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Articolo 1462

Codice Civile

Clausola limitativa della proponibilitÓ di eccezioni

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Dispositivo dell'art. 1462 Codice Civile

La clausola con cui si stabilisce che una delle parti non può opporre eccezioni al fine di evitare o ritardare la prestazione dovuta, non ha effetto per le eccezioni di nullità [1418 ss.], di annullabilitÓ [1425] e di rescissione [1447 ss.] del contratto (1). Nei casi in cui la clausola è efficace, il giudice, se riconosce che concorrono gravi motivi, può tuttavia sospendere la condanna, imponendo, se del caso, una cauzione[disp. att. 167] (2).

Note

(1) La clausola solve et repete non opera quando la parte giustifica la mancata esecuzione della prestazione facendo valere la nullità, l'annullabilità o la rescissione del contratto. L'inefficacia della clausola, in tal caso, si spiega perché non sarebbe giustificata una prestazione in base ad un contratto invalido. La giurisprudenza limita notevolmente la portata della clausola ritenendo che essa non è in grado di bloccare l'eccezione di inadempimento, mentre opera solo quando la parte eccepisce l'inesatto adempimento.

(2) Secondo la dottrina dominante i gravi motivi si riducono all'inadempimento della parte che beneficia della clausola.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

662La sospensione della prestazione Ŕ considerata legittima quando Ŕ conforme a buona fede (art. 1460 del c.c. e art. 1461 del c.c.; cfr. anche art. 1565 del c.c.); cosý se la prestazione non adempiuta Ŕ di lieve importanza, l'inadempimento di una parte non pu˛ invocarsi dall'altra per giustificare il proprio. Anche quando talvolta la legge consente la sospensione di fronte ad una inadempienza di lieve entitÓ (art. 1565), la deviazione dal principio generale di proporzione Ŕ soltanto apparente, perchŔ si pone in tal caso l'obbligo di preannunziare la sospensione della propria prestazione; in modo che l'insistere nell'inadempimento, nella specifica ipotesi legale, converte in grave ci˛ che grave di per sŔ non sarebbe.
E' da notare il ristretto ambito entro cui funziona la clausola del solve et repete (art. 1462 del c.c.). Essa non impedisce di opporre le eccezioni di nullitÓ, di annullabilitÓ o di rescindibilitÓ del contratto, perchŔ tali impugnative investono l'efficacia stessa della clausola, che non pu˛ esplicare validamente la sua funzione prescindendo dalla valida esistenza del contratto che la contiene, e quindi in contrasto con ogni principio di buona fede. Nell'ipotesi poi in cui ha pieno effetto, la clausola non deve servire a preordinare un'autotutela quando motivi gravi inducono a ritenere che ci˛ sia esorbitante. Il giudice, delibando l'eccezione, pu˛ constatare che essa presenta elementi di fondatezza, che vi sia addirittura giÓ una prova semipiena o che sia possibile una pronta indagine sull'eccezione in tal caso, se si ammettesse una pronunzia sulla domanda, che non tenga conto delle eccezioni, si rivestirebbe il contratto di una forza giuridica superiore a quella che ha il titolo cambiario, contro il quale, non ostante il tradizionale rigore della relativa materia, sono opponibili le eccezioni personali di non lunga indagine (art. 65, secondo comma, legge cambiaria). Perci˛ l'art. 1462 consente che il giudice, anche di fronte alla clausola del solve et repete, possa rinviare la pronunzia sulla domanda quando esistono gravi motivi che giustificano una sospensione della condanna; salvo, a somiglianza di quanto dispone la legge cambiaria, il potere di imporre al debitore, se del caso, un cauzione.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 4446/2008

In tema di fideiussione, la cosiddetta clauso­la solve et repete inserita nel contratto con formule del tipo «senza riserva alcuna» ovvero «dietro semplice richiesta» ove prevedente l'esclusione per il garante di poter opporre al creditore prin­cipale eccezioni che attengono alla validità del contratto da cui deriva l'obbligazione principale, è pienamente valida e non è priva di efficacia ai sensi dell'art. 1462 c.c. in quanto costituisce mani­festazione di autonomia contrattuale, non altera i connotati tipici della fideiussione e non compren­de il divieto di sollevare eccezioni attinenti alla validità dello stesso contratto di garanzia.

Cass. n. 2227/1995

La disciplina del solve et repete (art. 1462 c.c.), se ha indubbie conseguenze nel campo del processo, ha, però, un contenuto fondamentale di diritto sostanziale, come è reso manifesto non solo dalla collocazione della norma nel codice ci­vile, ma soprattutto dagli interessi che essa tutela (assicurare al creditore il soddisfacimento della sua pretesa, senza il ritardo imposto dall'esame delle eccezioni del debitore). Il preventivo adem­pimento non può essere perciò considerato come un presupposto processuale, la cui mancanza impedisca l'instaurazione di un regolare rapporto processuale e non possa essere rimossa nel corso del processo stesso. La clausola limitativa di cui all'art. 1462 c.c., pertanto, è destinata ad operare solo sul piano dell'adempimento, cosicché non può rinvenirsi alcun ostacolo all'esame dell'ecce­zione o della domanda riconvenzionale, quando, sia pure in corso di giudizio (nella specie nel corso dell'opposizione a decreto ingiuntivo proposta dal debitore), sia avvenuto il soddisfacimento della prestazione.

Cass. n. 759/1994

La clausola limitativa della proponibilità di eccezioni, di cui all'art. 1462 c.c., si differenzia dall'istituto del solve et repete in materia fiscale (oggetto della dichiarazione di incostituzionalità di cui alla sentenza Corte cost. 31 marzo 1961, n. 21) perché ha la sua fonte in un contratto libera­mente stipulato (art. 1322 c.c.) e non costituisce ostacolo all'instaurarsi del rapporto processuale, avendo soltanto l'effetto di consentire la pronta soddisfazione della pretesa creditoria della con­troparte, senza far luogo all'esame dell'eccezione del debitore, le cui ragioni possono essere fatte valere anche nello stesso giudizio dopo l'adem­pimento salvo il potere del giudice, a norma dell'art. 1462 comma secondo, di sospendere la condanna, ove ricorrano gravi motivi, imponendo se del caso una cauzione.

Cass. n. 11284/1993

La clausola solve et repete non può essere invocata dal contraente a cui favore è stabilita, quando questi chieda la risoluzione del contratto.

Cass. n. 4122/1982

L'eccezione d'inadempimento ex art. 1460 c.c., quando è fondata, impedisce l'operatività della clausola risolutiva espressa di cui al pre­cedente art. 1456, in quanto tale clausola non è limitativa della proponibilità di eccezioni (art. 1462 c.c.), ma attuativa di un diritto potestativo di risoluzione immediata del rapporto negoziale, con effetti retroattivi, nel caso di comportamen­to della controparte costituente inadempimento in senso tecnico, mentre l'eccezione suindicata postula requisiti (prontezza all'adempimento e giustificazione della sospensione provvisoria del medesimo con la mancanza di sincronicità di quello corrispettivo) escludenti nel compor­tamento dell'eccipiente la situazione d'inadem­pimento.

Cass. n. 6406/1981

La clausola solve et repete, di cui all'art. 1462 c.c., volta soprattutto a garantire da eccezioni dilatorie il contraente tenuto per primo ad adem­piere, non ha un'efficacia tale da paralizzare in toto l'exceptio inadimpleti contractus, bensì resta correlata all'ambito di operatività della exceptio non rite adimpleti contractus, sicché essa non incide sulla possibilità di far valere la mancata esecuzione, totale o parziale, della contropre­stazione, ma impedisce di opporre solo l'inesatto adempimento, con la conseguente riserva di ogni questione relativa ad una fase successiva alla solutio, salva la ricorrenza di gravi motivi idonei a determinare la sospensione della condanna, ai sensi del secondo comma dell'art. 1462 citato.

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