Brocardi.it, il sito dedicato al latino dei giuristi... e molto altro CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1957

Codice Civile

Scadenza dell'obbligazione principale

Dispositivo dell'art. 1957 Codice Civile

Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale (1), purché il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate (2).
La disposizione si applica anche al caso in cui il fideiussore ha espressamente limitato la sua fideiussione allo stesso termine dell'obbligazione principale.
In questo caso però l'istanza contro il debitore deve essere proposta entro due mesi.
L'istanza proposta contro il debitore interrompe la prescrizione anche nei confronti del fideiussore.

Note

(1) In caso di solidarietà tra fideiussore e debitore principale (1944, 1 c.c.) il creditore può scegliere se agire contro l'uno o l'altro. Non ha tale scelta, invece, se è stato pattuito il beneficio di escussione (1944, 2 c.c.).
(2) Si tratta di un termine di decadenza (2964 ss. c.c.) che decorre dalla scadenza dell'obbligazione.

Ratio Legis

La norma è espressione del principio di accessorietà della fideiussione (1939 c.c.) ma tende anche a tutelare il fideiussore dalla possibilità che si crei incertezza in ordine al fatto che sia o meno tenuto alla garanzia.

Spiegazione dell'Articolo 1957 del Codice Civile

Fondamento e portata della norma

L'articolo in esame, che corrisponde agli articoli 1930 e 1931 del codice civile del 1865, è dettato anch'esso a garanzia e tutela dei diritti del fideiussore. Tuttavia nel codice abrogato non era imposto al creditore il dovere di agire entro un certo termine contro i1 debitore principale, ma si conferiva al fideiussore soltanto il diritto di agire contro il debitore, o per essere rilevato o per costringerlo al pagamento. Affiora in tale situazione — osserva la Relazione al codice (n. 765) — quel dovere di correttezza, che e norma di condotta anche nell'esercizio dei diritti (art. 1175) ; la sua trasgressione genera responsabilità, che si può realizzare in forma specifica con la perdita del diritto di credito contro il garante.

Naturalmente il dovere del creditore non crea nel fideiussore il diritto alla previa escussione del debitore;_ il creditore può sempre, rifiutando i termini stabiliti dall'art. 1957, rivolgersi al fideiussore piuttosto che al debitore, se non esista un dovere contrattuale di escussione del debitore.


Estensione dell'obbligo della fideiussione

Se il creditore ha ottemperato all'obbligo, il fideiussore — giusta quanto prescrive l'articolo — rimane obbligato dopo la scadenza dell'obbligazione principale, anche nel caso in cui il fideiussore abbia espressamente limitato la sua fideiussione allo stesso termine dell'obbligazione principale.

La norma è giustificata dal fatto che altrimenti la funzione di garanzia del negozio fideiussorio perderebbe ogni efficacia. La lunga mora del creditore nel rivolgersi al fideiussore può trovare la sopravvenuta insolvenza e mettere il fideiussore nella impossibilità di reintegrare il proprio patrimonio.

Naturalmente il creditore può invece rivolgersi al fideiussore, se non sia stato espressamente convenuto il beneficium excussionis. Ma questo dovrà avvenire avvenire prima che scada il termine di sei mesi previsto dall'articolo: perché se entro sei mesi dalla scadenza il creditore non avrà proposto le istanze contro il fideiussore, nè contro il debitore principale, l'obbligo del fideiussore dovrà ritenersi estinto, e al creditore non resterà altra azione che quella contro il debitore principale, che si prescriverà nel termine normale specifico per essa.

In sostanza questo articolo, mentre stabilisce un obbligo per il creditore principale, dispone anche una proroga legale della obbligazione del fideiussore, della durata di sei mesi, se la fideiussione non ha un termine specificamente determinato, e della durata di due mesi, se essa e stata concepita ad tempus.


Prescrizione del diritto contro il fideiussore

L'obbligo del debitore si traduce in una speciale forma di prescrizione rispettivamente di mesi sei e due. Ma quando la istanza contro il debitore e proposta, questa particolare prescrizione viene interrotta, e se la istanza stessa non permette al creditore, per le condizioni del debitore, di soddisfarsi, egli potrà poi agire contro il fideiussore entro i normali termini di prescrizione, che decoreranno dal giorno in cui è stata proposta l’istanza contro il debitore principale.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

624A proposito della evizione (articolo 734) ho generalizzato l'articolo 728 del progetto del 1936 (articolo 1929 cod. civ.) ad ogni caso di dazione.
Ho, infine, mantenuto al posto dei corrispondenti articoli 1930 e 1931 cod. civ. l'articolo 729 del progetto del 1936; ma ho opportunamente elevato da 2 a 6 mesi il termine dell'articolo 1931: ho voluto evitare che il creditore sia costretto a promuovere troppo precipitosamente l'azione (articolo 735).

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 24391/2010

L'art. 1957 c.c., il quale prevede l'onere per il creditore di proporre le sue istanze contro il debi­tore principale entro sei mesi dalla scadenza del­l'obbligazione di questi, pena la decadenza della garanzia fideiussoria, nulla dispone con riguardo alla necessità per il creditore di escutere nel ter­mine in questione le altre eventuali garanzie pre­state dal debitore o di richiedere il pagamento di crediti ceduti dal debitore.

Cass. n. 24060/2006

In tema di fideiussione, la decadenza di cui all'art. 1957 c.c. — per il caso in cui il creditore non abbia proposto e diligentemente continuato le proprie istanze contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione non è resa inoperante dall'apertura, a carico del debitore principale, di una procedura concorsua­le: questa, infatti, non implica l'impossibilità giu­ridica di proporre istanze contro il debitore e di coltivarle diligentemente, ma comporta soltanto che la diligenza del creditore sia valutata in relazione alle possibilità concesse dall'ordinamento in questi casi.

Cass. n. 20909/2005

Anche in tema di fideiussione è applicabile la disposizione dell'art. 2956 c.c., la quale sanci­sce la nullità della clausola (benché contenuta in un atto unilaterale) con la quale si stabiliscono termini di decadenza che rendono eccessivamen­te difficile a una delle parti l'esercizio del diritto. Ne consegue che è nulla la clausola con la quale, una volta stabilito che il termine d'efficacia della fideiussione coincida con quello di escussione della garanzia, si fissi tra questo termine ed il termine di scadenza dell'obbligazione garantita un periodo temporale così ristretto da rendere eccessivamente difficile, valutate anche le moda­lità di escussione (ad esempio, mediante lettera che debba pervenire entro un certo termine al garante), che il creditore possa avvalersi della ga­ranzia prestata. L'accertamento relativo all'ecces­siva difficoltà di esercizio del diritto è demandato al giudice del merito e sfugge, se congruamente e logicamente motivato, al controllo di legittimità.

Cass. n. 2532/2005

Il socio della società di capitali assoggettata alla procedura di concordato preventivo non beneficia della cosiddetta «esdebitazione» per i debiti sorti nel periodo in cui egli è rimasto unico socio della società, per i quali il predetto è fideius­sore ex lege, sicché alla fattispecie è applicabile l'art. 1957, c.c., dovendo tuttavia essere esclusa la decadenza del creditore dalla fideiussione, qua­lora questi abbia presentato istanza per il ricono­scimento del credito in sede concordataria, in quanto l'assoggettamento del debitore principale alla procedura concorsuale costituisce un impedi­mento giuridico ostativo alla realizzazione della pretesa nei confronti del medesimo.

Cass. n. 7502/2004

Agli effetti della disposizione contenuta nell'art. 1957 c.c., secondo la quale il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'ob­bligazione principale, purchè il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate, per «istanza» deve intendersi ogni iniziativa di carattere giudiziario assunta secondo le forme prescritte dal codice di rito in relazione al tipo di tutela domandato; ne consegue che tutte le volte che il giudice debba essere adito con ricorso da depositarsi in cancelleria, la data cui avere riguardo è quella del deposito e non anche quella successiva della notificazione del ricorso e del pe­dissequo provvedimento.

Cass. n. 16758/2002

Nella ipotesi in cui la durata di una fideius­sione sia correlata non alla scadenza della ob­bligazione principale ma al suo integrale adem­pimento, l'azione del creditore nei confronti del fideiussore non è soggetta al termine di decaden­za previsto dall'art. 1957 c.c.

Cass. n. 11771/2002

La decadenza del creditore dalla fideius­sione (art. 1957 c.c.) non opera in presenza di un impedimento giuridico ostativo alla realizzazione della pretesa verso il debitore principale, poiché l'impossibilità di esperire qualsiasi azione nei confronti di quest'ultimo, quando risulti evidente e giuridicamente insuperabile, non può in alcun modo integrare gli estremi della «negligenza del creditore» (presupposto dell'applicabilità della norma de qua) e, per l'effetto, considerarsi causa efficiente dell'estinzione della garanzia. (Principio affermato dalla S.C. in tema di concordato falli­mentare e di successiva apertura della procedura fallimentare, sulla scorta dell'assunto secondo cui né in sede concordataria, né in sede fallimentare era concessa al creditore — nella specie, una ban­ca — altra possibilità se non quella — ritualmente esperita — dell'agire per il mero riconoscimento del credito in sede concordataria, e di instare per l'ammissione al passivo in sede fallimentare). 

Cass. n. 11759/2002

In tema di decadenza del creditore dell'ob­bligazione fideiussoria per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale, allorquando la fideiussione riguardi obbligazioni aventi scadenze periodiche, il dies a quo agli effetti dell'art. 1957 c.c. è quello di scadenza delle singole prestazioni e non già quello che segna l'estinzione dell'intero rapporto, dovendosi applicare il principio generale in ma­teria di prescrizione e decadenza secondo cui gli effetti di tali istituti cominciano a decorrere dal momento in cui il diritto può esser fatto valere. (Nella specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza d'appello che aveva ritenuto che i canoni locativi devono essere pagati secondo la scadenza contrattuale e non alla data di rilascio effettivo dell'immobile, ancorché dovuti a titolo risarcitorio in relazione al mancato rilascio dell'immobile alla scadenza del contratto di locazione).

Cass. n. 4033/1999

Il vigente sistema della garanzia del credito non esclude il concorso di una garanzia personale con una reale rispetto al medesimo credito, in quanto esso importa un rafforzamento della tute­la dello stesso credito. Pertanto, ben può il terzo contemporaneamente prestare le due garanzie. Tuttavia, al terzo datore di ipoteca non si appli­cano le norme di limitazione della responsabilità previste per il fideiussiore, in mancanza di una specifica convenzione in tal senso. In particola­re, non trova applicazione, in difetto di espres­sa previsione, con riguardo al caso dell'ipoteca concessa da un terzo, l'onere, imposto dall'art. 1957 c.c. al creditore, perché possa conservare la garanzia prestatagli dal fideiussore, di agire contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione.

Cass. n. 283/1997

L'art. 1957 c.c., nell'imporre al creditore l'onere di proporre «le sue istanze» contro il de­bitore entro sei mesi dalla scadenza per l'adem­pimento dell'obbligazione garantita dal fideius­sore, a pena di decadenza dal suo diritto verso quest'ultimo, tende a far sì che il creditore stesso prenda sollecite e serie iniziative contro il debi­tore principale per recuperare il proprio credito, in modo che la posizione del garante non resti indefinitamente sospesa. Alla luce di tale ratio, consegue che il termine «istanza» si riferisce a tutti i vari mezzi di tutela giurisdizionale del diritto di credito, in via di cognizione o di esecu­zione, che possano ritenersi esperibili al fine di conseguire il pagamento, indipendentemente dal loro esito e dalla loro concreta idoneità a sortire il risultato sperato. Resta, invece, escluso che, in quello stesso termine, possa rientrare un sem­plice atto stragiudiziale, o una denunzia o una querela presentate in sede penale, o un ricorso per accertamento tecnico preventivo.

Cass. n. 3085/1996

La decadenza della fideiussione — prevista dall'art. 1957 c.c: per il caso in, cui il creditore non abbia proposto e diligentemente continuato le proprie istanze contro il debitore principale, entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione — non può operare allorché esista un ostacolo giuridico alla realizzazione della pretesa del creditore nei confronti del debitore principale, poiché l'impossibilità di esperire qualsiasi azione nei confronti di quest'ultimo, quando sia evidente a priori e giuridicamente insuperabile, non può in alcun modo addebitarsi a negligenza del creditore e, quindi, considerarsi produttiva dell'estinzione della garanzia. (Nella specie, il giudice di merito aveva individuato l'ostacolo giuridico alla realiz­zazione della pretesa del creditore nell'apertura della procedura di concordato preventivo del debitore. La S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha cassato l'impugnata: sentenza per difetto di motivazione).

Cass. n. 7345/1995

Con riguardo alla cosiddetta fideiussione solidale, l'istanza giudiziale, da proporre entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione principale, ai sensi dell'art. 1957, comma primo, c.c., può es­sere rivolta, a scelta del creditore, contro l'uno o l'altro dei condebitori solidali, con la conseguenza che, qualora il creditore abbia tempestivamente proposto l'istanza contro il fideiussore, eserci­tando la facoltà di scelta spettantegli in base ai principi della solidarietà passiva, non è tenuto ad agire, prima della scadenza del suddetto termine, anche nei confronti del debitore principale.

Cass. n. 2827/1994

Con riguardo a fideiussione, la cui durata sia correlata non alla scadenza dell'obbligazione prin­cipale, ma all'integrale soddisfacimento di questa, come nel caso di polizza fideiussoria contenente clausola di previsione della efficacia della garan­zia prestata fino al momento della liberazione del debitore dagli obblighi inerenti al contratto per il quale la garanzia stessa è stata ottenuta, l'azione del creditore non è più soggetta ad alcun termine di decadenza, con conseguente estraneità della relativa situazione all'area di operatività dell'art. 1957 c.c., concernente la diversa ipotesi della sem­plice riduzione del detto termine.

Cass. n. 2782/1994

La norma di cui all'art. 1957 c.c., la quale condiziona il persistere dell'obbligazione del fi­deiussore, dopo la scadenza del debito principale, alla circostanza che il creditore abbia proposto entro sei mesi le sue istanze contro il debitore e le abbia continuate con diligenza, non è applicabile all'avallo cambiario, in considerazione dell'astrat­tezza e dell'autonomia cartolare dell'obbligazione dell'avallante rispetto a quella dell'avallato, per cui l'avallo, a differenza della fideiussione, costituisce un vincolo esente da ogni nesso con quello assun­to dall'avallato.

Cass. n. 7766/1990

La polizza, con la quale una compagnia di assicurazioni garantisca l'adempimento del debito di un terzo, o ne assuma l'obbligazione per il caso della sua insolvenza (cosiddetta assicurazione fi­deiussoria o cauzionale), assolve, in via esclusiva o prevalente, alla stessa funzione del contratto di fideiussione, e resta conseguentemente soggetta alla relativa disciplina anche per quanto riguarda la decadenza ex art. 1957 c.c., atteso che il con­tratto di assicurazione, ancorché sotto forma di assicurazione di credito, presuppone la copertura di un rischio e l'assunzione di una obbligazione di tipo indennitario, e non è quindi configurabile in presenza di un'obbligazione obiettivamente e quantitativamente coincidente con quella del terzo; senza che rilevi in contrario che il contratto sia stato stipulato anche con la partecipazione del creditore così garantito, derivandone l'esclusivo effetto di obbligare direttamente la compagnia assicuratrice nei confronti del creditore ed im­pedire che quest'ultimo, quale beneficiario della prestazione negoziata a suo favore dal debitore, possa dichiarare di non aderire alla stipulazione. secondo la disciplina del contratto a favore del terzo (art. 1411, ultimo comma, c.c.).

Cass. n. 4868/1988

Nella fideiussione solidale, che si presume, in difetto di pattuizione della preventiva escussione del debitore principale, l'azione proposta contro il fideiussore, entro sei mesi dalla scadenza, vale ad evitare la decadenza di cui all'art. 1957 primo comma c.c., atteso che tale norma, ove dispone che il fideiussore rimane obbligato a condizione che il creditore si rivolga al debitore principale entro il suddetto semestre, va coordinata con le regole della solidarietà passiva, le quali conferi­scono al creditore la facoltà di agire, a sua scelta, contro ciascuno dei coobbligati.

Cass. n. 7547/1986

In tema di estinzione della fideiussione, il termine di sei mesi previsto dall'ari. 1957 c.c. per­ché il creditore proponga le sue istanze nei con­fronti del debitore — termine alla cui osservanza è condizionata la conservazione della garanzia del creditore nei confronti del fideiussore — decorre dalla scadenza del credito principale e non già dal successivo momento in cui si sia eventualmente formato il titolo esecutivo.

Cass. n. 1025/1982

Il momento di decorrenza del termine per la proposizione delle istanze nei confronti del de­bitore principale, ai fini previsti dall'art. 1957 c.c., coincide con quello di azionabilità del relativo di­ritto e perciò con il momento di scadenza dell'ob­bligazione principale, ove si tratti della prestazio­ne indotta in contratto, ovvero con quello in cui il creditore ha la giuridica possibilità di domandare il succedaneo risarcimento del danno. Pertanto, in materia di appalto di opere pubbliche, ove sia stata prestata fideiussione in luogo di cauzione, la rescissione amministrativa del contratto deli­berata dall'amministrazione per inadempimento dell'appaltatore, segna nei confronti della mede­sima il momento iniziale del termine suddetto, in quanto fin dalla data di tale deliberazione ha il potere di proporre le proprie istanze nei con­fronti del debitore principale.

Cass. n. 4241/1974

L'art. 1957 c.c., nel condizionare la perma­nenza della fideiussione alla proposizione, da parte del creditore, entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione principale, delle proprie istanze nei confronti del debitore, si riferisce alle istanze giudiziali, intese nel senso di atti che attribui­scano al creditore la veste di parte processuale e che si sostanzino in una domanda rivolta al­l'adempimento del credito, su cui il giudice ab­bia il dovere di provvedere. Non rappresentano, pertanto, istanze nel senso anzidetto la denunzia penale e la querela per i reati di assegno a vuoto e di truffa, proposte dal creditore nei confronti del debitore principale, resosi inadempiente all'ob­bligo di pagare l'importo di un assegno bancario, poiché tali atti, costituendo, rispettivamente, una notitia criminis ed un'istanza di punizione, non tendono, di per sé, all'adempimento del credito e non conferiscono al soggetto che li pone in es­sere la qualità di parte del procedimento penale. È, invece, idonea a garantire la permanenza della fideiussione, ai sensi della citata norma, la co­stituzione di parte civile del creditore nel detto processo purché tempestivamente effettuata, in quanto la richiesta del risarcimento dei danni, in cui essa si sostanzia, essendo rivolta al pagamen­to di una somma di denaro comprensiva di quella dovuta in base al rapporto obbligatorio, soddisfa l'interesse del creditore in forma specifica e, quin­di, ha la natura di istanza ai fini dell'art. 1957 c.c.

Cass. n. 3315/1972

La norma dell'art. 1957, primo comma c.c., richiedendo che il creditore entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione principale proponga le proprie istanze contro il debitore, ha una portata generica che è riferibile ai vari mezzi di tutela giurisdizionale del diritto di credito che, in relazione alle concrete circostanze, si debbono ritenere utilmente esperibili al fine di conseguire il pagamento. Pertanto, se munito di titolo esecu­tivo non giudiziale, il creditore non ha necessità, per rispettare il precetto dell'art. 1957, comma primo c.c., di proporre azione di condanna contro il debitore, e può limitarsi ad esperire l'azione esecutiva.

Hai un dubbio su questo argomento?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 1957 del c.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

06/09/2015 Sardegna
Salvatore E.D. chiede
“Nel lontano 1991 rilasciai in favore di una Banca Popolare una fideiussione a garanzia di una linea di credito (scoperto di c/c e sconto commerciale) concessa a XY, all’epoca carente di garanzie proprie.
Nel 1992, però, per l’anomalo andamento del rapporto creditizio, gli affidamenti furono revocati e le risultanti esposizioni, allora pari agli attuali euro 15.000,00, vennero poste in liquidazione, con invito ad entrambi i debitori solidali a provvedere al ripiano entro gg.15.
Poiché a tanto non fu ottemperato, la Banca chiese ed ottenne un unico decreto ingiuntivo nei confronti di XY e del sottoscritto. Al provvedimento giudiziale solo io feci opposizione mentre con riguardo a XY, rimasto quiescente, il decreto acquistò la efficacia del giudicato senza, però, mai dare la stura a procedure esecutive in suo danno. Inoltre è da aggiungere che, dopo la notifica del D.I, la Banca non si interessò più della posizione debitoria di XY, perfino trascurando l’adozione di ogni utile accorgimento per evitare la evenienza di possibili prescrizioni del proprio diritto di credito.
Per quanto riguarda la mia posizione, il giudizio di opposizione al D.I. non fu purtroppo a me favorevole e così dovetti accollarmi, in ottemperanza degli obblighi nascenti dalla garanzia, l’intera esposizione bancaria, nel frattempo lievitata a oltre 32.000,00 euro, attraverso un piano di smobilizzo graduale consentitomi dall’Istituto di Credito e che attualmente figura realizzato per circa i 2/3 dell’intera debitoria.

Esposto quanto sopra e ricordato che, per legge, compete al fideiussore che ha pagato il diritto di rivalersi sul debitore garantito delle somme esitate, i miei punti di domanda sono:
a)- considerato che il decreto ingiuntivo del 1992 (rimasto senza alcun seguito), è stato l’ultimo atto ricevuto da XY, è possibile ritenere ormai caduto in prescrizione, dato il tempo trascorso, il credito della Banca e, nell’affermativa, chiedere la liberazione del fideiussore ex artt. 1955 e 1957 c.c. per fatto del creditore, per non avere costui, per un verso ed attraverso un comportamento omissivo, colpevole e negligente, evitato il verificarsi della prescrizione del proprio diritto di credito nei confronti del debitore principale (art. 1955 c.c.) e, per altro verso, per non aver diligentemente coltivato l’azione inizialmente proposta contro lo stesso debitore (art.1957 c.c.), in entrambi i casi precludendo al fideiussore la facoltà di surrogarsi nei diritti del creditore.
b)- Oppure la surrogazione è ancora possibile (ed i tal caso non v’è liberazione ex art. 1955 c.c.) in quanto le ragioni di credito della Banca nei confronti di XY sussistono ancora, ogni prescrizione essendo stata evitata dal giudizio di opposizione a D.I. promosso dal fideiussore, i cui effetti interruttivi si estenderebbero anche al rapporto principale?
c)-gli interrogativi posti nei punti che precedono, sono riferibili anche alle azioni di regresso di cui all’art.1950 c.c. oppure queste sono sempre esperibili nei confronti del debitore XY in forza del solo atto di fideiussione e della prova dell’avvenuta satisfazione della Banca, sui quali non interferirebbero le vicende prescrizionali che investono invece il rapporto creditore-debitore principale?
d)-In quest’ultima ipotesi (e anche qui rimane precluso il ricorso al beneficio di cui all’art. 1955 c.c.) quale è la procedura da seguire per attivare la fideiussione ed esperire l’azione di regresso nel confronti del debitore XY?
e)-Un ultimo quesito: in caso di liberazione della fideiussione per fatto del creditore, se e quale azione è possibile esperire contro quest’ultimo per la ripetizione di quanto finora pagato dal fideiussore?

Mi scuso per l’abbondante esposizione e, non senza ringraziarVi per quanto andrete a riferire, porgo i più cordiali saluti.”
Consulenza legale i 07/09/2015
La vicenda descritta concerne una fideiussione rilasciata ad una Banca, a garanzia della linea di credito di un suo correntista che chiameremo XY: dai dati forniti si evince che non era stato previsto il beneficio di escussione a favore del fideiussore, pertanto questi poteva essere convenuto per il pagamento anche senza che prima si fosse tentata l'escussione contro il debitore principale (si parla di fideiussione solidale in contrapposizione alla fideiussione c.d. semplice o con beneficio d'escussione, art. 1944 del c.c.).

Nel quesito si dice che il decreto ingiuntivo del 1992 non è mai utilizzato come titolo per l'esecuzione forzata contro il debitore né il fideiussore (che ha pagato e sta pagando spontaneamente), e che la Banca non si è mai più curata di interrompere la prescrizione contro XY dopo il 1992.
Cerchiamo di ricostruire le vicende della prescrizione nel caso di specie.
Poiché l'obbligazione del fideiussore e quella del debitore sono solidali, trova applicazione l'art. 1310 del c.c., in base al quale gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido hanno effetto riguardo agli altri debitori.
Ciò significa che la prescrizione è stata certamente interrotta con la notifica del d.i. a XY e al fideiussore; l'interruzione è altresì rimasta operante fino al momento del passaggio in giudicato della sentenza che ha definito il giudizio di opposizione, anche se partecipato dal solo fideiussore (v. art. 2945 del c.c.). Il termine prescrizionale decennale ha quindi cominciato a decorrere nuovamente, per intero, dopo che la sentenza è passata in giudicato (tale data non è indicata nel quesito, ma si può supporre sia successiva di qualche anno alla data del decreto ingiuntivo, 1992).
Dopo la sentenza, tuttavia, si rileva solo che la Banca e il fideiussore hanno raggiunto un accordo, cioè, tecnicamente, hanno stipulato una transazione: l'art. 1304 del c.c. stabilisce che la transazione fatta dal creditore con uno dei debitori in solido non produce effetto nei confronti degli altri, quindi l'accordo con la Banca non è opponibile al debitore XY (né lo stesso può considerarsi atto interruttivo della prescrizione nei confronti di questi). Non si rilevano altri atti di interruzione della prescrizione contro XY.
Ne discende, a nostro giudizio, che il diritto della Banca di agire contro il debitore appare prescritto.

L'art. 1955 del c.c. non sembra applicabile nel nostro caso, in quanto il "fatto del creditore" in esso menzionato è tale solo se il creditore ha violato uno specifico dovere giuridico impostogli dalla legge o dal contratto, e non in caso di mancato assolvimento di un semplice onere o di una norma di comune prudenza, poiché in questi casi di inattività del creditore il mancato assolvimento determina solo la perdita di un vantaggio, che il creditore non ha l'obbligo di costituire per il fideiussore, visto che non l'ha costituito nemmeno per sé (V. Cass. civ. n. 3161/1997 e 2301/2004). Nel caso di specie, la Banca ha semplicemente trascurato di proseguire il recupero coattivo del credito nei confronti del debitore e non si ravvisa uno specifico obbligo di legge che le imponesse invece di procedere.

Nemmeno l'art. 1957 del c.c. trova applicazione nella vicenda in esame, poiché, trattandosi di fideiussione solidale, l'"onere di proporre le istanze" contro il debitore e diligentemente continuarle può essere riferito indifferentemente al debitore o al fideiussore stesso: lo ha sancito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite (sentenza n. 5572/1979), seguita da un filone giurisprudenziale conforme (vedi ad esempio Cass. n. 7345/1995: "Con riguardo alla cosiddetta fideiussione solidale, l'istanza giudiziale, da proporre entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione principale, ai sensi dell'art. 1957, comma primo, c.c., può es­sere rivolta, a scelta del creditore, contro l'uno o l'altro dei condebitori solidali, con la conseguenza che, qualora il creditore abbia tempestivamente proposto l'istanza contro il fideiussore, eserci­tando la facoltà di scelta spettantegli in base ai principi della solidarietà passiva, non è tenuto ad agire, prima della scadenza del suddetto termine, anche nei confronti del debitore principale").

In conclusione, il diritto della Banca contro il debitore è prescritto, quindi non può operare la surrogazione, che ha effetto dalla data del pagamento integrale: o meglio, il debitore potrebbe opporre al fideiussore l'avvenuta prescrizione.

Tuttavia, il fideiussore mantiene l'azione di regresso contro il debitore (art. 1950 del c.c.), che si prescrive in dieci anni dalla data del pagamento, secondo quanto stabilito dall'art. 2946 del c.c., anche se il credito aveva una prescrizione originaria più breve (questa l'opinione maggioritaria). Il fatto che il debito venga pagato a rate non sembra poter influisce sul fatto che la prescrizione debba ritenersi decorrente solo dal momento dell'integrale pagamento della somma dovuta al creditore (circostanza che deve ancora realizzarsi).
Il fideiussore ha però l'onere di avvisare il debitore dell'avvenuto pagamento (art. 1952 del c.c.), altrimenti questi potrà opporgli le eccezioni che avrebbe potuto opporre al creditore all'atto del pagamento (in particolare, la pericolosa eccezione di prescrizione).

Qualora possa provarsi l'insolvenza del debitore, nel caso in esame è ipotizzabile anche l'esperimento dell'azione di rilievo per liberazione del fideiussore contro il debitore, ai sensi dell'art. 1953 del c.c.: il fideiussore può ottenere di essere liberato dal debitore, facendo sì che lo stesso paghi direttamente il creditore. Attenzione però: questa azione non consente al fideiussore di essere pagato dal debitore, quindi non costituisce una forma di azione in regresso. Si tratta solo di "forzare la mano al debitore" e costringerlo a pagare il debito al creditore liberando il fideiussore. Nel caso di specie, va valutata con attenzione l'opportunità di accedere a tale rimedio, poiché la Banca ha già ricevuto 2/3 del pagamento e la situazione è più complessa.

19/05/2015 Veneto
Vincenzo A. chiede
“Signori buon giorno,

Ho prestato fideiussione nel lontano 1992, la Società è poi fallita nel 1996, allora la fideiussione era prestata a favore della Banca Agricola Mantovana che è poi stata assorbita dal Monte dei Paschi di Siera, oggi a distanza di ben 19 anni una Società di recupero crediti nominata dal Monte Dei Paschi di Siena, chiede il pagamento del debito.
In questo periodo di tempo mai nessuno ha avanzato richieste di saldo dell'obbligazione.
Il curatore fallimentare, asserisce che la richiesta non è più valida, vorrei esserne sicuro, vorrei anche sapere come rispondere alla Società di recupero crediti.
In attesa di un gentile riscontro, porgo cordiali saluti.”
Consulenza legale i 22/05/2015
I diritti di credito si prescrivono ordinariamente in dieci anni ai sensi dell'art. 2946 del c.c., salvi i diversi casi stabiliti dalla legge (ad esempio, il diritto al risarcimento del danno da responsabilità extra contrattuale si prescrive in 5 anni).

La prescrizione, però, può essere interrotta mediante, ad esempio, la notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, dalla domanda proposta nel corso di un giudizio, nonché da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore (art. 2943 del c.c.).

Nel caso particolare della fideiussione, il quarto comma dell'art. art. 1957 del c.c. stabilisce che l'istanza proposta contro il debitore interrompe la prescrizione anche nei confronti del fideiussore. Da ciò si evince che, anche a prescindere dal termine di decadenza semestrale dettato dal primo comma dello stesso articolo, il diritto del creditore garantito nei confronti del fideiussore è assoggettato ad un autonomo termine prescrizionale decennale.
Il codice, tuttavia, come dicevamo, stabilisce che tale termine può dirsi interrotto nei confronti del fideiussore anche mediante la presentazione dell'istanza di pagamento al debitore principale, compresa l'istanza di insinuazione al passivo fallimentare.

Quindi, per tornare al caso di specie, quando la banca si insinuò nel fallimento nel 1996, la prescrizione anche nei confronti del fideiussore fu interrotta.
Ma quali sono gli effetti e la durata dell'interruzione?
L'art. 2945 del c.c. dice che per effetto dell'interruzione s'inizia un nuovo periodo di prescrizione. Quanto la causa interruttiva è una domanda giudiziale, la prescrizione di norma non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio.

La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare è ritenuta equiparabile all'atto con cui si inizia un giudizio e determina l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale.
L'interruzione si estende anche al condebitore solidale del fallito, quale ad esempio il fideiussore, ai sensi dell'art. 1310 comma 1 c.c. (in applicazione del principio, la S.C. ha annullato con rinvio la decisione con cui il giudice di merito aveva accolto l'opposizione a precetto proposta da uno dei coobbligati solidali del fallito, sul presupposto dell'intervenuta prescrizione decennale, nei suoi riguardi, del credito oggetto di un provvedimento monitorio dal medesimo condebitore, mentre, per contro, la presentazione dell'istanza di insinuazione del credito nel passivo fallimentare aveva dispiegato efficacia interruttiva anche nei confronti di tale soggetto, cfr. Cass. civ., sez. III, 17.7.2014, n. 16408).

Tutto ciò premesso, sembra che possa ancora sussistere il diritto del creditore a chiedere il pagamento al garante-fideiussore a condizione che:
- entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione principale il creditore abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia diligentemente continuate;
- il creditore abbia regolarmente proposto l'istanza di ammissione al passivo e l'abbia coltivata;
- al momento dell'ammissione al passivo il credito non fosse già prescritto;
- la procedura fallimentare sia ancora in corso.

Chiaramente, nel caso di specie, il fatto preoccupante sta nell'eccessiva durata del fallimento (in corso da circa vent'anni!). Tuttavia, la legge non stabilisce una durata massima della procedura concorsuale e quindi è ammissibile in astratto che la prescrizione resti interrotta per un arco temporale così lungo.
L'eccessiva durata del fallimento potrà, casomai, essere fonte di responsabilità per risarcimento del danno patrimoniale e chi lo subisce potrà richiedere l'equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo.

Pertanto, per contrastare efficacemente la domanda del creditore, si dovrà opporre una delle eccezioni sopra elencate (es. la mancanza di diligenza nella continuazione dell'istanza contro il debitore).

03/03/2013 Lazio
Massimiliano S. chiede
“Salve, nel 1993 ho sottoscritto una fideiussione solidale a favore della banca di Roma a garanzia di un mutuo concesso alla azienda di mia madre dopo aver messo ipoteche su un capannone e casa di proprietà. Oggi capisco che la banca a finanziato altri mutui a mia madre senza mai informare il fideiussore, sia prima delle fideiussioni che dopo. Nel 1995 e' stata chiusa la società e la banca di Roma ha fatto atto di precetto perché mia madre non riusciva a soddisfare i crediti della banca perché (evidentemente) troppo onerosi per la capacità finanziari della società gestita da mia madre. I beni di proprietà di mia madre sono stati messi all' asta. Nel 2012 sono stati venduti all' asta 2 capannoni. A breve ci sarà l' asta anche del villino messo a garanzia nei vari mutui non soddisfatti. Da un calcolo prevediamo che anche con la vendita della casa non saranno soddisfatti i crediti vantati dalla banca, nemmeno per quelli privilegiati. Nel 2010 circa mi è arrivata l'unica lettera riguardo le fideiussioni, in quanto il credito era stato acquisito da un'altra fianziaria, con un riepilogo dei vari mutui che erano stati fatti da mia madre. Vorrei capire se la banca di Roma e quindi la nuova finanziaria può richiedermi il pagamento della fideiussione, se posso chiedere la prescrizione visto il tempo passato e la mancanza di qualsiasi comunicazione (tranne quella del 2010)? e/o fare qualsiasi tipo di opposizione vista la mia giovane età (22 anni, senza nessuna garanzia reale) al momento della stipula o perché la banca avrebbe dovuto prevedere che la società di mia madre non avrebbe soddisfatto tutto il credito finanziato.
Distinti saluti”
Consulenza legale i 07/03/2013
La vicenda appare piuttosto complessa e una risposta esaustiva al quesito non può prescindere da un attento esame della fideiussione prestata nel 1993.
In questa sede, tuttavia, è comunque possibile rilevare quanto segue.
Il diritto del creditore di escutere la garanzia del fideiussore è prescritto? L'ultimo comma dell'art. 1957 del c.c. precisa che l'istanza proposta contro il debitore principale interrompe il termine prescrizionale anche nei confronti del fideiussore. Ciò significa che, indipendentemente da quanti anni siano effettivamente trascorsi dal momento della sottoscrizione della fideiussione, se il creditore ha tempestivamente agito verso il debitore, anche per il fideiussore la prescrizione è interrotta e quindi non può essere opposta al creditore. Nel caso di specie, si suppone che il creditore, in quanto istituto bancario, abbia tempestivamente promosso l'azione contro il debitore.
Il primo comma dello stesso articolo 1957 c.c., però, prevede anche che il fideiussore rimane obbligato oltre la scadenza dell'obbligazione garantita solo se il creditore abbia proposto entro sei mesi le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate: sarà opportuno verificare se ciò sia accaduto nel caso di specie, anche se si deve presumere che, visto il grado avanzato della procedura esecutiva, la banca abbia diligentemente proseguito l'azione contro il debitore.
Quanto al contenuto della fideiussione, essa può essere prestata sia per una precisa obbligazione che a garanzia di obbligazioni future. In quest'ultimo caso, l'art. 1938 del c.c. ci dice che deve essere previsto un importo massimo garantito (anche questo particolare va verificato dal contratto di fideiussione).
Se la fideiussione venne prestata per una singola obbligazione (il primo mutuo) e questo è stato soddisfatto mediante la vendita dei beni del debitore, il fideiussore è liberato, perché la sua obbligazione è accessoria e cade con l'estinzione dell'obbligazione principale.
In riferimento all'età del fideiussore, essa è irrilevante (naturalmente deve trattarsi di soggetto maggiorenne): anche il fatto che non potesse offrire garanzie reali non rileva, se non sul piano dell'opportunità per la banca creditrice di accettare una simile garanzia personale. Nemmeno il fatto che la banca avrebbe potuto prevedere l'insolvenza del debitore incide sull'obbligazione del fideiussore, anzi: la garanzia prestata avrebbe dovuto costituire uno strumento di "sicurezza" per l'istituto bancario.
Per capire se il fideiussore è ancora vincolato, sarà quindi opportuno leggere con attenzione la fideiussione sottoscritta tenendo in considerazione tutti gli aspetti sopra descritti.

03/01/2011
Riccardo chiede

“Salve, ho un caso da sottoporre: ho un contratto di locazione il cui adempimento del pagamento dei canoni è garantito da un contratto di fideiussione. Tale contratto specifica che la garanzia è dovuta sino alla prima scadenza del quadriennio di locazione. Tale dicitura giustifica l'applicazione del secondo comma dell'art. 1957 c.c., nel caso in cui il conduttore interrompa di pagare il canone prima della fine del quadriennio o doveva essere specificato meglio che la fideiussione scadeva nel momento in cui non veniva pagato un canone? Grazie.”

Consulenza legale i 05/01/2011

La fideiussione è costituita dall'accordo in forza del quale un terzo si obbliga verso il creditore a garantire l'adempimento di un'obbligazione altrui (art. 1936 del c.c.).

Premesso che sarebbe necessaria un'attenta lettura del testo contrattuale, si può comunque rilevare che:
- il pagamento del canone di locazione costituisce obbligazione ad esecuzione periodica;
- nella fideiussione riguardante obbligazioni ad esecuzione periodica il termine di scadenza è quello entro il quale la singola prestazione deve essere adempiuta;
- la durata della fideiussione, nel caso di specie, è stata stabilita in correlazione a quella della locazione (primi quattro anni di durata di quest'ultimo contratto).

E' pertanto presumibile (nulla di certo può essere detto, non conoscendo il contenuto specifico del contratto) l'intento del fideiussore di prestare la garanzia per il pagamento di tutti i canoni di locazione che scadano durante i primi quattro anni dalla stipula del contratto: non appare, quindi, sufficiente a far "scadere" la fideiussione il primo omesso adempimento dell'obbligazione a carico del conduttore, dovendo il fideiussore garantire il pagamento anche dei canoni successivi.


Hai un dubbio su questo argomento?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica.

Testi per approfondire questo articolo

  • La fideiussione

    Collana: Nuova giurisprudenza dir. civile e comm.
    Pagine: 1070
    Data di pubblicazione: maggio 2013
    Prezzo: 100,00 -10% 90,00 €
    Categorie: Fideiussione

    L’opera presenta una trattazione molto meticolosa e approfondita di tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento a favore del creditore per tutelare la sua posizione e la pretesa all’esecuzione della prestazione, ed in particolare sull’istituto della fideiussione. Gli Autori concentrano l’analisi sulla ricostruzione del regime giuridico delle fattispecie espressamente delineate dal codice per poi soffermarsi su uno studio di quelle figure considerate... (continua)