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Articolo 729

Codice Civile

Assegnazione o attribuzione delle porzioni

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Dispositivo dell'art. 729 Codice Civile

L'assegnazione delle porzioni eguali è fatta [730 c.c.] mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione (1). Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte (2).


Note

(1) Esempio: qualora ai tre coeredi (Tizio, Caio e Sempronio) spettino rispettivamente porzioni di due terzi, un sesto ed un sesto, non si formeranno sei porzioni da un sesto, sorteggiandone poi due a favore di Caio e Sempronio, e attribuendo le restanti a Tizio, ma si formeranno tre porzioni (tante quanti sono i condividenti), attribuendo quella di due terzi a Tizio e quelle di un sesto a Caio e Sempronio.

(2) La norma può essere derogata ove vi sia il consenso di tutti i condividenti o qualora vi siano ragioni di convenienza economica.


Ratio Legis

L'estrazione a sorte delle quote di ciascun erede impedisce ogni favoritismo nell'assegnazione delle porzioni.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

352Nell'art. 729 del c.c. ho soppresso, come negli altri articoli di questo capo, la disposizione, di carattere processuale, del primo comma dell'art. 268 del progetto (art. 277 testo precedente), il secondo comma del quale era già stato modificate per renderne più chiaro il significato. A prima vista la norme del progetto, stabilendo che l'autorità giudiziaria decideva rispetto a quali porzioni si dovesse procedere per estrazione a sorte, e aggiungendo che, d'altro lato, per le quote eguali ere obbligatoria l'estrazione a sorte, sembrava contenere una contraddizione in termini. In realtà la norma voleva dire che per le porzioni diseguali, quando in ogni quota potessero essere compresi beni di valore eguale, l'autorità aveva facoltà di stabilire l'estrazione a sorte per queste frazioni di egual valore da includere nelle diverse quote. Questo concetto è stato ora posto in maggiore evidenza.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 14331/2011

In tema di divisione immobiliare, l'ordinanza con la quale si dichiara esecutivo il progetto di divisione e, rilevate contestazioni in ordine all'assegnazione dei lotti, si provvede alla fissazione dell'udienza per procedere all'estrazione a sorte degli stessi, non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., in quanto provvedimento di natura istruttoria, di per sé revocabile e privo del carattere della decisorietà.

Cass. n. 21319/2010

In tema di scioglimento della comunione relativa ad un immobile comodamente divisibile, il giudice di merito gode di un'ampia discrezionalità nell'esercizio del potere di attribuzione delle porzioni ai condividenti, salvo l'obbligo di darne conto in motivazione; nell'esercizio di tale potere discrezionale, egli può considerare anche gli interessi individuali delle parti aventi ad oggetto beni estranei alla comunione - confrontandoli con gli altri interessi rilevanti nella specie - allo scopo di compiere la scelta più appropriata. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale, assegnando ad uno dei condividenti un lotto corrispondente al valore della quota, ai sensi dell'art. 727 c.c., aveva respinto la richiesta dello stesso di vedersi assegnata, invece, la porzione di terreno confinante con un altro immobile di sua proprietà esclusiva, sicché la sentenza aveva in tal modo determinato l'interclusione di quest'ultimo fabbricato).

In tema di scioglimento della comunione relativa ad un immobile comodamente divisibile, il giudice di merito gode di un'ampia discrezionalità nell'esercizio del potere di attribuzione delle porzioni ai condividenti, salvo l'obbligo di darne conto in motivazione; nell'esercizio di tale potere discrezionale, egli può considerare anche gli interessi individuali delle parti aventi ad oggetto beni estranei alla comunione - confrontandoli con gli altri interessi rilevanti nella specie - allo scopo di compiere la scelta più appropriata. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale, assegnando ad uno dei condividenti un lotto corrispondente al valore della quota, ai sensi dell'art. 727 c.c., aveva respinto la richiesta dello stesso di vedersi assegnata, invece, la porzione di terreno confinante con un altro immobile di sua proprietà esclusiva, sicché la sentenza aveva in tal modo determinato l'interclusione di quest'ultimo fabbricato).

Cass. n. 2394/2009

In materia di divisione ereditaria, non essendo applicabile l'art. 1115 c.c. - secondo il quale il partecipante che abbia adempiuto obbligazioni contratte in solido per la cosa comune ha diritto, in sede di divisione, ad un incremento della quota in misura corrispondente al rimborso dovutogli - se eredi legittimi sono soltanto i due figli del "de cuius", ciascuno di essi ha diritto ad una metà del patrimonio relitto, senza che il coerede che abbia sostenuto oneri anche nell'interesse dell'altro possa vedersi riconoscere il diritto ad un corrispondente incremento della propria quota o anche soltanto alla scelta tra le quote uguali predisposte nel progetto di divisione, dovendosi ritenere che, a parità di quote, il metodo tendenziale di assegnazione, derogabili solo in presenza di situazioni di apprezzabile opportunità, sia quello del sorteggio previsto dall'art. 729 c.c.

Cass. n. 21085/2007

In tema di divisione di comunione ereditaria, con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliono mantenere la comunione con riferimento alla quota loro spettante, ottenendo l'assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere ai sensi dell'articolo 729 c.c. una ipotesi di porzioni diseguali con conseguente impossibilità di procedere alla assegnazione delle quote mediante sorteggio e la necessità, quindi, di disporre l'attribuzione delle quote stesse da parte del giudice; cioè in quanto l'alterazione della originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte. (Nella specie è stata ritenuta legittima la scelta di procedere alla attribuzione delle porzioni del patrimonio del defunto genitore, invece che ricorrere alla estrazione a sorte, perchè alcuni dei figli avevano manifestato la volontà di ammassarsi al fine di consentire a quella di loro che era invalida civile di continuare a vivere nella casa paterna, oggetto di quota indivisa dell'eredità).

Cass. n. 15540/2000

L'uguaglianza delle quote, per procedere al sorteggio tra coeredi, ai sensi dell'art. 729 c.c., va riferita al momento della divisione e non a quello dell'aperta successione, sia perché la norma non qualifica le quote in questione come ereditarie, ed è pertanto da intendere come misura della partecipazione alla comunione, come risultante anche dagli atti dispositivi dei condividenti, sia perché il diritto di prelazione, di cui all'art. 732 c.c., volto a favorire fra l'altro la concentrazione delle quote nei condividenti, è previsto anche per facilitare tendenzialmente la formazione delle porzioni.

Cass. n. 14165/2000

L'art. 720 c.c. disciplina l'ipotesi in cui l'immobile oggetto di comunione non sia divisibile o comodamente divisibile a prescindere dal fatto che le quote dei condividenti siano o meno eguali, mentre l'art. 729 c.c. riguarda la divisione degli immobili divisibili con conseguente formazione di quote uguali o diseguali, procedendosi nel primo caso all'estrazione a sorte e nel secondo all'attribuzione. Ne consegue che nell'ipotesi dell'immobile indivisibile, deve escludersi nella divisione il criterio del sorteggio. Del pari resta estraneo alla disciplina dell'art. 720 c.c. l'eventualità di un frazionamento in natura del bene, mentre la vendita all'incanto è configurata come rimedio residuale cui ricorrere quando nessuno dei condividenti voglia giovarsi della facoltà di attribuzione dell'intero.

Cass. n. 3846/1995

In caso di domanda di divisione ordinaria proposta nei confronti dei coeredi di uno degli originari comunisti, qualora questi non facciano richiesta della loro quota indivisa, ma chiedano lo scioglimento anche di tale comunione, quali successori a titolo universale del de cuius, le porzioni da attribuire ai condividenti divengono diseguali, quand'anche la misura del diritto del loro dante causa fosse stata uguale a quella dell'altro comunista, talché trova applicazione l'art. 729 c.c. che, in caso di quote diseguali, ne prevede l'attribuzione in luogo dell'estrazione a sorte.

Cass. n. 8772/1994

Nella divisione tra coeredi aventi diritto a porzioni uguali, l'assegnazione di queste non può che avvenire mediante estrazione a sorte, a norma dell'art. 729, primo inciso, c.c., criterio che è inteso a garantire i singoli condividenti contro ogni possibile favoritismo. L'uguaglianza o meno delle quote va valutata con riferimento al momento dell'apertura della successione, mentre la circostanza che taluno dei coeredi si sia, per convenzione, reso cessionario della quota di altro coerede non può avere l'effetto di alterare il criterio direttivo per la determinazione e valutazione delle singole quote in confronto degli altri condividenti rimasti estranei alla convenzione.

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