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Articolo 923

Codice Civile

Cose suscettibili di occupazione

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Dispositivo dell'art. 923 Codice Civile

Le cose mobili (1) [812] che non sono proprietÓ di alcuno (2)si acquistano con l'occupazione.
Tali sono le cose abbandonate e gli animali che formano oggetto di caccia (3) o di pesca.

Note

(1) Per gli immobili che non sono di proprietÓ di alcuno, vedi 827.

(2) Per gli animali che sono oggetto di caccia si ricorda che questi appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato [v. 826]. Al momento dell'abbattimento la proprietÓ dello Stato si estingue e si produce un acquisto a titolo originario in favore del cacciatore.

(3) Per quanto riguarda la selvaggina, cfr. art. 1, l. 11-2-1992, n.157.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

430Non ho apportato in questa materia innovazioni notevoli alle regole del codice del 1865, ma ho avuto cura di risolvere alcuni punti dubbi e le controversie che ne erano sorte.
L'art. 923 del c.c., riproducendo con lieve variante l'art. 711 del codice precedente, pone in evidenza che l'occupazione, come modo di acquisto della proprietÓ, Ŕ limitata alle cose mobili. L'esclusione della possibilitÓ di acquistare per occupazione i beni immobili si coordina con la norma che ho introdotto nell'art. 827 del c.c. per attribuire al patrimonio dello Stato i beni immobili che non siano di proprietÓ di alcuno. E' cosý risolta una questione che traeva vita dalla formula generica dell'articolo 711 del codice anteriore.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 923 del c.c.che hanno ricevuto risposta dalla redazione di Brocardi.it

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Quesito n. 11845/2014 lunedý 1 dicembre 2014

Alessandro S. chiede

Si può rivendicare la proprietà di un pontile comunale strappato dalle recenti piogge dal suo ormeggio sul lago d'Orta?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11845/2014 [risposta a pagamento]

Il codice civile prevede espressamente alcune ipotesi di acquisto della proprietà relative a fenomeni naturali. Ad esempio, ai sensi dell'art. 941 del c.c. le unioni di terra e gli incrementi, che si formano successivamente e impercettibilmente nei fondi posti lungo le rive dei fiumi o torrenti, appartengono al proprietario del fondo, salvo quanto è disposto dalle leggi speciali; oppure, l'art. 945 del c.c. stabilisce che le isole e le unioni di terra che si formano nel letto dei fiumi o torrenti appartengono al demanio pubblico; e così via.

Vi è una norma che sembrerebbe - ad una lettura superficiale - applicarsi al caso di specie: l'art. 944 del c.c. stabilisce che, se un fiume o torrente stacca per forza istantanea una parte considerevole e riconoscibile di un fondo contiguo al suo corso e la trasporta verso un fondo inferiore o verso l'opposta riva, il proprietario del fondo al quale si è unita la parte staccata ne acquista la proprietà. Deve però pagare all'altro proprietario un'indennità nei limiti del maggior valore recato al fondo dall'avulsione.
Tuttavia, mancano alcuni presupposti della norma: intanto, nel caso di specie non si tratta di un "fiume o torrente", ma di un lago; inoltre, sembra mancare l'elemento della congiunzione (organica e aderente) della parte avulsa con altro terreno.

Mancando una norma specifica che regoli la fattispecie, si devono guardare i principi generali.
Quindi si pongono due questioni:
1. il pontile è un bene che può essere acquistato da un privato?
2. se sì, vi può essere occupazione ai sensi dell'art. 923 del c.c.?

1.
Se il pontile appartiene al demanio pubblico lacuale, il privato non può in alcun caso diventarne proprietario (art. 823 del c.c.: "I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano").
Se esso appartiene al patrimonio del comune, può trattarsi di bene disponibile (così definito quando non è destinato direttamente ed immediatamente a soddisfare esigenze di perseguimento dei fini istituzionali dell'ente e che è, salvo leggi speciali, soggetto alle norme di diritto privato del codice civile) o di bene indisponibile (in quanto la destinazione di esso è volta al perseguimento di finalità istituzionali dell'ente).

In questo secondo caso, il bene può essere alienato (cioè volontariamente ceduto ad altri da parte del comune) ma non sottratto alla sua destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano.
C'è un caso speciale emblematico regolato dalla legge, quello della fauna selvatica, considerata patrimonio indisponibile dello Stato con art. 1, L. 27 dicembre 1977, n. 968; in precedenza, poiché non era stabilito che facesse parte del patrimonio indisponibile, gli animali selvatici non custoditi in fondi chiusi dovevano considerarsi res nullius, suscettibile di occupazione a norma dell’art. 923 c.c.

Tornando al primo caso (bene del patrimonio disponibile) è ipotizzabile in astratto una occupazione.

2.
Tuttavia, l'occupazione ex art. 923 può aversi solo su c.d. res nullius, cioè su cosa che non era di proprietà di alcuno; e su cosa abbandonata, che è la cosa abbandonata dal proprietario con l'intenzione di spogliarsene.
Appare evidente che nel caso di specie il pontile comunale staccato dal lago a causa di un fenomeno atmosferico intenso non è né res nullius, né res derelicta (abbandonata).

Si deve quindi rispondere al quesito in senso negativo.

Se il comune si disinteressasse per molti anni del pontile, e questo si potesse far rientrare nel suo patrimonio disponibile, si potrebbe ipotizzare un acquisto per usucapione ventennale.

Tag: occupazione, demanio, patrimonio disponibile locale, patrimonio indisponibile locale