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Articolo 1381

Codice Civile

Promessa dell'obbligazione o del fatto del terzo

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Dispositivo dell'art. 1381 Codice Civile

Colui che ha promesso l'obbligazione o il fatto (1) di un terzo (2) è tenuto a indennizzare (3) l'altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso (4).

Note

(1) Il fatto del terzo fa riferimento ad un ventaglio di possibilità quali, ad esempio, la stipula di un contratto o anche un mero comportamento materiale.

(2) Terzo è colui che è estraneo alla promessa nel senso che non vi ha preso parte, poichè l'accordo intercorre tra altre parti.

(3) Con l'indennizzo il destinatario della promessa deve conseguire quanto non ha ottenuto dal promissario. E' escluso, invece, che il promittente sia tenuto personalmente alla prestazione del terzo.

(4) Se, invece, il terzo assume l'obbligazione del promittente ma poi non adempie, la responsabilità grava solo in capo a questi.


Ratio Legis

La norma è volta a contemperare due esigenze: quella del terzo, che è estraneo alla promessa e non può essere costretto a tenervi fede e quella del soggetto cui la promessa è rivolta, che vi ha confidato e che, quindi, deve essere indennizzato se non ottiene la prestazione.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 16305/2009

La promessa, da parte del venditore di quote sociali, delle dimissioni volontarie di un dipen­dente della società, qualora comporti le dimissio­ni nel periodo compreso tra la richiesta delle pub­blicazioni di matrimonio e il decorso di un anno dalla celebrazione dello stesso, si configura come promessa del fatto del terzo nulla per contrarietà a norme imperative poste a tutela della donna in osservanza dei principi costituzionali (art. 37 Cost.), atteso che l'art. 1 della L. 9 gennaio 1963, n. 7 (ora art. 35 del D.L.vo 11 aprile 2006, n. 198) prevede la nullità sia del licenziamento che delle dimissioni volontarie nel periodo di riferimento; né vale ad escludere la nullità la previsione della possibilità di conferma delle dimissioni da parte della lavoratrice all'ufficio del lavoro (quarto comma dell'art. 1 suddetto), in quanto quest'ulti­ma disposizione è volta ad evitare che un divieto posto a tutela della lavoratrice si traduca in un danno per la stessa, e non attribuisce, pertanto, alcuna aspettativa a favore del datore di lavoro o di terzi. Ne consegue la non indennizzabilità, ai sensi dell'art. 1381 c.c., del promissario per la mancata verificazione del fatto del terzo. (Nella specie, alle dimissioni non era seguita la con­ferma e le stesse erano state dichiarate nulle dal giudice del lavoro).

Cass. n. 19472/2003

In tema di promessa del fatto del terzo, ai sensi dell'art. 1381 c.c., le conseguenze derivanti dal mancato compimento del fatto promesso, per il rifiuto del terzo di obbligarsi o di tenere il comportamento oggetto delle promessa, devono essere graduate sulla base della condotta in con­creto mantenuta dal promittente, nel senso che questi è tenuto al mero indennizzo nel caso in cui sia stato diligente nell'attivarsi presso il terzo onde soddisfare l'interesse del promissario ed è obbligato, invece, a risarcire i danni secondo le generali regole risarcitorie allorquando siano rav­visabili colpa o negligenza e il promissario dia la prova degli effettivi danni subiti in conseguenza dell'inadempimento. (Nella specie, relativa ad accordo sindacale con cui un'azienda si era ob­bligata nei confronti di un lavoratore licenziato a ricollocarlo presso altre aziende del medesimo gruppo industriale, la sentenza di merito, confermata dalla S.C. in base all'enunciato principio, aveva ritenuto la configurabilità di un indennizzo, e non di un risarcimento, a seguito della mancata assunzione del lavoratore da parte di aziende terze).

Cass. n. 16225/2003

Nella promessa dell'obbligazione o del fatto del terzo, disciplinata dall'art. 1381 c.c., l'obbligo assunto dal promittente verso il promissario con­siste nell'adoperarsi affinché il terzo si obblighi a fare, ovvero faccia, ció che il promettente medesi­mo ha promesso alla propria controparte, sicché il rifiuto del terzo non libera il primo, il quale è tenuto a indennizzare il promissorio, mentre la fideiussione assolve alla funzione di garantire un obbligo altrui già (pre)esistente, secondo lo schema previsto dall'art. 1936 c.c., affiancando al primo un secondo debitore di pari o diverso gra­do.

Cass. n. 5347/1998

L'impossibilità sopravvenuta, in quanto cau­sa di estinzione delle obbligazioni avente portata generale, esplica la sua efficacia estintiva anche in relazione alla promessa del fatto del terzo. (Nella specie, una persona fisica si era impegnata a far assumere, con una determinata retribuzione, un lavoratore da una società edile per lo svolgimento dei lavori alla medesima appaltati per la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Ca­stro, ma, sopravvenuta l'interruzione dei lavori a seguito del referendum sulle centrali nucleari, detto lavoratore era stato posto in cassa integra­zione come le altre maestranze; la S.C. ha confer­mato sul punto la sentenza impugnata, che aveva escluso l'obbligo di detta persona fisica di corri­spondere in proprio la retribuzione prevista).

Cass. n. 13120/1997

Se le parti, secondo l'accertamento del giu­dice di merito, hanno convenuto un'indennità ? che prescinde pertanto dall'inadempimento della parte all'obbligo assunto ? nel caso il terzo non compia il fatto promesso da una di esse, non è applicabile l'art. 1384 c.c., norma eccezionale di deroga all'autonomia delle parti (art. 1322 c.c.), e perciò il giudice non può ridurre la somma prede­terminata.

Cass. n. 8614/1997

In tema di promessa del fatto del terzo, l'art. 1381 c.c. prevede, quale conseguenza della mancata assunzione, da parte del terzo, dell'ob­bligazione o del mancato compimento del fatto promesso, il pagamento di un indennizzo, che è cosa ben diversa dal risarcimento del danno il quale ricorre allorché il promittente non assolva al proprio compito e cioè non si adoperi con la dovuta diligenza presso il terzo, violando così i propri doveri di correttezza e buona fede, nel qual caso il promissario può ben avvalersi dei rimedi predisposti contro l'inadempimento e richiedere, in presenza del necessario nesso di causalità, il risarcimento del danno. Se invece il promittente abbia assolto diligentemente al suo obbligo di attivazione, ma, nonostante ciò, il terzo abbia ri­fiutato la prestazione o l'assunzione dell'obbliga­zione, si verifica, per l'appunto, quella situazione in presenza della quale l'art. 1381 c.c. riconosce al promissario l'indennità a carico del promittente, indipendentemente da ogni valutazione sul comportamento di quest'ultimo.

Cass. n. 8522/1996

La diversità tra l'ordinario risarcimento del danno e l'indennizzo contemplato dall'art. 1381 codice civile consiste, anche sotto il profilo proces­suale, nel fatto che, a differenza del risarcimento del danno, che tende a ricostruire la situazione patrimoniale del danneggiato lesa dal comporta­mento illegittima del danneggiante, l'indennizzo è rivolto a compensare la lesione di interessi al­trui, conseguente, di norma, al legittimo esercizio di un diritto. Pertanto, è inammissibile, per diver­sità della causa petendi, la richiesta avanzata per la prima volta in grado di appello dell'indennizzo previsto dall'art. 1381 codice civile, per il mancato rispetto della promessa di obbligazione o di fatto del terzo, ove in primo grado sia stato richiesto il risarcimento del danno.

Cass. n. 12973/1995

Con la promessa del fatto del terzo, il promittente assume una prima obbligazione di facere, consistente nell'adoperarsi affinché il terzo tenga il comportamento promesso, onde soddisfare l'interesse del promissario, ed una seconda obbligazione di dare, cioè di corrispon­dere l'indennizzo nel caso in cui, nonostante si sia adoperato, il terzo si rifiuti di impegnarsi. Ne consegue che, qualora l'obbligazione di facere non venga adempiuta e l'inesecuzione sia imputabile al promittente, ovvero venga eseguita in violazio­ne dei doveri di correttezza e buona fede, il pro­missario avrà a disposizione gli ordinari rimedi contro l'inadempimento, quali la risoluzione del contratto, l'eccezione di inadempimento, l'azione di adempimento e, qualora sussista il nesso di causalità tra inadempimento ed evento dannoso, il risarcimento del danno; qualora, invece, il promittente abbia adempiuto a tale obbligazione di facere e, ciononostante, il promissario non otten­ga il risultato sperato a causa del rifiuto del terzo, diverrà attuale l'altra obbligazione di «dare, in virtù della quale il promittente sarà tenuto a corrispondere l'indennizzo.

Cass. n. 12507/1993

In tema di vendita di immobili destinati ad abitazione, l'obbligo del venditore di fare ottenere al compratore il certificato di abitabilità, avendo ad oggetto il fatto del terzo (autorità comunale) ed inquadrandosi quindi nella previsione dell'art. 1381 c.c. è un obbligo incoercibile, sicché il vendi­tore, in caso di inadempimento, può bensì essere tenuto ad indennizzare il compratore, ma non può essere condannato all'adempimento dell'im­pegno assunto.

Cass. n. 5216/1993

Quando l'inserimento della promessa del fatto del terzo è operato nel contesto di un con­tratto a prestazioni corrispettive, con effetti inte­grativi dell'obbligazione gravante su uno dei con­traenti a vantaggio dell'altro, sì da condizionare la funzionalità del contratto stesso, l'autonomia dei due negozi viene meno. Ma poiché il terzo è libero di compiere il fatto promesso, il mancato adempimento di lui è inadempimento del promit­tente, per la colpa che questi ha di aver assunto un impegno da adempiersi dal terzo, senza es­sere sicuro che questi avrebbe adempiuto. (Nella specie, il fatto del terzo promesso consisteva nella cessione di un credito di un terzo verso un altro soggetto).

Cass. n. 6984/1991

Nella promessa dell'obbligazione o del fatto del terzo, disciplinata dall'ars. 1381 c.c., l'obbligo assunto dal promittente verso il promissario è quello di adoperarsi perché il terzo si obblighi a fare o faccia ciò che il promittente medesimo ha promesso alla propria controparte, ed il rifiuto del terzo di assumere l'obbligazione o di compiere il fatto oggetto della promessa (i quali debbono avere specificità e concretezza di contenuto) non libera il promittente, il quale è tenuto ad indennizzare il promissario. Tale indennizzo per l'inadempimento dell'obbligazione del pro­mittente — la quale, in difetto di determinazione di termine, è immediatamente esigibile ai sensi dell'art. 1183, primo comma, c.c. — differisce dal­l'ordinario risarcimento del danno e pertanto la sua liquidazione, attesa anche la mancata deter­minazione di appositi criteri, non può che essere equitativa.

Cass. n. 2965/1990

La promessa dell'obbligazione o del fat­to del terzo, contemplata dall'art. 1381 c.c., è configurabile quando il terzo non sia già giuri­dicamente vincolato ad assumere l'obbligo od a tenere il comportamento oggetto della promessa. Pertanto, nel caso di promessa dell'adempimento del terzo ad una sua pregressa obbligazione, deve negarsi l'inquadrabilità dell'atto nella previsione della citata norma (e quindi negarsi la sua idonei­tà a produrre il debito indennitario contemplato dalla norma medesima), restando ravvisabile una fideiussione, se la promessa medesima assuma i connotati della garanzia dell'adempimento altrui, ovvero, in difetto, una mera interposizione ami­chevole di buoni uffici, priva di effetti per il pro­mittente (salvo espresso patto).

Cass. n. 1081/1982

La promessa dell'obbligazione o del fatto del terzo, cui si riferisce l'art. 1386 (Recte: 1381 - N.d.R.) c.c., consiste nell'assunzione dell'impe­gno di adoperarsi affinché il terzo, non tenuto da precedenti vincoli nei confronti del soggetto cui tale promessa è fatta, assuma verso costui un'ob­bligazione o, addirittura, esegua a favore del medesimo una determinata prestazione; pertanto, nel caso in cui taluno promette che altri adempia ad un'obbligazione che questi ha già validamente assunto, è configurabile non una promessa ai sen­si della norma suddetta bensì una fideiussione.

Cass. n. 1666/1975

La promessa del fatto del terzo non deve essere necessariamente assunta mediante una dichiarazione espressa di volontà, ma è, tuttavia, indispensabile che l'impegno del promittente di ottenere dal terzo l'assunzione di una determina­ta obbligazione risulti in modo certo ed univoco dal contenuto del negozio.

Cass. n. 1836/1974

In tema di promessa del fatto di un terzo l'impegno del promittente si esaurisce nell'indurre il terzo ad obbligarsi o compiere il fatto promesso. In caso di rifiuto del terzo può, nei confronti del promittente, emettersi condanna al pagamento di un indennizzo, ma non una pronunzia di adempi­mento specifico o di risoluzione del contratto che il terzo abbia ricusato di stipulare o di eseguire.

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Quesito n. 3958/2011 giovedì 26 maggio 2011

Francesco chiede

Perchè, in questo caso, può parlarsi "solamente" di indennizzo e non di risarcimento danni?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 3958/2011 [risposta gratuita]

Secondo la prevalente dottrina, la fattispecie di cui all'art. 1381 del c.c. consisterebbe in un contratto di (prestazione di) garanzia, in cui il mancato comportamento del terzo sarebbe condizione dell'obbligazione del garante: con la promessa, dunque, il promittente sopporterebbe il rischio del rifiuto del terzo. Al fine di contrapporre l'indennizzo di cui all'art. 1381 c.c. dal risarcimento del danno, la giurisprudenza ha affermato che, qualora il promittente abbia adempiuto la sua obbligazione di facere e, ciononostante il promissario non ottenga il risultato sperato a causa del rifiuto del terzo, il promissario stesso resta garantito dall'obbligo del promittente di corrispondergli l'indennizzo. Qualora, invece, l'obbligazione di facere non venga adempiuta, e l'inesecuzione sia imputabile al promittente, o venga eseguita in violazione dei dovere di buona fede o correttezza, il promissario avrà a disposizione gli ordinari rimedi contro l'inadempimento, e potrà richiedere, in presenza del necessario nesso di causalità, il risarcimento del danno.