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Articolo 394

Codice di Procedura Civile

Procedimento in sede di rinvio

Dispositivo dell'art. 394 Codice di Procedura Civile

In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la Corte ha rinviato la causa. In ogni caso deve essere prodotta copia autentica della sentenza di cassazione. Le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata (1). Nel giudizio di rinvio può deferirsi il giuramento decisorio, ma le parti non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la necessità delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza di cassazione (2).

Note

(1) Ciò significa che le parti non possono ampliare il thema decidendum e che esse sono soggette alle preclusioni e decadenze già verificatesi nel giudizio in cui è stata adottata la sentenza cassata.

(2) Il divieto di nuove conclusioni è sottoposto ad alcuni limiti oltre quelli espressamente previsti dalla norma: innanzitutto si ritiene sempre possibile far valere lo ius superveniens (ad es. una nuova legge, una dichiarazione di illegittimità costituzionale etc.); inoltre, si ritiene possibile dedurre nuovi fatti verificatisi in un momento successivo a quello utile per la loro deduzione. Quanto al divieto di nuove conclusioni istruttorie oltre all'eccezione del giuramento decisorio, la giurisprudenza ritiene possibile per il giudice disporre una consulenza tecnica [v. 191] un'ispezione [v. 118] ovvero un interrogatorio libero [v. 116], mentre alle parti è consentito produrre nuovi documenti che non si siano potuti produrre prima per causa di forza maggiore.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 5535/2014

Il giudice di rinvio non può procedere ad unica, globale, liquidazione per le spese di giudizio di cassazione e le spese del giudizio di rinvio, ma deve procedere a liquidazione distinta per ciascuno di tali giudizi, in modo da consentire alla parte interessata di verificare se, per ognuno di essi, siano stati rispettati i limiti delle relative tariffe.

Cass. n. 900/2014

La configurazione del giudizio di rinvio quale giudizio ad istruzione sostanzialmente chiusa, in cui è preclusa la formulazione di nuove conclusioni e quindi la proposizione di nuove domande o eccezioni e la richiesta di nuove prove, salvo che la necessità di nuove conclusioni sorga dalla stessa sentenza di cassazione, non osta all'esercizio, in sede di rinvio, dei poteri istruttori esercitabili d'ufficio dal giudice del lavoro anche in appello (art. 437 cod. proc. civ.), limitatamente ai fatti già allegati dalle parti, o comunque acquisiti al processo ritualmente, nella fase processuale antecedente al giudizio di cassazione, in quanto i limiti all'ammissione delle prove concernono l'attività delle parti e non si estendono ai poteri del giudice, ed in particolare a quelli esercitabili di ufficio.

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Testi per approfondire questo articolo

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    Categorie: Appello, Cassazione

    Il cd. principio di consumazione dell'impugnazione non ha mai costituito oggetto di un lavoro monografico, nonostante il suo notevole impatto pratico. Sul piano positivo, la consumazione consegue esclusivamente alla dichiarazione d'inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Nella dominante interpretazione, tuttavia, essa ha conosciuto una diffusione che va ben oltre la formulazione letterale delle norme che la prevedono, assurgendo, per l'appunto, a vero e proprio... (continua)