condurlo oltre i transiti di confine, si applica la sanzione accessoria della confisca amministrativa ai sensi dell'articolo 213. (1)

Note

(1) Modifica dall'art. 29-bis, comma 1, lettera b) del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113

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Consulenze legali
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DOMENICO B. chiede
mercoledì 11/11/2015 - Liguria
“Cittadino russo proprietario di autovettura immatricolata in Russia ottiene la residenza in Italia. L'auto ha l'omologazione CEE e viene importata in franchigia da diritti doganali. Poi si scopre che non ha le caratteristiche EURO antinquinamento prescritte per poterla immatricolare. Poiché il bene ormai è comunitarizzato può rimanere per sempre nell'E.U.; però può continuare a circolare con la targa russa? Se fosse uno yacht la risposta sarebbe si, ed ambedue (auto e yacht) sono assoggettati alle stesse norme comunitarie sui mezzi di trasporto. Però c'è l'art.132 del Codice della Strada...e questo caso non esisteva prima dell'introduzione delle norme antinquinamento.
Grazie.”
Consulenza legale i 17/11/2015
La circolazione dei veicoli con targa straniera in Italia è disciplinata dall’art. 132 del Codice della Strada, che recita: "Gli autoveicoli, i motoveicoli e i rimorchi immatricolati in uno Stato estero e che abbiano già adempiuto alle formalità doganali o a quelle di cui all’articolo 53, comma 2 del D.L. 30 agosto 1993 n. 331, se prescritte, sono ammessi a circolare in Italia per la durata massima di un anno, in base al certificato di immatricolazione dello Stato di origine".

Si tratta di una norma pensata per quei veicoli destinati a rimanere in modo definitivo nel territorio italiano, ad esempio perché il loro proprietario ha trasferito la residenza in Italia.

Si sono riscontrate difficoltà nell'applicare questa norma, perché in caso di veicoli immatricolati in uno stato che non appartiene all’Unione Europea (es. Russia) si può accertare il visto di ingresso nel territorio europeo apposto sul documento di circolazione del mezzo, mentre se il veicolo è stato immatricolato nell’UE - dove esiste la libera circolazione di cose e persone - non è possibile accertare quando tale veicolo sia effettivamente entrato nel territorio italiano (a tal proposito, con circolare ministeriale del 24 ottobre 2007, si è stabilito che la decorrenza dell’anno inizia dalla data in cui il proprietario del veicolo ha acquisito la prima residenza in Italia). Per questo motivo la Camera ha dato via libera alla riforma del Codice della strada, presentata con il disegno di legge c1512, che introduce l'art. 132 bis, in particolare al fine di evitare l'elusione delle disposizioni amministrative e tributarie italiane.

Nel caso di specie, si ritiene applicabile la norma dell'art. 132, che ha ad oggetto ogni autoveicolo con targa estera che - come quella in questione - abbia già adempiuto alle formalità doganali: l'articolo non parla di rispetto della normativa antinquinamento, quindi in questa fase tale aspetto non è rilevante. Di conseguenza, il veicolo con targa russa potrà circolare in Italia al massimo per un anno.

Tuttavia, trascorso l'anno, come poter continuare ad utilizzare il mezzo in Italia, visto che non è possibile immatricolarlo a causa del difetto circa le caratteristiche antinquinamento?
Purtroppo non vi sono evidenti soluzioni. L'impossibilità di immatricolare il veicolo in Italia per poterlo poi iscrivere presso il Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.) determina il fatto che lo stesso non potrà ottenere targa italiana trascorso l'anno di cui all'art. 132: quindi, troverà applicazione il quarto comma della disposizione, che recita "Il mancato rispetto della norma di cui al comma 1 comporta l'interdizione all'accesso sul territorio nazionale".

Si precisa altresì che, poiché nell'elenco dei Paesi con cui l'Italia ha stretto gli accordi che regolano la conversione della patente la Russia non è presente, il cittadino russo con patente conseguita nel suo paese d'origine che voglia guidare sul territorio italiano deve rifare gli esami nel nostro stato.

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