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Articolo 306

Codice di Procedura Civile

Rinuncia agli atti del giudizio

Dispositivo dell'art. 306 Codice di Procedura Civile

Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio quando questa è accettata dalle parti costituite [165, 166 c.p.c.] che potrebbero aver interesse alla prosecuzione (1). L'accettazione non è efficace se contiene riserve o condizioni.
Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle parti o da loro procuratori speciali [84 c.p.c.], verbalmente all'udienza o con atti sottoscritti e notificati alle altre parti (2).
Il giudice, se la rinuncia e l'accettazione sono regolari, dichiara l'estinzione del processo (3).
Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo tra loro. La liquidazione delle spese è fatta dal giudice istruttore con ordinanza non impugnabile [177 c.p.c.].

Note

(1) La rinunzia agli atti del giudizio comporta l'estinzione del processo se è accettata da tutte le parti interessate alla sua prosecuzione in quanto l'accoglimento delle loro richieste potrebbe procurare loro un'utilità maggiore da quella che riceverebbero dalla semplice chiusura del processo.
Si ritiene che non siano interessate al giudizio: le parti contumaci; le parti costituite che si siano difese in modo tale da dimostrare di non desiderare una pronuncia nel merito (ad esempio, perché hanno sollevato solo eccezioni processuali).
(2) La rinuncia agli atti va effettuata dalla parte attrice personalmente o tramite procuratore speciale: anche il sostituto processuale può rinunciare al giudizio.
In caso di litisconsorzio necessario, i litisconsorti devono rinunciare tutti, altrimenti l'atto compiuto da un singolo soggetto risulterà irrilevante; in ipotesi di litisconsorzio facoltativo, il processo proseguirà per coloro che non hanno rinunciato, mentre saranno estromessi i soggetti che hanno effettuato la rinuncia.
(3) Il giudice dichiara l'estinzione del giudizio con ordinanza: si pronuncia con sentenza se sorgono contestazioni sulla validità della rinuncia o dell'accettazione.

Ratio Legis

La norma in esame è espressione del principio della libera disponibilità per le parti della tutela giurisdizionale. I soggetti, infatti, possono scegliere se adire o meno l'autorità giudiziaria per la tutela dei propri diritti, e allo stesso modo possono poi decidere di rinunciare ad esso (fanno eccezione i casi in cui sussista un'interesse superindividuale alla prosecuzione del processo, che sono tutelati attraverso l'iniziativa del pubblico ministero).

Brocardi

Re adhuc integra

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 149/2014

La dichiarazione congiunta di "cessata materia del contendere per intervenuta transazione" Ŕ inidonea ad integrare sia la rinuncia agli atti del giudizio, sia la manifestazione di cessazione della materia del contendere, quando provenga da difensori privi della procura speciale conferente il potere di rinunciare agli atti del giudizio e di accettare la rinuncia.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 306 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

24/02/2016 Emilia-Romagna
Aldo T. chiede
Buongiorno, sono in causa insieme ad altri condomini, da oltre 10 anni, per ottenere il risarcimento di opere malfatte, contro l'impresa edificatrice della palazzina in cui risiedo. Ognuno di noi proprietari ha firmato un mandato personale al nostro avvocato, quindi non agiamo come condominio, ma da privati. Abbiamo tentato di attivare una transazione, ma, per diversi motivi, tra cui le pretese di uno dei condomini ricorrenti che rivendica la maggior parte della cifra della eventuale transazione, non si riesce a trovare un accordo. Finora il giudice ha sempre rinviato l'esame della questione in attesa della possibile transazione, ma ora ha stabilito una data ultimativa, il prossimo 8 marzo. Vorrei sapere se esiste la possibilità per me e mia moglie, stressati e sfiniti da questa interminabile vicenda, come privati ricorrenti, di ritirarci, di uscire dalla causa senza più dare né pretendere nulla e quali sono i passi da mettere in pratica per attuare questa nostra intenzione. Grazie, Cordiali saluti.
Consulenza legale i 01/03/2016
Il codice di procedura civile all’art. 306 disciplina l’istituto della rinunzia agli atti del giudizio, il quale prevede la facoltà della parte attrice di rinunciare al giudizio senza che ciò comporti rinuncia all’azione. La cosa fa una certa differenza, perché non implica la disposizione del diritto sostanziale sottostante, per cui la domanda può essere successivamente riproposta.

La rinuncia agli atti consiste nell’espressa dichiarazione di volontà, effettuata personalmente dall’attore o a mezzo di procuratore speciale, di voler porre fine al processo; deve essere accettata da tutte le parti costituite che abbiano interesse alla prosecuzione del giudizio e ciò comporta l'estinzione del processo. Si precisa, altresì, che la rinuncia non possa esplicare alcun effetto nel caso in cui contenga condizioni o riserve. Il giudice deve verificare la regolarità dell’atto di rinuncia e della relativa accettazione e può poi dichiarare con ordinanza l’estinzione del processo. La norma in analisi prevede all’ultimo comma che la parte rinunciante debba rimborsare alle altri parti le spese di lite, salvo che le stesse non raggiungano un diverso accordo. Le spese vengono liquidate dal giudice con ordinanza non impugnabile.

In relazione al quesito proposto, i condomini che non hanno più interesse a proseguire la causa possono dunque esercitare la facoltà espressamente riconosciuta all’art. 306 c.p.c. abbandonando la causa, con la contropartita, però, dell’obbligo di rimborso delle spese di lite alle altre parti. Ciò detto vale solo in linea di massima, perché, come detto più sopra, la legge lascia alle parti ampia possibilità di accordarsi diversamente sul punto.

Quando il processo è a più parti, come può esserlo proprio nel caso di più condomini che agiscono in giudizio, occorre indagare se si debba considerare o meno la sussistenza del cosiddetto "litisconsorzio necessario" ai fini dell’esercizio della rinuncia agli atti. Difatti, in caso di litisconsorzio necessario, i litisconsorti devono rinunciare tutti, altrimenti l'atto compiuto da un singolo soggetto risulterà irrilevante; diversamente, in ipotesi di litisconsorzio facoltativo, il processo proseguirà per coloro che non hanno rinunciato, mentre saranno estromessi i soggetti che hanno effettuato la rinuncia.

Sul punto merita di essere menzionata una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 25454 del 13 novembre 2013 che ha enunciato il principio che segue: “le azioni a tutela della proprietà e del godimento della cosa comune possono essere promosse anche soltanto da uno dei comproprietari, senza che si renda necessaria l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri condomini, quando l’attore non chieda che sia accertata con efficacia di giudicato la posizione degli altri comproprietari e il convenuto in rivendica opponga un diniego volto soltanto a resistere alla domanda, senza svolgere domanda riconvenzionale e, quindi, senza mettere in discussione, con finalità di ampliare il tema del decidere e di ottenere una pronuncia avente efficacia di giudicato, la comproprietà degli altri soggetti”. Anche se si occupa di azioni a difesa della proprietà e del godimento della cosa comune, la pronuncia è assai utile, perché, se il litisconsorzio necessario è da escludersi in tali ipotesi, certamente, a maggior ragione, non può essere considerato sussistente nei casi di inadempimento contrattuale, che è il caso che qui interessa.

Trattandosi di un’azione inerente obbligazioni, il riferimento normativo è nell'art. 1306 c.c., secondo cui “la sentenza pronunziata tra il creditore e uno dei debitori in solido, o tra il debitore e uno dei creditori in solido, non ha effetto contro gli altri debitori o contro gli altri creditori”.

Se, dunque, solo alcuni condomini hanno agito in giudizio senza avere la pretesa che venga accertata anche la situazione degli altri comproprietari, parte di coloro che hanno agito potranno tranquillamente rinunciare agli atti del giudizio, potendo quest’ultimo continuare tra coloro che hanno interesse alla prosecuzione dello stesso.