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Articolo 361

Codice di Procedura Civile

Riserva facoltativa di ricorso contro sentenze non definitive

Dispositivo dell'art. 361 Codice di Procedura Civile

Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l'intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa (1) (2) (3).
Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma, il ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio o con quello che venga proposto, dalla stessa o da altra parte, contro altra sentenza successiva che non definisca il giudizio.
La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso (4).

Note

(1) Comma così modificato con d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.

(2) In accordo con la riforma del terzo comma dell'art. 360 del c.p.c., l'articolo in esame è stato modificato nel senso di escludere la riserva facoltativa di ricorso per le sentenze non definitive ex n. 4 dell'art. 279 del c.p.c.. E', invece, ancora possibile la riserva per le sentenze sull'an debeatur previste dall'art. 278 del c.p.c. nonché per le c.d. sentenze parziali, contemplate dagli artt. 377, terzo comma, e 379, n. 5. Secondo parte della dottrina le sentenze parziali dovrebbero essere immediatamente impugnate, in quanto esauriscono in via definitiva una o più domande introdotte nel giudizio.

(3) Affinché la riserva possa ritenersi rituale, essa deve essere formulata chiaramente, alternativamente con dichiarazione orale da inserirsi a verbale in udienza o con dichiarazione scritta da allegarsi al verbale. qualora la riserva non venga esplcitata o venga formulata in maniera irrituale, la parte decadrà dalla sola facoltà di impugnazione differita delle sentenze previste dal primo comma dell'art. 361 e non anche dal potere di impugnare immediatamente in via ordinaria.

(4) La norma sancita dall'ultima comma risponde all'evidenza al principio dell'economia dei giudizi: difatti, è opportuno che nel caso in cui contro la stessa sentenza altri abbiano esperito subito il mezzo di impugnazione, anche colui che potrebbe formulare (o abbia già formulato) la riserva debba proporre tempestivamente impugnazione incidentale nel medesimo procedimento.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 23363/2012

Il ricorso per cassazione proposto sia contro la sentenza definitiva, pubblicata in data successiva al 2 marzo 2006, che contro la sentenza non definitiva, pubblicata anteriormente a tale data, in virtù della riserva di gravame di cui all'art. 361 c.p.c., formulata in precedenza, va considerato soggetto alle modifiche in materia di processo di cassazione introdotte dal d.l.vo 2 febbraio 2006, n. 40, ai sensi dell'art. 27, secondo comma, del citato d.l.vo n. 40, dovendosi in tale ipotesi intendere la sentenza non definitiva pronunciata nella stessa data di quella definitiva, come parte della statuizione dell'intera controversia.

Cass. n. 16734/2011

Nel caso di giudizio nel quale si trovino cumulate più domande fra le stesse parti, anche connesse soltanto soggettivamente, la sentenza che, con riguardo a taluna o talune delle domande, abbia deciso solo alcune questioni senza definire il giudizio, e che invece, con riguardo ad altre domande, abbia contemporaneamente definito il giudizio, è soggetta esclusivamente al regime di impugnazione per cassazione di cui all'art. 361 c.p.c., restandone escluso l'assoggettamento al regime di impugnazione per cassazione necessariamente differita, previsto dall'art. 360, terzo comma, c.p.c., per la decisione soltanto su questioni. Ne consegue che la sentenza è alternativamente impugnabile immediatamente, ovvero suscettibile di riserva di impugnazione da ciascuna delle parti interessate, con riferimento a tutte le statuizioni e, quindi, anche a quelle che altrimenti sarebbero state soggette al regime dell'art. 360, terzo comma, c.p.c..

Cass. n. 8396/2009

A seguito della riserva di ricorso per cassazione differito avverso sentenza d'appello non definitiva, l'impugnazione della sentenza pronunziata in sede di revocazione non rende attuale l'onere di proporre contestualmente anche l'impugnazione riservata, perché la "sentenza che definisce il giudizio" e "la sentenza successiva che non definisca il giudizio", che, ai sensi dell'art. 361, comma secondo, prima e seconda ipotesi, c.p.c., implicano l'insorgere di detto onere, sono unicamente quelle che esauriscono il processo "principale" ovvero, senza esaurirlo, hanno ad oggetto altra parte dello stesso processo.

Cass. n. 25837/2007

Posto che, al fine di stabilire se un provvedimento abbia natura di sentenza o di ordinanza, è decisiva non già la forma adottata ma il suo contenuto (cosiddetto principio della prevalenza della sostanza sulla forma), al provvedimento del giudice, il quale — nel delibare come rilevante e non manifestamente infondata, ai sensi dell'art. 23 della legge n. 87 del 1953, la questione di legittimità costituzionale della norma che è tenuto ad applicare, rimettendo gli atti alla Corte costituzionale, con sospensione del giudizio in corso — affermi, altresì, la propria giurisdizione nella materia controversa, va riconosciuta, per questa parte, natura non già di ordinanza (priva di carattere decisorio e, dunque, non impugnabile, qual è appunto quella con cui viene proposto l'incidente di costituzionalità), bensì di sentenza non definitiva ai sensi dell'art. 279, comma secondo, n. 4, c.p.c., con l'ulteriore conseguenza che, a norma dell'art. 361 c.p.c., avverso la stessa va fatta riserva di ricorso per cassazione o deve essere proposto ricorso immediato, determinandosi, in difetto, il passaggio in giudicato della decisione, senza che rilevi in contrario che, nella sentenza definitiva, lo stesso giudice abbia poi ribadito la propria giurisdizione.

Cass. n. 13006/2006

Qualora contro una sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 279, secondo comma n. 4 c.p.c. sia stata fatta la riserva di cui all'art. 361, primo comma, c.p.c., il ricorso per cassazione si propone unitamente a quello avente ad oggetto la sentenza che definisce il giudizio, anche se sia decorso il termine ordinario per la proposizione dell'impugnazione.

Cass. n. 13679/2004

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza non definitiva d'appello, unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, senza che sia stata proposta tempestiva riserva di impugnazione.

In ipotesi di ricorso per cassazione congiuntamente avverso la sentenza definitiva e quella non definitiva, la Corte di Cassazione, ove rilevi — attraverso l'esame degli atti — la mancanza di una valida dichiarazione di riserva facoltativa di ricorso avverso la sentenza non definitiva e il mancato deposito di copia autentica della sentenza definitiva, deve, stante la autonomia delle due impugnazioni, dichiarare l'inammissibilità del ricorso contro la sentenza non definitiva e l'improcedibilità del ricorso avverso la sentenza definitiva.

Cass. n. 10946/2004

Al fine di stabilire se un provvedimento abbia natura di ordinanza o di sentenza, e sia quindi soggetto o meno ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze, occorre aver riguardo, non già alla sua forma esteriore ed alla qualificazione attribuitagli dal giudice che lo ha emesso, ma agli effetti giuridici che esso è destinato a produrre. Pertanto, siccome il provvedimento — impropriamente qualificato ordinanza — con cui il giudice monocratico affermi la propria giurisdizione ha natura di sentenza non definitiva, deve ritenersi preclusa, in mancanza di riserva di impugnazione, la riproposizione della questione di giurisdizione attraverso l'impugnazione della sentenza definitiva.

Cass. n. 6951/2004

In tema di impugnazioni civili ed in ipotesi di sentenza non definitiva pronunciata ai sensi dell'art. 279, secondo comma, n. 4, c.p.c., l'effetto riconducibile all'omessa riserva di impugnazione nel termine fissato dall'art. 361 c.p.c. non è quello della decadenza del soccombente dal potere di impugnare la sentenza, ma quello più limitato della preclusione circa la facoltà di esercizio dell'impugnazione differita. Ne consegue che la sentenza non definitiva può essere correttamente impugnata entro gli ordinari termini di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c.

Cass. n. 6701/2004

Nel caso di soccombenza parziale di entrambe le parti, derivante da sentenza di appello non definitiva, la riserva di ricorso per cassazione di un soccombente giova, ai sensi dell'art. 361, primo comma, c.p.c., anche all'altro, che non intenda proporre impugnazione immediata.

Cass. n. 9387/2003

L'impugnazione immediata di una sentenza non definitiva di cui la parte si sia riservata l'impugnazione differita è inammissibile.

Cass. n. 4729/2002

L'art. 361 c.p.c., nel testo sostituito dall'art. 60 della legge 26 novembre 1990, n. 353, nel consentire il differimento del ricorso per cassazione avverso la sentenza non definitiva qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, ed in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa, non esclude, in mancanza di detta riserva, l'ammissibilità del ricorso immediato avverso la predetta sentenza.

Cass. n. 1916/1997

L'impugnazione immediata di una sentenza non definitiva, di cui la parte si sia riservata, ai sensi dell'art. 361 c.p.c., l'impugnazione differita, è inammissibile, ma non preclude, dopo la sentenza definitiva, l'esercizio del potere di impugnare anche quella non definitiva.

Cass. n. 1999/1993

Dopo la riserva di ricorso per cassazione differito avverso sentenza d'appello non definitiva, l'impugnazione della sentenza — definitiva o non definitiva — pronunziata in sede di revocazione non rende attuale l'onere di proporre contestualmente anche l'impugnazione riservata, perché la «sentenza che definisce il giudizio» la quale, ai sensi dell'art. 361 secondo comma c.p.c. implica l'insorgere di detto onere, è unicamente quella che esaurisce il processo «principale».

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