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Articolo 195

Codice di Procedura Civile

Processo verbale e relazione

Dispositivo dell'art. 195 Codice di Procedura Civile

Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con l'intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il consulente rediga relazione scritta (1).
Se le indagini sono compiute senza l'intervento del giudice, il consulente deve farne relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti.
La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all'udienza di cui all'articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse (2)(3).

Note

(1) Sebbene si comprenda come il legislatore abbia inteso privilegiare il principio dell'oralità anche nell'ambito della consulenza tecnica, lo svolgimento delle indagini direttamente alla presenza del giudice istruttore, con redazione da parte del cancelliere del relativo processo verbale, costituisce una ipotesi del tutto residuale nella prassi.
La riforma del 2009 ha preso atto di tale consuetudine disciplinando in maniera più dettagliata il deposito della relazione peritale scritta (si sottolinea che questo documento, a differenza del verbale d'udienza, non è un atto pubblico e non fa pertanto pubblica fede).
Viene stabilito un doppio termine: il primo è quello entro cui il c.t.u. deve depositare la relazione in cancelleria; il secondo è, invece, quello entro il quale le parti possono depositare le rispettive osservazioni alle risultanze peritali.
In ogni caso le parti possono presentare le proprie osservazioni nel corso dell'intera indagine: secondo la giurisprudenza, il mancato inserimento nella relazione delle osservazioni delle parti non comporta la nullità della consulenza, essendo sufficiente che il c.t.u. ne abbia tenuto conto nella redazione del proprio atto.
(2) Il termine per il deposito della relazione è ritenuto ordinatorio: il deposito oltre tale termine non comporta la nullità della consulenza, ma può, al più, giustificare una legittima richiesta di sostituzione del c.t.u., al quale è possibile anche chiedere il risarcimento del danno (oltre alla responsabilità penale che possa eventualmente essere riscontrata).
(3) Comma così sostituito dalla l. 18 giugno 2009, n. 69, con decorrenza dal 4 luglio 2009.
Il comma previgente recitava: "La relazione deve essere depositata in cancelleria nel termine che il giudice fissa".

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 5897/2011

In tema di consulenza tecnica di ufficio, nel regime precedente la modifica dell'art. 195 c.p.c. ad opera della legge 18 giugno 2009, n. 69, nessuna norma del codice di rito impone al c.t.u. di fornire ai consulenti di parte una "bozza" della propria relazione, in quanto, al contrario, le parti possono legittimamente formulare critiche solo dopo il deposito della relazione da parte del consulente tecnico d'ufficio, atteso che il diritto di esse ad intervenire alle operazioni tecniche anche a mezzo dei propri consulenti deve essere inteso non come diritto a partecipare alla stesura della relazione medesima, che è atto riservato al consulente d'ufficio, ma soltanto all'accertamento materiale dei dati da elaborare. Ne deriva che non è affetta da nullità - ma da mera irregolarità, che resta irrilevante ove non tradottasi in nocumento del diritto di difesa - la consulenza tecnica d'ufficio, qualora il consulente, pur disattendendo le prescrizioni del provvedimento di conferimento dell'incarico peritale, abbia omesso di mettere la sua relazione a disposizione delle parti per eventuali osservazioni scritte, da consegnargli prima del deposito della relazione stessa.

Cass. n. 3680/1999

Non dà luogo a nullità della consulenza tecnica l'omessa verbalizzazione delle operazioni compiute senza l'intervento del giudice così come la mancata indicazione nella relazione delle operazioni compiute da consulenti nominati in un precedente grado di giudizio, delle osservazioni e delle istanze delle parti e dei loro consulenti, non essendo comminata alcuna nullità per violazione dell'art. 195 c.p.c.

Cass. n. 4637/1983

Non comporta nullità della consulenza tecnica l'espletamento della relazione in forma orale anziché scritta, in quanto l'art. 62 c.p.c. prevede espressamente tale relazione in udienza da parte del consulente tecnico in riferimento alle indagini a lui commesse.

Cass. n. 853/1979

Il termine stabilito per il deposito della relazione del consulente tecnico d'ufficio è ordinatorio, e non perentorio, ed è inoltre discrezionalmente prorogabile dal giudice, onde il tardivo deposito di essa non ne determina la nullità.

Cass. n. 241/1978

Nessuna norma fa obbligo al consulente tecnico d'ufficio di depositare in cancelleria i campioni sui quali abbia portato il suo esame, essendo il deposito previsto per la sola relazione.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 195 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Stefano N. chiede
venerdì 23/06/2017 - Campania
“Il sottoscritto desidera porre al vs pregiato Studio una consulenza legale al presente quesito relativo ad una causa di divisione ereditaria in cui sono coinvolto in qualità di erede.
Orbene arrivati a l 31/01/2016 data in cui il ctu trasmette copia della bozza della perizia definitiva e il Giudice diede 20 giorni di tempo per fare le osservazioni, ma purtroppo le osservazioni furono trasmesse anziché sulla pec, ma per posta normale ed il ctu disse che non aveva ricevuto le mie osservazioni , quindi a partire da quella data il sottoscritto ha elaborato una controperizia, allegando alla perizia in opposizione dei certificati importanti su cui è stata elaborata la controperizia in data 27/05/17 e le dovute conclusioni in data 30/09/17 con allegati altri certificati direttamente al giudice per posta elettronica, sufficiente prima dell’udienza che doveva avvenire il 11/10/2016. Visto l’arrivo di detti documenti, il giudice decise di rinviare l’udienza al 20/06/17. Siccome i certificati allegati alle mie controperizie erano a sfavore del Ctu che dimostrava di essere corrotto al massimo, il giudice nella udienza del 20/06/17 ha sollevato il problema inerente alla validità o meno e ha minacciato di togliere i certificati dalle perizie nonostante queste siano state trasmesse dall’avvocato tramite la propria posta elettronica e presenti nel fascicolo elettronico del processo in corso, ma se il suddetto processo che è cominciato prima del 2009, anno della riforma.
Il giudice deve seguire la procedura di prima della riforma? Il giudice ha la facoltà, a suo piacimento, di invalidare documenti presenti nel fascicolo ed ignorarli nell’elaborare la sentenza anche se sono arrivati nel fascicolo in forma elettronica arrivati prima dell’udienza, ma dopo aver depositato perizia definitiva contestata con una controperizia trasmessa dall’avvocato difensore ?
Per cui dopo tanta contestazione l’udienza è sta rinviata al 01/12/17 con un contradittorio con il ctu, il quale dovrà chiarire parecchi punti ignorati nella propria perizia di cui ne è responsabile, falsificando il vero valore della massa ereditaria non trascurando di farne menzione dell’esistenza di essi.
Distinti saluti.”
Consulenza legale i 30/06/2017

Il giudice quando affida l'incarico al consulente tecnico d'ufficio, gli indica anche una cornice temporale entro la quale deve svolgere le attività che gli vengono demandate.


Visto l'art. 195 c.p.c., il Giudice individua un termine entro il quale il c.t.u. deve depositare l'esito del suo lavoro, ovverosia la relazione tecnica.
Da tale termine decorre un'ulteriore scadenza, che nel suo caso era di 20 giorni, entro il quale le parti in causa devono far avere al c.t.u. le proprie osservazioni sulla relazione stessa.


Tali osservazioni possono essere inoltrate al c.t.u. con qualsiasi mezzo, l'art. 194 c.p.c. prevede infatti che le parti nel partecipare alle operazioni peritali "possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni ed istanze".


Tuttavia al fine di poter dimostrare l'avvenuta trasmissione delle osservazioni, è sempre meglio utilizzare mezzi che possano attestarne l'effettivo ricevimento (ad esempio tramite una lettera raccomandata oppure tramite pec, fax ecc.), così che il c.t.u. non potrà certo negare di averle ricevute.


Dopo la trasmissione delle osservazioni il c.t.u. ha un ulteriore termine, anteriore all'udienza, per depositare in cancelleria, nel fascicolo d'ufficio, la relazione, le osservazioni delle parti ed una valutazione sulle stesse.


Dunque è il c.t.u. che provvede al deposito delle osservazioni nel fascicolo d'ufficio e non la parte interessata.


Nel suo caso, non è stato osservato il termine per il deposito delle osservazioni fissato dal Giudice, che tuttavia sembrerebbe aver disposto una proroga.


Circa l'ammissibilità del deposito tardivo, si deve osservare anzitutto che i termini individuati dal Giudice in base all'art. 195 c.p.c sono stati ritenuti dalla giurisprudenza (Cass. n° 8406/2014) sempre termini ordinatori, il che vale a dire che la loro violazione non comporta alcuna decadenza per la parte, il termine può essere sempre prorogato dal giudice prima della sua scadenza (art. 154 c.p.c.).


In secondo luogo va anche considerato che le scadenze temporali di cui all'art. 195 c.p.c. sono il risultato della riforma di cui alla Legge n.69/2009, e che la nuova disciplina si applica solamente ai giudizi instaurati dopo l'entrata in vigore della medesima e non prima (art. 55 L. n. 69/2009).
Dunque, a maggior ragione se il giudizio che la vede coinvolto è stato instaurato prima della riforma, non potrà rilevarsi la tardività del deposito delle osservazioni ed anzi il Giudice non avrebbe neanche dovuto individuare un termine per il deposito delle stesse.


In definitiva, nonostante la trasmissione delle osservazioni sia stata tardiva, esse devono comunque essere valutate dal c.t.u., tantopiù che l'udienza è stata rinviata proprio per permettergli l'analisi delle osservazioni.

Si noti però che l'art. 91 disp. att. al codice civile prevede che "il consulente non può ricevere altri scritti defensionali oltre quelli contenenti le osservazioni e le istanze di parte consentite dall'articolo 194 del codice", e dunque oltre alle osservazioni non è possibile presentare ulteriori scritti e/o controperizie.



Il discorso è differente per la documentazione allegata.


Il c.t.u. può avvalersi solamente della documentazione già presente nel fascicolo d'ufficio, e non può tener conto della documentazione non prodotta ritualmente nel procedimento.
Il problema dunque non attiene tanto alle modalità ed ai tempi del deposito delle osservazioni, quanto piuttosto alla possibilità di depositare documenti nuovi in un momento in cui il procedimento è già avanzato.


Infatti il processo civile è un susseguirsi di attività processuali scandito da termini perentori che delimitano altrettante fasi processuali ben distinte, tutte orientate al conseguimento del risultato finale (la decisione della controversia).
Questo implica che una volta terminata una fase, alle parti vengono precluse le attività che dovevano essere svolte proprio in quella fase e non gli è più consentito tornare indietro, altrimenti verrebbe pregiudicata l'effettiva definizione della lite.


L'attore/ricorrente deve dopositare i documenti unitamente al ricorso introduttivo del procedimento, mentre il convenuto/resistente può allegare documenti sino alla costituzione in giudizio, entro 20 giorni dalla 1^ udienza.


Dopo la 1^ udienza di comparizione delle parti, con le memorie previste e disciplinate dall'art. 183 c.p.c le parti possono ancora modificare parzialmente il cd. thema probandum, ovvero tutto ciò che c'è da provare per accertare la sussistenza od insussistenza del diritto vantato in giudizio, anche allegando altra documentazione.


Dopo questo termine, però, ciò chè è oggetto del giudizio e ciò che è oggetto di prova è definitivamente cristallizzato e non sarà più possibile introdurre nuove fonti di prova, nè allegare nuovi documenti.


Dunque le parti non possono aggirare la preclusione temporale allegando la documentazione alle osservazioni alla c.t.u. .
Il c.t.u. non può e non deve tener conto di documenti che non sono già stati inseriti nel fascicolo d'ufficio.
Così anche il Giudice non potrà e non dovrà tenere conto, nella redazione della sentenza, della documentazione irritualmente depositata.

In definitiva, le osservazioni alla relazione tecnica dovranno essere valutate dal c.t.u., il quale però dovrà non tener conto della documentazione alle stesse allegata.


Domenico P. chiede
domenica 04/09/2016 - Abruzzo
“Spettabile redazione giuridica Brocardi,
Il quesito che oggi vi sottopongo, relativo alla materia già da voi esaminata con vostre risposte del 6 e 8 luglio 2016 e correlato ai precedenti quesiti cui avete già dato risposta, concerne un ulteriore aspetto civilistico inerente la causa civile in corso.
Il giudice istruttore, il 14 aprile 2016, dopo aver disposto Consulenza Tecnica e posto i quesiti al CTU, ha fissato una udienza per la Precisazione delle Conclusioni al 16 ottobre 2017.
Ora, dopo le osservazioni alla Bozza di CTU, con il deposito della relazione finale, ci troviamo nella necessità di dover chiedere una udienza o l'anticipazione dell'udienza (quella del 16/10/2017) perchè a nostro giudizio il CTU non ha risposto a tutti i quesiti posti dal Giudice e prendendo in esame soltanto tre tra vizi e difetti dei 23 lamentati dalla parte attrice, asserendo che gli altri sono modifiche a discrezione della Direzione Lavori e non li ha menzionati. Vorremmo chiedere la sostituzione del CTU e nella peggiore delle ipotesi il rinnovo delle indagini.
Ora, dopo una brevissima premessa,
1) Premessa
Prima della citazione, la committenza aveva in precedenza richiesto ed ottenuto un accertamento tecnico preventivo che a causa della negligenza ed imperizia del CTU nominato, è stata costretta a contestare e rifiutare la relativa CTU sia durante l'ATP che con la citazione e a richiederne una nuova.
In particolare, durante l'ATP, oltre alle varie negligenze tecniche, il CTU non aveva voluto condividere un piano di prove con la committenza sulla resistenza del calcestruzzo posto in opera, mediante prove distruttive (estrazione di carote di calcestruzzo e schiacciamento delle stesse con presse misuratrici di resistenza) e non, talché sia la committenza che il CTU avevano svolto prove per proprio conto. Quelle della committenza hanno dato dati di resistenza inferiori ai minimi di legge mentre quelle del CTU hanno dato risultati di resistenza addirittura superiori alle resistenze dei provini cubici prelevati a bocca di betoniera durante i getti e stagionati a umidità e temperatura costanti. Le prove svolte dal CTU si sono poi rivelate incomplete ed inaffidabili tanto che, benchè autorizzate dal giudice, il CTU non ne ha richiesto la liquidazione al Tribunale (parliamo di euro 4800,00 oltre iva) e benchè il giudice avesse liquidato la parcella del CTU (parliamo di oltre 6000,00 euro) a distanza di tre anni nulla è stato ancora richiesto alla committenza.
Nella citazione e nella memoria del 2° termine art. 183 – 6 comma, abbiamo chiesto che l'accertamento dei vizi e difetti avvenisse sulla base della relazione tecnica di un ingegnere, sulla documentazione fotografica e sui progetti, documenti questi già versati in atti di causa e nella disponibilità del CTU.
Una controparte, con le memorie istruttorie aveva chiesto al giudice che venisse acquisito agli atti L'ATP ma, il giudice non ne ha tenuto conto.

Si chiede a codesta spettabile redazione:
2) Il CTU non ha proceduto ad accertare vizi e difetti nei luoghi di causa ed alla presenza delle parti ed in contraddittorio tra di esse. E' conforme alle norme di legge un simile procedimento?
3) La nomina del CTP dell'appaltatore non è stata ritualmente depositata in cancelleria e decretata, ma nominato soltanto a voce nel primo sopralluogo. Quando questo deve esser fatto presente e quale articolo del c.p.c. deve farsi riferimento?
4) Per l'insufficiente resistenza del calcestruzzo il CTU, benchè investito dal giudice di verifiche ed accertamenti, non ha ritenuto procedere a ulteriori indagini sulla resistenza del calcestruzzo basandosi su quelle svolte dal CTU dell'ATP. E' normale una simile procedura anche alla luce dell'art. 698 – II° comma c.p.c.?
5) Si puo richiedere una udienza ad hoc soltanto per contrastare la CTU?
6) Se si deve necessariamente chiedere l'anticipazione dell'udienza del 16.10.2017 fissata per la precisazione delle conclusioni per contrastare la sola CTU, c'è il rischio che poi possano essere precluse altre doglianze?
Cosa si richiede in questi casi e a quale articolo del c.p.c deve farsi riferimento?


Consulenza legale i 15/09/2016
In ordine alla domanda n. 2, si osserva che in base all’art. 194 del cod. proc. civ., “(…) Anche quando il Giudice dispone che il consulente compia indagini da sé solo, le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze.”; l’art. 90 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura civile, poi, stabilisce: “Il consulente tecnico che, a norma dell'articolo 194 del codice, è autorizzato a compiere indagini senza che sia presente il giudice, deve dare comunicazione alle parti del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni, con dichiarazione inserita nel processo verbale d'udienza o con biglietto a mezzo del cancelliere.
Il consulente non può ricevere altri scritti defensionali oltre quelli contenenti le osservazioni e le istanze di parte consentite dall'articolo 194 del codice.
In ogni caso deve essere comunicata alle parti avverse copia degli scritti defensionali”; infine, l’art. 91 delle disp. att. c.p.c., recita “Nella dichiarazione di cui all'articolo 201 primo comma del codice deve essere indicato il domicilio o il recapito del consulente della parte.
Il cancelliere deve dare comunicazione al consulente tecnico di parte, regolarmente nominato, delle indagini predisposte dal consulente d'ufficio, perché vi possa assistere a norma degli articoli 194 e 201 del codice”.

Non è propriamente corretto, quindi, affermare che il consulente abbia l’obbligo di svolgere le operazioni peritali alla presenza delle parti: egli ha piuttosto quello di avvisarle di giorno, luogo ed ora in cui queste si svolgeranno.
Se ciò, nel caso di specie, non sia stato fatto, il CTU potrà essere ricusato.

In ordine alla domanda n. 3, l’art. 201 cod.proc.civ. tratta della nomina del CTP: “Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico”. Non è conforme a procedura, quindi, la nomina solamente orale, senza successivo formale deposito della dichiarazione in cancelleria.
L’irregolarità potrà essere fatta valere (non esiste, in ogni caso, una norma procedurale specifica sul punto) nella prima difesa utile, che coinciderà già – ad avviso di chi scrive – con il verbale di inizio delle operazioni peritali, nel quale la parte che vuole contestare la nomina irregolare del CTP avversario dovrà far presente, appunto, la circostanza; la contestazione, poi, dovrà essere rinnovata/richiamata sia in sede di osservazioni di parte alla bozza di CTU che, ovviamente, alla prima udienza davanti al Giudice, normalmente quella deputata all’esame della relazione peritale.

Per quanto riguarda la domanda n. 4, a rigore il CTU non ha omesso di rispondere al quesito del Giudice sul punto della resistenza del calcestruzzo, ma si è limitato – anziché svolgere direttamente delle indagini – a richiamare gli esiti di quelle già effettuate nella precedente fase preventiva, perché ritenute evidentemente valide.

Ora, il richiamo all’art. 698 cod. proc. civ. è senz’altro pertinente, con la precisazione, tuttavia, che esso si riferisce propriamente al comportamento processuale delle parti e non del CTU. E’ altrettanto, vero, tuttavia, che il CTU deve limitarsi, per svolgere il suo incarico e quindi per rispondere al quesito peritale, all’esame del fascicolo/fascicoli di causa e non può utilizzare documenti “estranei” al processo.
Sul punto si è a lungo dibattuto tra gli studiosi, e c’è chi ritiene che in realtà la regola non sia così rigida e che – beninteso con l’autorizzazione del Giudice – il CTU possa anche procurarsi documenti che le parti non hanno prodotto in causa, se ciò non interferisca con gli oneri probatori delle parti stesse (nel senso che il CTU non può sostituirsi a loro e non rispettare i termini massimi della produzione di documenti) e se sia indispensabile per rispondere al quesito.
Tuttavia, nel caso di specie, non si sta parlando di documenti semplici, ma di verbali di un precedente giudizio, il che porta ad escludere, ad avviso di chi scrive, la libera utilizzabilità da parte del CTU dei medesimi, costituendo altrimenti tale comportamento un modo per eludere, anche se indirettamente e per il tramite della consulenza tecnica, proprio il 698 cod. proc. civ.. Ciò, peraltro, a maggior ragione se il Giudice aveva ignorato l’analoga richiesta di produzione di una delle parti.

Sulle domande n. 5 e 6, da esaminare insieme, va detto che la richiesta di un’udienza del tipo indicato normalmente non ha alcun senso perché esiste già nella prassi un’udienza deputata allo scopo: il Giudice, infatti, solitamente nel medesimo verbale dell’udienza nella quale il CTU presta giuramento, viene formulato il quesito e si stabiliscono scadenze e termini per lo svolgimento della consulenza, fissa un'udienza successiva al deposito della perizia finalizzata proprio alle eventuali osservazioni/contestazioni delle parti alla CTU.

Tuttavia, dal quesito si desume che la fase istruttoria – e quindi anche la consulenza – sono terminate, e che risulta già fissata udienza per la precisazione delle conclusioni, ultima udienza del processo, senza che questa sia stata preceduta da un’udienza ad hoc finalizzata alla contestazioni dell’esito della CTU.

Ebbene, l’ultimo comma dell’art. 195 cod. proc. civ. recita: “La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse”. La lettera della norma non specifica in effetti se debba essere fissata un’udienza ulteriore ed intermedia prima di quella conclusiva.
E’ lecito, quindi, ritenere che anche l’udienza di precisazione delle conclusioni potrebbe essere validamente deputata ad una contestazione della CTU.
Ad avviso di chi scrive risulta, tuttavia, assolutamente opportuno tentare la richiesta – come ipotizzato nel quesito – di fissazione di un’udienza ad hoc, limitando quella di precisazione delle conclusioni al suo naturale contenuto. Non, quindi, un’istanza di anticipazione dell'udienza di precisazione conclusioni, ma di fissazione di una nuova ed ulteriore udienza, prima di quella finale.

Qualora, poi, l’istanza dovesse essere respinta, si ribadisce che ogni contestazione potrà ed anzi dovrà necessariamente essere sollevata in sede di ultima udienza.


Stefano N. chiede
mercoledì 24/08/2016 - Campania
“Come da consulenza, effettuata tempo addietro, in cui il vostro studio asseriva che, anche se veniva detto verbalmente, in un incontro peritale per una divisione ereditaria, è obbligo del CTU verificare quanto detto verbalmente o ignorarlo ? Gentilmente mi potreste scrivere la normativa che regola ciò.
La richiesta di contraddittorio con il CTU va fatto in sede di giudizio oppure già può essere inoltrata adesso insieme ad una perizia del CTP, avendo il giudice fissato la sede di giudizio il giorno 11/10/2016 ?
La ringrazio in anticipo per la risposta.”
Consulenza legale i 30/08/2016
Per rispondere al quesito le principali norme che è opportuno richiamare, tra quelle del codice di procedura civile che disciplinano la consulenza tecnica nel corso del giudizio, sono l’art. 194, per il quale: “(…) Anche quando il giudice dispone che il consulente compia indagini da sé solo, le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze” ed il successivo art. [[n195]] c.p.c., per cui “Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con l'intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il consulente rediga relazione scritta.
Se le indagini sono compiute senza l'intervento del giudice, il consulente deve farne relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti.
La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse”, norme che garantiscono il rispetto del principio del contraddittorio tra le parti.

La relazione del consulente deve avere un certo contenuto, ovvero – oltre all’oggetto o al quesito posto dal Giudice – deve contenere la descrizione dell’attività svolta, le valutazioni tecniche, le ragioni di tali valutazioni, infine dar conto delle osservazioni e delle istanze delle parti, anche se per la giurisprudenza non è necessaria la trascrizione di queste ultime.

Pertanto, non incorre in alcuna ipotesi di nullità la perizia che non contenga la trascrizione delle osservazioni formulate dalle parti o dai loro consulenti tecnici, essendo sufficiente che tali osservazioni siano prese in considerazione (Cassazione civile, sez. lav., 19/11/2001, n. 14489).

Si noti bene che quest’ultimo costituisce un obbligo per il CTU, per cui, per rispondere alla prima delle domande di cui al quesito, quest’ultimo non può ignorare le osservazioni di parte formulate verbalmente dal CTP nel corso di una riunione peritale tra consulenti: “In tema di consulenza tecnica, circostanza essenziale è che i consulenti tecnici di parte partecipino alle operazioni peritali ed abbiano la possibilità di esprimere il loro parere, indipendentemente dalle modalità con cui ciò avviene” (Cassazione civile, sez. VI, 23/06/2011, n. 13892).

Non è propriamente corretto, in realtà, affermare che il CTU abbia l’obbligo, come scritto nel quesito, di “verificare” quanto detto verbalmente dalle parti e/o dai loro consulenti: piuttosto, è giusto dire che il CTU ha il dovere di non ignorarle, anche se non necessariamente di riportarle nella propria relazione: “tenerne conto” significa che nella perizia finale egli dovrà necessariamente evidenziare al Giudice le posizioni delle parti e soprattutto spiegare i motivi per cui non ne abbia tenuto conto.

Ciò si evince dagli articoli citati non solo in forza del principio del contraddittorio da essi sancito, ma soprattutto dal tipo di “procedimento” descritto dall’ultimo comma dell’art. 195 c.p.c., che così si conclude “relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse”.

Non è ben chiaro cosa si intenda, nel quesito, per richiesta di “contraddittorio” con il CTU.
Se la domanda riguarda l’individuazione del momento in cui poter interloquire con il CTU, presentando osservazioni critiche nei confronti delle sue indagini o delle conclusioni cui è giunto - al di là dei singoli incontri peritali cui partecipano tutti i consulenti di parte e nel corso dei quali è evidentemente possibile interloquire - la sede a ciò deputata è la prima udienza successiva al deposito della perizia.

E’ pur vero, tuttavia, che ciò può anche essere fatto per iscritto, attraverso le osservazioni che le parti possono presentare alla bozza di perizia trasmessa dal CTU prima dell’elaborato finale (secondo il procedimento previsto dal già citato 2° comma dell’art. 195 c.p.c.) e quindi prima della successiva udienza destinata nello specifico alla discussione in merito alla perizia depositata.

Rita chiede
martedì 08/02/2011

“In quanto tempo un Giudice deve emettere la sentenza dopo che gli avvocati hanno depositato le seconde e ultime repliche? Grazie.”

Consulenza legale i 16/02/2011

Ai sensi dell'art. 275 del c.p.c., "rimessa la causa al collegio, la sentenza è depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica di cui all'art. 190 del c.p.c.". Il d.lgs. 51/1998 ha però espressamente abrogato l'art. 120 disp. att., che prevedeva il termine più breve di 30 gg per il deposito della sentenza. In ogni caso, nell'interpretazione giurisprudenziale costante, la violazione del principio dell'immediatezza della decisione, determinata dall'essere trascorso un notevole lasso di tempo tra l'udienza di discussione e la deliberazione con conseguente violazione dell'art. 120 disp. att., costituiva mera irregolarità, ma non era causa di inesistenza o nullità della sentenza. Anche secondo la giurisprudenza più recente, non sussiste più un termine procedurale per il deposito della sentenza nel giudizio ordinario.
Si auspica comunque che venga rispettato il fondamentale principio della ragionevole durata del processo, costituzionalmente garantito dall'art. 111 Cost. al fine di conferire certezza ai rapporti giuridici dedotti in giudizio e di assicurare l'imparziale tutela degli interessi delle parti.


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    Editore: Ipsoa
    Collana: Manuali professionali
    Data di pubblicazione: novembre 2014
    Prezzo: 40,00 -10% 36,00 €

    Le fasi processuali della consulenza e della perizia sono diventate momenti decisivi delle sorti del processo e degli interessi delle parti. Il volume esamina gli aspetti giuridici più salienti dell’attività del consulente tecnico e del perito:

    - nel processo civile (cognizione, esecuzione e procedimenti speciali);

    - nel rito del lavoro;

    - nel processo amministrativo;

    - nel processo tributario;

    - nel processo penale;

    - nella... (continua)

  • La consulenza tecnica nel processo civile

    Collana: Diritto e professione
    Data di pubblicazione: luglio 2015
    Prezzo: 34,00 -10% 30,60 €

    Il volume approfondisce lo studio della figura soggettiva del consulente tecnico d'ufficio, quale collaboratore del giudice, e, più in generale, della consulenza tecnica d'ufficio nel processo civile. L'importanza del ricorso ai cosiddetti "saperi esperti" nell'ambito della giustizia civile è cresciuta di pari passo con l'evoluzione tecnologica e l'iper-specializzazione della società moderna. L'opera è rivolta a tutti coloro che frequentano professionalmente il... (continua)

  • Le prove civili

    Editore: CEDAM
    Collana: Manuali per la professione
    Data di pubblicazione: ottobre 2014
    Prezzo: 50,00 -10% 45,00 €
    Categorie: Istruzione

    Un volume operativo destinato ad avvocati e magistrati. Offre una ricostruzione del panorama giurisprudenziale analizzando il tema della prova in una chiave prevalentemente processuale.

    La prima sezione analizza i singoli mezzi di prova nel procedimento di primo grado, nonché la prova nel giudizio di appello ed in quello di legittimità.

    La seconda valorizza il tema della prova in funzione della particolare natura del diritto da tutelare. Si è analizzato... (continua)

  • Prova legale e libero convincimento del giudice

    Autore: Russo Marco
    Editore: Giappichelli
    Collana: Biblioteca di diritto processuale civile
    Pagine: 304
    Data di pubblicazione: maggio 2017
    Prezzo: 36,00 -10% 32,40 €
    Categorie: Istruzione
  • Consulenza tecnica d'ufficio

    Pagine: 224
    Data di pubblicazione: febbraio 2015
    Prezzo: 30,00 -10% 27,00 €

    Individuando gli aspetti più interessanti per la pratica professionale, l‘autore analizza la figura del consulente tecnico d'ufficio (CTU), i presupposti del suo intervento e modus operandi, analizzando le disposizioni contenute nel codice, nelle norme di attuazione del codice di procedura civile e nella legislazione complementare.

    Il volume approfondisce tre aspetti legati alle diverse fasi del procedimento civile:

    - la consulenza tecnica e l'istruzione... (continua)

  • La conciliazione del consulente tecnico d'ufficio. Come e perché il C.T.U. può essere conciliatore della causa

    Editore: Giuffrè
    Data di pubblicazione: ottobre 2015
    Prezzo: 27,00 -10% 24,30 €

    Nell'odierno processo civile, il tentativo di conciliazione della controversia è richiesto sempre più spesso dai giudici. Le prassi consolidate presso gli uffici giudiziari hanno reso l'esperimento conciliativo una delle attività più importanti del C.T.U. in ogni ambito processuale, offrendone apposito riconoscimento nel quesito posto al consulente. Per questo è importante che il consulente sia preparato a rivestire tale importante funzione e a gestire i... (continua)

  • Guida pratica al processo telematico per il CTU

    Editore: Giuffrè
    Collana: Officina. Professioni
    Pagine: 78
    Data di pubblicazione: marzo 2015
    Prezzo: 18,00 -10% 16,20 €

    L'opera affronta le seguenti tematiche: gli obblighi e i vantaggi nel processo civile telematico; i nuovi strumenti per il CTU: firma digitale e PEC; il conferimento dell'incarico e le operazioni peritali; la perizia di stima e la comunicazione alle parti non costituite.

    (continua)
  • Responsabilità ed effetti della CTU

    Editore: Giuffrè
    Collana: Teoria pratica del diritto. Civ. e proc.
    Data di pubblicazione: giugno 2015
    Prezzo: 48,00 -10% 43,20 €

    Il ruolo svolto dal c.t.u. nel processo civile appare vieppiù importante per la soluzione dei casi concreti, imponendosi al professionista incaricato l'esercizio di compiti che assommano alle competenze specialistiche proprie (tecniche, mediche, piuttosto che contabili), conoscenze giuridiche e propensione alla mediazione. Il volume analizza tutti gli aspetti collegati alla funzione del consulente tecnico d'ufficio grazie ad un meticoloso lavoro ricostruttivo e di aggiornamento del... (continua)

  • Accertamento tecnico preventivo

    Editore: Giuffrè
    Collana: Scenari. Nuova serie
    Data di pubblicazione: novembre 2014
    Prezzo: 30,00 -10% 27,00 €

    Il volume svolge un'accurata analisi dell'accertamento tecnico preventivo tenendo conto anche dell'istituto della negoziazione assistita introdotto dal D.L. 132/2014. Da un lato, la legge n. 80/2005 ha determinato l'ampliamento dell'oggetto dell'accertamento (oggi esperibile anche sulla persona dell'istante e della controparte, se consenziente) e della sua modalità di svolgimento (il CTU può compiere valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all'oggetto della... (continua)

  • Le prove nel processo civile e del lavoro

    Autore: Mormile Paolo
    Editore: Aracne
    Pagine: 76
    Data di pubblicazione: febbraio 2015
    Prezzo: 8 €

    L'opera affronta in modo accurato e analitico la disamina dei fondamentali istituti che caratterizzano la fase dell'istruzione probatoria nel processo civile ordinario di cognizione, nonché nel rito speciale del lavoro e previdenziale. Essa è il frutto della trentennale esperienza dell'autore come giudice civile e del lavoro, dapprima presso la Pretura/Tribunale di Napoli e poi presso la Sezione Lavoro del Tribunale di Roma. Tutti i mezzi di prova, messi a disposizione delle... (continua)