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Articolo 190

Codice di Procedura Civile

Comparse conclusionali e memorie

Dispositivo dell'art. 190 Codice di Procedura Civile

Le comparse conclusionali debbono essere depositate (1) entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio e le memorie di replica entro i venti giorni successivi (2).
Per il deposito delle comparse conclusionali il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, può fissare un termine più breve, comunque non inferiore a venti giorni.

Note

(1) Il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica avviene presso la cancelleria: vanni deposti un originale da inserire nel fascicolo di parte e le copie destinate alla controparte e al fascicolo d'ufficio.
Il deposito costituisce una facoltà delle parti e non un obbligo: il mancato deposito di tali atti non comporta alcuna conseguenza.
(2) I termini per lo scambio delle comparse conclusionali si calcolano con riferimento alla rimessione della causa al collegio.

Brocardi

Replicatio est contraria exceptio, quasi exceptionis exceptio

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 20180/2015

È nulla la sentenza emessa dal giudice prima della scadenza dei termini ex art. 190 c.p.c., risultando per ciò solo impedito ai difensori l'esercizio, nella sua completezza, del diritto di difesa, senza che sia necessario verificare la sussistenza, in concreto, del pregiudizio che da tale inosservanza deriva alla parte, giacché, trattandosi di termini perentori fissati dalla legge, la loro violazione è già stata valutata dal legislatore, in via astratta e definitiva, come autonomamente lesiva, in sé, del diritto di difesa.

Cass. n. 8737/2014

La comparsa conclusionale, pur avendo natura semplicemente illustrativa, può contenere la rinuncia a una domanda formulata nell'atto introduttivo del giudizio.

Cass. n. 315/2012

La comparsa conclusionale assolve unicamente una funzione illustrativa delle domande e delle eccezioni ritualmente introdotte nel giudizio e sulle quali si sia instaurato il contraddittorio delle parti, non potendo di regola contenere domande o eccezioni nuove. Sicché, mentre è inammissibile l'eccezione di prescrizione in essa formulata per la prima volta, è invece ammissibile detta eccezione quando essa, già tempestivamente sollevata, sia stata soltanto estesa alla parte che abbia proposto un intervento innovativo in causa all'udienza di precisazione delle conclusioni. Infatti, atteso che l'intervento innovativo (sia esso principale, sia adesivo autonomo) non incontra preclusioni assertive, ma soggiace a quelle istruttorie in ragione del tempo in cui si dispiega, il debitore ha facoltà, nel primo atto successivo, di opporre all'interveniente la medesima prescrizione già tempestivamente eccepita nei confronti dell'altra parte.

Cass. n. 7072/2010

È nulla la sentenza emessa dal giudice prima della scadenza dei termini dal medesimo fissati ai sensi dell'articolo 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, risultando in tal modo impedito ai difensori delle parti di svolgere nella sua completezza il diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio, il quale non è riferibile solo all'atto introduttivo del giudizio, ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo. (Nella specie, alla stregua dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato con rinvio l'impugnata sentenza, deliberata antecedentemente alla scadenza del termine di cui al citato art. 190 c.p.c., in relazione ad una causa da trattare con il rito ordinario ancorché fosse stata erroneamente assegnata alla "sezione famiglia" e nella quale i difensori avevano chiesto i termini di legge per il deposito delle comparse conclusionali e delle rispettive memorie di replica).

Cass. n. 6439/2009

La memoria di replica prevista dall'art. 190 c.p.c. deve essere presa in considerazione dal giudice indipendentemente dalla circostanza che la controparte abbia o meno depositato una propria comparsa conclusionale.

Cass. n. 6239/2009

Quando la decisione sia assunta dal tribunale in composizione monocratica o dal giudice di pace, difetta un momento deliberativo che assuma autonoma rilevanza, come nel caso della deliberazione collegiale disciplinata dall'art. 276 c.p.c.; ne consegue che, essendo la sentenza formata solo con la pubblicazione a seguito del deposito in cancelleria, ex art. 133 c.p.c., esclusivamente a tale data, e non anche a quella diversa ed anteriore eventualmente indicata in calce all'atto come data della decisione, può farsi riferimento per stabilire se la causa sia stata decisa prima o dopo la scadenza dei termini previsti dall'art. 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica e se, dunque, vi sia stata o no violazione dei diritti della difesa.

Cass. n. 6293/2008

L'omessa assicurazione alle parti del potere di depositare le comparse conclusionali ai sensi dell'art. 190 c.p.c., conseguente al deposito della sentenza prima della scadenza del relativo termine, deve ritenersi in ogni caso motivo di nullità della sentenza stessa per violazione del diritto di difesa ed essendo essa inidonea al raggiungimento del suo scopo, che è quello della pronuncia della decisione anche sulla base dell'illustrazione definitiva delle difese che le parti possono fare proprio nelle conclusionali e, quindi, del loro esame, senza che, ai fini della deduzione di detta nullità con il mezzo di impugnazione, la parte sia tenuta ad indicare se e quali argomenti non svolti nei precedenti atti difensivi avrebbe potuto svolgere ove le fosse stato consentito il deposito della conclusionale, poiché, richiedendosi l'assolvimento di tale onere, si verrebbe impropriamente ad attribuire la funzione di elemento costitutivo della nullità ad un comportamento inerente il modo in cui, mediante il rispetto del noto principio della conversione delle nullità in motivi di impugnazione della decisione (contemplato dal primo comma dell'art. 161 c.p.c.), la parte può far valere la nullità stessa, ovvero al veicolo necessario per darle rilievo nel processo.

Cass. n. 4805/2006

Nell'ambito del processo civile, la mancata assegnazione dei termini, in esito all'udienza di precisazione delle conclusioni, per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie finali di replica ai sensi dell'art. 190 c.p.c., costituisce motivo di nullità della conseguente sentenza, impedendo ai difensori delle parti di svolgere nella sua pienezza il diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio.

Cass. n. 509/2006

Ai sensi dell'art. 190 c.p.c. nel testo novellato dall'art. 24 legge n. 353 del 1990, che unifica con la congiunzione «e» le comparse e le memorie di replica, la perentorietà dei termini è prevista per il deposito non soltanto delle comparse conclusionali ma anche delle memorie.

Cass. n. 22970/2004

Con le memorie di cui all'art. 190 c.p.c., le parti possono solo replicare alle deduzioni avversarie e illustrare ulteriormente le tesi difensive già enunciate nelle comparse conclusionali, sicchè nelle memorie non possono essere esposte questioni nuove o formulare nuove conclusioni. Pertanto, ove sia prospettata per la prima volta una questione nuova con tale atto, il giudice non può e non deve pronunciarsi al riguardo. (In applicazione di tale principio la Corte ha respinto il ricorso contro la sentenza di merito, che aveva escluso la fondatezza della domanda di revocazione, basata sul presunto errore — commesso dal giudice di prime cure — per il mancato esame di un fatto processuale, tendente ad attribuire allo stesso giudice il potere decisorio sul merito della controversia; fatto esposto, per la prima volta, nella comparsa conclusionale depositata nel corso del primo giudizio).

Cass. n. 8849/2004

La parte che abbia depositato la comparsa conclusionale nel termine stabilito dall'art. 190 c.p.c. per l'udienza collegiale originariamente fissata e poi rinviata d'ufficio ad una successiva, non può lamentare la violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio per aver la controparte provveduto al deposito della comparsa conclusionale in relazione all'udienza originariamente stabilita perché, ai fini dell'osservanza del termine di deposito della comparsa conclusionale e, quindi del diritto di difesa, occorre far riferimento all'effettiva data di discussione della causa e non alla data originariamente fissata e poi rinviata.

Cass. n. 9926/2001

L'errore in merito al computo dei termini stabiliti dall'art. 190 c.p.c. per il deposito della comparsa conclusionale non comporta la nullità della sentenza, non essendo tale sanzione comminata da alcuna disposizione di legge.

Cass. n. 2809/2000

Con la comparsa conclusionale, la parte può svolgere nuove ragioni di dissenso e contestazione, avverso le valutazioni e conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, trattandosi di nuovi argomenti su fatti già acquisiti alla causa, che non ampliano l'ambito oggettivo della controversia.

Cass. n. 11999/1998

Le osservazioni critiche alla consulenza tecnica d'ufficio non possono esser formulate in comparsa conclusionale — e pertanto se ivi contenute non possono esser esaminate dal giudice — perché in tal modo sono sottratte al contraddittorio e al dibattito processuale.

Cass. n. 7977/1997

Nonostante la natura semplicemente illustrativa della comparsa conclusionale, si rende possibile rinunciare, attraverso di essa, a qualche capo della domanda, con conseguente restrizione del thema decidendum.

Cass. n. 108/1997

Quando nella comparsa conclusionale delle varie tesi fra loro collidenti sostenute nell'atto di citazione o di appello, in via cumulativa o subordinata, ne venga adottata solo una che elida le altre, il principio di non contraddizione legittima il giudice a ritenere abbandonate le altre tesi e difese, senza che ciò si ponga in contrasto con la funzione propria della comparsa conclusionale, (il cui unico scopo è quello di illustrare le domande ed eccezioni proposte) o con il principio per cui, quale atto proveniente dal difensore, essa è insuscettibile di contenere dichiarazioni di valore confessorio.

Cass. n. 2633/1993

La mancata comunicazione a controparte di una memoria ex art. 190, terzo comma, c.p.c. — la quale ha la semplice funzione di illustrare le conclusioni già proposte davanti al giudice istruttore, senza la possibilità di ampliare l'oggetto della controversia — determina l'esclusione dal fascicolo della memoria irritualmente depositata, che il giudice non può prendere in considerazione. Pertanto, ove non risulti che la sentenza impugnata abbia tenuto conto della memoria ai fini della decisione, non è configurabile un'ipotesi di nullità della sentenza per violazione del principio del contraddittorio.

Cass. n. 11975/1990

La comparsa conclusionale quale atto non sottoscritto dalla parte e perciò riconducibile alla sola volontà del procuratore è insuscettibile di contenere dichiarazioni con valore confessorio.

Cass. n. 5751/1990

Attesa la mera funzione della comparsa conclusionale di illustrare le posizioni processuali precedentemente assunte, dalle conclusioni in essa esposte non può dedursi una volontà di rinunzia rispetto a quelle conclusioni contenute nei precedenti atti processuali che non vi siano state riprodotte.

Cass. n. 982/1989

Le comparse conclusionali hanno la funzione di illustrare le conclusioni già precisate e pertanto non possono contenere domande nuove, né rispetto a queste ultime, se proposte, può ipotizzarsi un'accettazione del contraddittorio ad opera della controparte, possibile soltanto fino al momento della rimessione della causa al collegio per la discussione.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 190 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Massimo B. chiede
mercoledì 30/11/2016 - Liguria
“Il 22 febbraio 2016, durante l'ultima udienza, il Giudice ha disposto espressamente, a verbale, la concessione dei termini ex 190 cpc. Dopo la consegna delle memorie conclusionali ma prima della consegna delle repliche, il Giudice è stato trasferito alla Corte di Appello dello stesso Tribunale.
Le repliche sono state consegnate nei termini.
Il nuovo Giudice nominato ha fissato un'udienza per la precisazione delle conclusioni.
In tale udienza dovrà riconcedere i termini (60+20), oppure potrà andare direttamente a sentenza utilizzando le memorie conclusionali e repliche già consegnate nei precedenti termini?


Consulenza legale i 06/12/2016
Va preliminarmente accennato alle conseguenze processuali in caso del trasferimento del giudice ad altro ufficio prima dell’emissione della sentenza.

Si sono occupati diverse volte del problema sia la giurisprudenza che il Consiglio Superiore della Magistratura, grazie ai quali si è consolidato un orientamento sul punto derivante da un interpretazione complessiva delle norme in materia di procedura civile.
Il Giudice che ha trattato il procedimento ed assunto le prove fino al momento del deposito degli scritti difensivi finali non necessariamente dev’essere lo stesso che decide sulla controversia, e ciò in forza dell’art. 174 codice di procedura civile, secondo il quale: “Il giudice designato è investito di tutta l’istruzione della causa e della relazione al collegio. Soltanto in caso di assoluto impedimento o di gravi esigenze di servizio può essere sostituito con decreto del presidente [79 disp. att.]. La sostituzione può essere disposta, quando è indispensabile, anche per il compimento di singoli atti”.
La regola generale, quindi, è quella dell’insostituibilità, ma può trovare deroga in alcune ipotesi tassative.

La giurisprudenza ha quindi precisato quali debbano essere le condizioni perché ciò avvenga senza pregiudizio per l’esito del procedimento, stabilendo che, ai fini della regolarità dell’emananda sentenza – nell’ipotesi in cui venga nominato un nuovo Giudice in sostituzione dell’altro – quest’ultimo fissi nuovamente un’udienza avanti a sé affinché le parti precisino le proprie conclusioni. Diversamente, se così non fosse, la successiva sentenza sarebbe viziata da radicale nullità.

La pronuncia di riferimento sul punto è la n. 13831 del 10/12/1999 della Corte di Cassazione, la quale ha stabilito: “È nulla per vizio di sottoscrizione la sentenza che definisce un procedimento di primo grado dinanzi al giudice unico qualora quest'ultimo, dopo la precisazione delle conclusioni e prima della decisione, sia stato trasferito e, per l'effetto, (illegittimamente) sostituito, con decreto del presidente del tribunale, con altro giudice che abbia, a sua volta, emanato la decisione e sottoscritto la relativa sentenza. In tal caso, difatti, giusta il disposto dell'161cpc, la radicale nullità della pronuncia consegue alla sottoscrizione apposta da giudice diverso da quello che avrebbe dovuto apporla perché investito della cognizione del processo in base a decreto "contra legem" (dacché non connesso ad un contestuale provvedimento di rimessione della causa sul ruolo, onde consentire alle parti una nuova precisazione delle conclusioni), senza che, in contrario, possa utilmente invocarsi il disposto dell'174 cpc del codice di rito, funzionale alla sola sostituzione del giudice istruttore nel corso dell'istruttoria - ovvero (art. 174, comma 2) alla sua sostituzione tout court nel solo caso di assoluto impedimento.”
A tale orientamento si è pienamente conformato anche il CSM in una sua circolare del 12/5/2005.

La sentenza, dunque, dovrà essere emanata dal nuovo Giudice assegnatario al ruolo, ma quest’ultimo, prima di decidere ed a tale scopo, dovrà previamente riconvocare le parti per la precisazione delle conclusioni innanzi a lui.

Per tornare al quesito specifico, a nostro avviso (purtroppo non constano precedenti giurisprudenziali sul punto per cui la nostra riflessione nasce dall’analisi dei commenti più autorevoli in materia), il Giudice dovrà concedere termine per il deposito di nuovi atti conclusivi (comparse conclusionali e repliche) deposito necessario proprio per le ragioni che hanno condotto i commentatori a ritenere che il nuovo Giudice debba disporre il rinnovo della discussione della causa.
Se nel frattempo non sono intervenute novità di rilievo nel corso del processo, il contenuto – nel caso specifico in esame – della comparsa conclusionale e della replica sarà lo stesso di quella già depositata; diversamente, se si verificano fatti capaci di incidere sullo sviluppo processuale (ad esempio la formazione di nuovi documenti, che potrebbero legittimare una richiesta al Giudice di “rimessione in termini”, ovvero di chiedere al Giudice di poter depositare nuovi documenti anche se sono maturati i termini per farlo), e quindi anche sul contenuto degli atti finali, a volte in maniera consistente, anche il contenuto degli atti conclusivi ne risulterà modificato.

Massimo B. chiede
martedì 03/05/2016 - Liguria
“Buongiorno,
Questo è un quesito che pongo successivo a quello del 30/04/2016.
QUESITO:
Il 22 febbraio 2016, durante l'ultima udienza, il Giudice ha disposto espressamente, a verbale, la concessione dei termini ex 190 cpc. Dopo la consegna delle memorie conclusionali ma prima della consegna delle repliche, il Giudice è stato trasferito alla Corte di Appello dello stesso Tribunale.
Le repliche saranno consegnate nei termini (12/05/2016).
Una volta nominato il nuovo giudice, le comparse conclusionali dovranno essere ripresentate o si potranno utilizzare quelle già consegnate nei precedenti termini?
Grazie e cordiali saluti.

Massimo B.”
Consulenza legale i 09/05/2016
Per rispondere al quesito è opportuno riprendere in mano la risposta già offerta in merito al problema della sostituzione del Giudice assegnatario del procedimento in un momento antecedente l’emissione della sentenza.

Si precisava, infatti, che il nuovo Giudice nominato a seguito del trasferimento del primo è tenuto – a pena di nullità dell’eventuale emananda sentenza – a riconvocare le parti avanti a sè per una “nuova” precisazione delle conclusioni.

Ora, secondo la nostra opinione, maturata a seguito di indagine dottrinale, giacché non constano precedenti giurisprudenziali sul punto, il deposito di nuovi atti conclusivi (comparse conclusionali e repliche) si rende necessario, proprio per le ragioni che hanno condotto i commentatori a ritenere che il nuovo Giudice debba disporre il rinnovo della discussione della causa.

E’ evidente, peraltro, che se non siano intervenute novità di rilievo processuale nel frattempo, il contenuto – nel caso specifico in esame – della comparsa conclusionale sarà il medesimo di quella già depositata (con la differenza, a discrezione del legale che la redige, che nella parte introduttiva relativa allo svolgimento del giudizio verrà dato conto dell’avvicendamento del Giudice e dei motivi della sostituzione); non si dimentichi, tuttavia, che possono verificarsi anche fatti che incidono sul processo (ad esempio la formazione ex post di nuovi documenti, che legittimano una richiesta al Giudice di “rimessione in termini”, ovvero consentono di chiedere al Giudice di poter depositare nuovi documenti anche se sono maturate le preclusioni/i termini per farlo), e quindi anche sul contenuto degli atti finali, a volte in maniera consistente per cui le conclusioni ne risulteranno sostanzialmente modificate.

Massimo B. chiede
sabato 30/04/2016 - Liguria
“Buongiorno,
Il 22 febbraio 2016, durante l'ultima udienza, il Giudice ha disposto espressamente, a verbale, la concessione dei termini ex 190 cpc. Dopo la consegna delle memorie conclusionali ma prima della consegna delle repliche, il Giudice è stato trasferito alla Corte di Appello dello stesso Tribunale.
Desiderei sapere se il Giudice trasferito che ha seguito la causa di merito fino alla consegna delle memorie conclusionali potrà pronunciare la sentenza o questa dovrà essere emessa da un nuovo giudice in sostituzione del precedente.
Grazie e cordiali saluti.
Massimo B.”
Consulenza legale i 05/05/2016
La giurisprudenza si è occupata molte volte della questione, della quale è stato investito anche l’organo di autodisciplina della magistratura (il CSM, Consiglio Superiore della Magistratura), e sul punto si è ormai consolidato un preciso orientamento, che scaturisce da un interpretazione complessiva delle norme in materia di procedura civile.

Il Giudice che ha trattato il procedimento ed assunto le prove fino al momento del deposito degli atti difensivi finali (oppure, come nel caso di specie, fino al deposito anche solo delle comparse conclusionali) non necessariamente dev’essere poi il medesimo che decide sulla controversia, e ciò in forza dell’art. 174 codice di procedura civile, secondo il quale: “Il giudice designato è investito di tutta l’istruzione della causa e della relazione al collegio. Soltanto in caso di assoluto impedimento o di gravi esigenze di servizio può essere sostituito con decreto del presidente [79 disp. att.]. La sostituzione può essere disposta, quando è indispensabile, anche per il compimento di singoli atti.”.

Come si può leggere, la norma detta, in realtà, come regola generale, l’insostituibilità del Giudice, ma precisa altresì che la stessa può trovare una deroga in alcune, tassative, ipotesi.

La giurisprudenza, poi, ha precisato ulteriormente le condizioni perché ciò avvenga senza pregiudizio dell’esito del procedimento, ed ha stabilito che, ai fini della regolarità dell’emananda sentenza – nell’ipotesi in cui venga nominato un nuovo Giudice in sostituzione dell’altro – quest’ultimo fissi nuovamente un’udienza avanti a sé affinché le parti precisino le proprie conclusioni. Diversamente, se così non fosse, la successiva sentenza sarebbe viziata da radicale nullità.

La pronuncia di riferimento che per prima è giunta a tale conclusione è la n. 13831 del 10/12/1999 della Corte di Cassazione, la quale ha dettato il principio generale: “È nulla per vizio di sottoscrizione la sentenza che definisce un procedimento di primo grado dinanzi al giudice unico qualora quest'ultimo, dopo la precisazione delle conclusioni e prima della decisione, sia stato trasferito e, per l'effetto, (illegittimamente) sostituito, con decreto del presidente del tribunale, con altro giudice che abbia, a sua volta, emanato la decisione e sottoscritto la relativa sentenza. In tal caso, difatti, giusta il disposto dell'art. 161 del c.p.c., la radicale nullità della pronuncia consegue alla sottoscrizione apposta da giudice diverso da quello che avrebbe dovuto apporla perché investito della cognizione del processo in base a decreto "contra legem" (dacché non connesso ad un contestuale provvedimento di rimessione della causa sul ruolo, onde consentire alle parti una nuova precisazione delle conclusioni), senza che, in contrario, possa utilmente invocarsi il disposto dell'art. 174 del c.p.c. del codice di rito, funzionale alla sola sostituzione del giudice istruttore nel corso dell'istruttoria - ovvero (art. 174, comma 2) alla sua sostituzione tout court nel solo caso di assoluto impedimento.”

Successivamente la medesima Corte ha mantenuto negli anni lo stesso orientamento: “Nel caso in cui sia stato necessario provvedere alla sostituzione del giudice dinanzi al quale si era svolta l'udienza di discussione della causa perché cessato dall'incarico, il decreto del capo dell'ufficio che dispone ex art. 174 c.p.c. la sostituzione non deve essere comunicato alle parti, ma il nuovo giudice designato deve fissare una nuova udienza dinanzi a sé per il rinnovo della discussione della causa, in mancanza verificandosi un difetto della legittima costituzione del giudice, e conseguentemente una nullità, assoluta e insanabile, della sentenza emanata, rilevabile in ogni stato e grado del processo fino al formarsi del giudicato, e non anche oltre, a mezzo dell'azione di nullità. La nullità, rilevata nel corso del giudizio di cassazione, comporta la necessità di rimettere la causa al giudice di pari grado a quello che ha pronunciato la sentenza cassata.” (Cass. civile, sez. II, 08/04/2009, n. 8545), e ciò fino alle Sezioni Unite del 2013 (sentenza del 2 dicembre 2013, n.26938): “Fermo restando, dunque, che entrambi gli orientamenti sopra richiamati concordano sul fatto che nella fase compresa tra l'udienza di precisazione delle conclusioni ed il deposito della sentenza la persona del giudice non può essere sostituita, se non previo rinnovo della detta udienza, e che nel caso di inosservanza del principio l'effetto che ne consegue è quello della nullità della sentenza, (…)”.

A tale orientamento si è pienamente conformato - come si accennava poc’anzi - anche il CSM in una sua circolare del 12/5/2005.

In conclusione, per rispondere al quesito che ci occupa, la sentenza potrà e dovrà essere emanata dal nuovo Giudice assegnatario al ruolo, ma quest’ultimo, prima di decidere ed a tale scopo, dovrà previamente riconvocare le parti per la precisazione delle conclusioni innanzi a lui.

giuliano chiede
mercoledì 10/07/2013 - Lombardia
“Cosa succede se ho depositato la comparsa conclusionale (art. 190 cpc) un giorno in ritardo rispetto al termine perentorio?”
Consulenza legale i 10/07/2013
Se la comparsa conclusionale (con il fascicolo di parte) sono stati depositati tardivamente, il giudice ometterà l'esame del fascicolo tardivamente restituito e dovrà decidere allo stato degli atti (v. Cass. civ. Sez. III, Sent., 3 maggio 2011, n. 9687). La sentenza successivamente emessa non sarà nulla.

bernardeso chiede
domenica 14/04/2013 - Toscana
“A partire da quale momento la parte può ritirare la copia della conclusionale della controparte e a lei destinata? E' necessario che abbia depositato la sua?”
Consulenza legale i 15/04/2013
Copia della comparsa conclusione della controparte viene depositata da questa, unitamente all'originale e alla copia per l'ufficio, entro il termine concesso dal giudice ai sensi dell'art. 190 del c.p.c.. E' irrilevante che sia stata o meno depositata la propria comparsa.
Ciascun tribunale segue una propria prassi nella consegna di tale copia alla parte cui è destinata, ma solitamente esse vengono immesse nell'apposita cassetta che l'avvocato di parte ha a disposizione presso quella autorità giudiziaria.

www chiede
mercoledì 07/11/2012 - Campania
“Qualora il Giudice non disponga espressamente, a verbale, la concessione dei termini ex 190 cpc, essi si considerano comunque concessi, oppure il Giudice potrà direttamente decidere sulla base degli atti già depositati in precedenza?”
Consulenza legale i 09/11/2012

Se il giudice non ha concesso espressamente i termini di cui all'art. 190 del c.p.c., questi non possono intendersi concessi ugualmente.

Sul punto merita di essere ricordata la posizione della Corte di Cassazione, secondo la quale la mancata assegnazione dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie finali di replica costituisce motivo di nullità della conseguente sentenza, impedendo ai difensori delle parti di svolgere nella sua pienezza il diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio (Cass. Civ., 6 marzo 2006, n. 4805).

Tuttavia, è bene segnalare anche una seconda pronuncia degli ermellini in tale ambito, Cass. 23 febbraio 2006, n. 4020, secondo la quale la mancata assegnazione alle parti del termine per lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie, o la pronunzia della sentenza prima della scadenza dei termini già assegnati, previsti dall'art. 190 c.p.c., non sono di per sé causa di nullità della sentenza stessa, essendo indispensabile, perché possa dirsi violato il principio del contraddittorio, che la irrituale conduzione del processo abbia prodotto in concreto una lesione del diritto di difesa; a tal fine, la parte deve dimostrare che l'impossibilità di assolvere all'onere del deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ha impedito alla difesa di svolgere ulteriori e rilevanti aggiunte o specificazioni a sostegno delle proprie domande e/o eccezioni rispetto a quanto già indicato nelle precedenti fasi del giudizio.


chiede
martedì 08/02/2011

“Dopo il deposito delle conclusionale e memorie di replica è possibile depositare un atto aggiuntivo?”

Consulenza legale i 11/02/2011

L'art. 190 del c.p.c. dispone che il termine per il deposito delle comparse conclusionali e memorie di replica decorre a partire dalla rimessione della decisione al collegio da parte del giudice istruttore. Ciò significa che, una volta scambiate le comparse e le repliche, il processo entra nella fase decisoria e alle parti è preclusa ogni ulteriore difesa scritta.


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