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Articolo 515 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Frode nell'esercizio del commercio

Dispositivo dell'art. 515 Codice penale

Chiunque, nell'esercizio di una attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico (1), consegna (2) all'acquirente (3) una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita (4), è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto [440-445, 455-459], con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a duemilasessantacinque euro.
Se si tratta di oggetti preziosi (5), la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a centotre euro.

Note

(1) Nonostante la norma si riferisca a "chiunque", si tratta di un reato proprio e nello specifico il soggetto attivo deve esercitare un'attività commerciale, industriale o comunque produttiva, anche di fatto, in quanto non è richiesta la qualifica di imprenditore.
(2) La condotta di consegna si realizza non solo quando vi è una dazione materiale della cosa, ma anche nel caso si abbia la trasmissione di un documento equipollente, quale ad esempio la polizza di carico.
Non è richiesto i compimento di atti fraudolenti o dissimulatori, in quanto la presenza di artifizi e raggiri renderebbe applicabile la disciplina della truffa.
(3) L'acquirente è colui che riceve la cosa in base ad un contratto lecito ed efficace, non necessariamente di compravendita, in quanto possono rilevare anche quello di permuta, somministrazione, estimatorio, etc. Può trattarsi poi anche di un imprenditore o di un produttore rispetto alla fornitura di materie prime.
(4) La diversità può essere diversamente intesa, in quanto può riguardare il genere o la specie, l'origine, la provenienza, la qualità e la quantità della cosa. Nel caso venga consegnato un bene completamente diverso per genere o specie da quello pattuito si parla di diversità essenziale, negli altri casi invece rileva piuttosto una difformità
(5) S'intendono oggetti preziosi quelli che hanno un valore superiore, determinato dalla loro rarità oppure da ragioni storiche o artistiche.

Ratio Legis

La ratio della norma si coglie nell'esigenza di garantire l'onestà e la correttezza degli scambi commerciali, in un'ottica di tutela dell'economia pubblica, nonchè dell'interesse patrimoniale privato.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 515 Codice penale

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Flavio A. chiede
mercoledì 24/02/2016 - Friuli-Venezia
“Buongiorno,
sono andato in una azienda della mia città e ho stipulato un contratto per fornitura/ installazione di porta blindata.
Nel contratto oltre al prezzo totale c’è la descrizione della porta con il nome del modello e della ditta produttrice della mia città, P.
Ora, in corso d’opera, mi sono accorto dalla fattura che devo saldare,che la ditta produttrice della porta è un’ altra, della città T. Le caratteristiche della porta non sono note, quindi potrebbero essere difformi da quelle da contratto firmato.
Ma possono “somministrarmi” quello che vogliono o posso pretendere qualcosa ? … ad esempio la porta effettivamente della marca e modello da me ordinato… o perlomeno uno sconto… o posso denunciarli?
Tra l’altro non ho ancora saldato in quanto ci sono stati diversi problemi e non hanno ancora ultimato il lavoro anche se la fattura è già stata emessa .
Fiducioso di una gentile risposta invio cordiali saluti.”
Consulenza legale i 29/02/2016
Uno degli obblighi principali che sorge dalla stipulazione del contratto di compravendita in capo al venditore consiste proprio nel consegnare l’oggetto dell’accordo con le caratteristiche pattuite e concordate.

Lo stesso articolo [[n129codcons]] del Codice del consumo (d.lgs. 206/2005) dispone che il venditore ha l'obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita. La norma in esame precisa, altresì, che i beni di consumo siano conformi al contratto se, ove pertinenti, coesistono le seguenti circostanze:
a) sono idonei all'uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
b) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
c) presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull'etichettatura;
d) sono altresì idonei all'uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.

A seguire, è lo stesso articolo 130 del Codice del Consumo che precisa i rimedi che il consumatore può utilizzare nei confronti del venditore, il quale è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. Sussistendo infatti un difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene, mediante riparazione o sostituzione, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto. La norma attribuisce al consumatore il diritto di chiedere al venditore, a sua scelta, di riparare il bene o di sostituirlo, in entrambi i casi senza spese, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all'altro.

Indicata così la disciplina che viene in rilievo nel caso specifico, la consegna di una porta realizzata da un’azienda che non era quella che, secondo gli accordi presi, avrebbe dovuto produrla, può ben integrare un difetto di conformità alla stregua dell’articolo sopra indicato (in particolare rileva la lettera b del comma 2 dell’art.129), sicché legittima il compratore alla denuncia di tale difformità, alla contestazione della fattura ed alla scelta di uno dei rimedi che la legge mette a sua disposizione in quanto contraente debole.

Se eventualmente il venditore dovesse richiedere il pagamento dell’importo della fattura, il compratore potrebbe anche paralizzare tale richiesta con la c.d. eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. ai sensi del quale nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l'adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto.

Roberto C. chiede
mercoledì 12/08/2015 - Lombardia
“ho prenotato e pagato un noleggio di una autovettura per 20 giorni con un broker, con ritiro presso l'autonoleggio M.; il noleggiatore non ha consegnato l'autovettura rifiutandosi di mettermi per iscritto che non mi consegnava l'autovettura. é intervenuta anche al polizia aeroportuale ma si sono rifiutati di scrivere il motivo della mancata consegna. In realtà anche con altri clienti con contratto broker hanno rifiutato al consegna.
è truffa? è penale? come posso procedere? come posso richiedere i danni a M.? grazie”
Consulenza legale i 17/08/2015
In riferimento ai fatti descritti nel quesito, v'è da premettere che non sembra possibile individuare una precisa ragione per cui è stata rifiutata la consegna della vettura noleggiata tramite broker. Si può solo ipotizzare, visto che il fatto sembra essere accaduto anche ad altre persone, che vi siano stati dei problemi tra l'autonoleggio e la società di broker (ad esempio, quest'ultima potrebbe non aver pagato all'azienda di autonoleggio il noleggio della vettura prenotata dal cliente). Naturalmente, questi motivi non sono opponibili al cliente, che ha prenotato e regolarmente pagato l'automobile a noleggio.
Come procedere, quindi?

Nel contratto allegato al quesito si legge che il broker ha riscosso il pagamento "per conto" della compagnia di noleggio e ha rilasciato un voucher da presentare al noleggiatore. Si legge, inoltre, che la presentazione in ritardo al ritiro costituisce motivo per legittimare l'omesso rimborso dell'importo pagato qualora il noleggiatore non fornisca l'autovettura, oltre ad altre clausole piuttosto stringenti.

Sul voucher si può leggere, poi: "Questo voucher non è un contratto di noleggio e ... non fornisce veicoli a noleggio. Al ritiro del veicolo Lei dovrà firmare un contratto di noleggio, fornito dal noleggiatore indicato su questo voucher, che sarà soggetto alle leggi locali".

Giuridicamente, si può inquadrare la situazione nel modo seguente:
- il cliente conclude con il broker un contratto che non è di noleggio, ma, si può ipotizzare, di mediazione, per la conclusione del successivo contratto con l'agenzia di noleggio;
- in loco, il cliente concluderà un contratto di noleggio con il noleggiatore.

Le domande che occorre porsi sono: il noleggiatore è obbligato a concludere il contratto con il cliente? Se sì, ha un obbligo verso il cliente stesso o verso il broker, in virtù di loro accordi interni?
Per rispondere a queste domande si dovrebbe approfondire il rapporto tra broker e noleggiatore.

Da quel che appare prima facie, ci sembra che il cliente riceva dal broker una promessa circa l'obbligazione di un terzo (il noleggiatore): ai sensi dell'art. 1381 se il terzo rifiuta di obbligarsi, chi ha fatto la promessa deve indennizzare l'altro contraente. L'indennizzo consiste nel pagamento di una somma di denaro corrispondente, nel suo ammontare, al valore dell'utilità non conseguita dal promissario: tuttavia, se l'inadempimento del terzo è imputabile anche al promittente, il promissario (nel nostro caso, il cliente) avrà a disposizione gli ordinari mezzi di tutela contro l'inadempimento, comprensivi del diritto al risarcimento di ogni danno subito - un ristoro, quindi, più elevato rispetto al mero indennizzo.

Se l'applicabilità dell'art. 1381 c.c. al broker appare piuttosto verosimile, è invece difficile comprendere quali azioni civili il cliente possa esperire nei confronti del noleggiatore, atteso che tra i due non è mai stato sottoscritto alcun contratto. L'unica soluzione è quella di individuare un obbligo dell'azienda noleggiatrice a concludere il contratto, quindi un documento da cui emerga che la stessa si è assunta l'impegno nei confronti del cliente. Quest'ultimo è in possesso del solo contratto concluso con il broker, che ha rilasciato un "voucher" da presentare al noleggiatore: il voucher non è altro che un buono, in cui si dà atto che esiste un accordo tra cliente e broker e si fissa il prezzo del successivo contratto di noleggio, accertando che esso è già stato pagato.

Si dovrà pertanto indagare ed approfondire questo aspetto, richiedendo alle controparti ogni documentazione utile, che il cliente-consumatore ha diritto a ricevere in base agli artt. 5-17 del Codice del consumo. In particolare, il terzo comma dell'art. 5 stabilisce che "Le informazioni al consumatore, da chiunque provengano, devono essere adeguate alla tecnica di comunicazione impiegata ed espresse in modo chiaro e comprensibile, tenuto anche conto delle modalità di conclusione del contratto o delle caratteristiche del settore, tali da assicurare la consapevolezza del consumatore". Appare probabile che il noleggiatore abbia assunto un impegno a concludere il contratto con i clienti forniti dal broker, alla presenza di determinate condizioni, ma il cliente-consumatore deve poter capire con precisione la situazione: poiché è innegabile che il consumatore ha diritto a sapere quali sono le condizioni del contratto e quale ne è l'oggetto, a maggior ragione, ha diritto di sapere con chi concludere il contratto e quali professionisti assumono responsabilità nei suoi confronti.

In ogni caso, è consigliabile prendere immediato contatto sia con il broker che con la ditta di autonoleggio, intimando ad entrambi, con raccomandata a.r., il rimborso della somma versata, poiché la prestazione promessa non è stata ricevuta. In base alla risposta del broker e a quella dell'autonoleggio (il quale, in riscontro ad una formale raccomandata, magari sottoscritta da un legale, dovrà esporsi circa i motivi della mancata consegna), si potrà approntare la difesa corretta. In altre parole, è necessario indurre le controparti a prendere una posizione circa l'andamento dei fatti, per poter controbattere (o attaccare) con la giusta precisione.

Dal punto di vista penalistico, ravvisare una truffa non è semplice.
La truffa è il reato che viene commesso da chi, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno (art. 640 del c.p.).
Bisogna chiedersi se il rifiuto della consegna del veicolo possa configurarsi come un doloso "artifizio" o "raggiro" ai sensi dell'art. 640 c.p.
Secondo una parte della giurisprudenza "Integra gli estremi della truffa contrattuale la condotta di chi pone in essere artifizi o raggiri consistenti nel tacere o nel dissimulare fatti o circostanze tali che, dove conosciuti, avrebbero indotto l’altro contraente ad astenersi dal concludere il contratto di compravendita di un immobile" (Cass. pen., sez. II, 14.7.2014, n. 30886); "gli artifizi o i raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa contrattuale possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato su alcune circostanze da parte di chi abbia il dovere di farle conoscere, indipendentemente dal fatto che dette circostanze siano conoscibili dalla controparte con ordinaria diligenza" (Cass. pen., sez. II, 14.10.2009, n. 41717).
Nel caso di specie appare complesso ravvisare un raggiro - ai sensi della norma penale - nel comportamento del noleggiatore, a meno di poter provare che lo stesso, in collusione o meno con il broker, abbia indotto il cliente a pagare il noleggio per poi rifiutarlo per motivi banali o pretestuosi.
La questione va certamente approfondita da un avvocato penalista: si sconsiglia di presentare una denuncia querela per truffa senza il previo parere di un legale, che predisponga il testo in modo da scongiurare l'ipotesi di calunnia (reato che commette chi incolpa di un reato taluno che egli sa innocente ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, art. 368 del c.p.).

Testi per approfondire questo articolo