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Articolo 1228

Codice Civile

Responsabilità per fatto degli ausiliari

Dispositivo dell'art. 1228 Codice Civile

Salva diversa volontà delle parti, il debitore che nell'adempimento dell'obbligazione si vale dell'opera di terzi (1), risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro [1229, 1717, 2049] (2).

Note

(1) Analoga previsione si trova nell'art. 2049 del c.c. per il caso di responsabilità extracontrattuale. Tuttavia, mentre quest'ultima norma utilizza l'espressione "domestici e commessi", la norma in commento si riferisce ai "terzi". Pertanto, si può ritenere che nell'illecito contrattuale il debitore risponde dell'opera prestata da qualsiasi terzo, mentre in quello aquiliano è necessario un vincolo di effettiva subordinazione.
(2) Mentre il comportamento dei terzi deve essere doloso o quantomeno colposo, il debitore risponde della condotta di questi per il solo fatto di essersi avvalso della loro opera.

Ratio Legis

Per quanto concerne la tutela del creditore, la norma gli garantisce la possibilità di far valere l'inadempimento. Gli ausiliari, infatti, sono terzi rispetto al suo rapporto col debitore perciò il creditore non potrebbe agire contro di loro in caso di inadempimento. Grazie a tale previsione, quindi, è tutelato perchè può agire contro il debitore.
Per spiegare la previsione nell'ottica del debitore, invece, si deve considerare il principio cuius commoda eius et incommoda, secondo cui chi trae vantaggio da un'attività ne sopporta anche i rischi.

Brocardi

In utilibus et in damnosis

Spiegazione dell'Articolo 1228 del Codice Civile


Fondamento della responsabilità del debitore per fatti dolosi o colposi dei suoi ausiliari

L'articolo generalizza il principio già enunciato dai vecchi articoli 1247, 1588 e 1644. Per il primo di questi il debitore di una cosa certa e determinata era liberato rimettendola nello stato in cui si trovava al momento della consegna, purché i deterioramenti non fossero stati dovuti a fatto suo o delle persone di cui doveva rispondere; per il secondo il conduttore era obbligato per i deterioramenti e per le perdite cagionate da persone della sua famiglia; per il terzo, infine, l'imprenditore era responsabile dell'opera delle persone che aveva impiegato.

Prima di esaminare i presupposti e le condizioni di applicabilità della norma in esame, è necessario stabilire il suo fondamento. Se si considera che essa si ricollega, in sostanza, all'antico art. 1153, si sarebbe tentati di giustificarla ripensando ad una culpa in negligendo, per non aver saputo il debitore scegliere bene la persona della cui opera intendeva avvalersi, e ad una culpa in vigilando, per aver egli omesso di sorvegliare l'esplicamento dell'attività svolta dalla persona di cui si serve: in entrambi i casi si avrebbe una colpa presunta dalla legge, la quale reputa il debitore responsabile per fatto altrui.

Questa teoria può ancor oggi essere utilizzata per spiegare l'art. 1228? L’ interrogativo trova la sua ragion d'essere nel rilievo che una dottrina ha, com’ è noto, cercato di dimostrare l'erroneità del criterio giustificativo della responsabilità da fatto altrui. Si è detto infatti che l'ipotesi dell'art. 1153 ci presenta una tipica applicazione della distinzione tra debito e responsabilità, per cui taluno risponde senza esser stato causa dell'obbligo del risarcimento, cioè per un fatto illecito altrui: che, quindi, la sua responsabilità va considerata come semplice garanzia dell'obbligo contratto dal dipendente e giammai effetto di una sua presunta colpa.

Non accogliendo la teoria della Schuld e dell'Haftung discende logicamente che non è possibile neppure giustificare l'art. 1228 con il far ricorso alla medesima. D'altra parte la mera affermazione secondo cui taluno risponde per un debito altrui e che perciò non risponde per un debito proprio, non esaurisce il quesito proposto che sta sempre nel precisare il fondamento di quella responsabilità per fatto altrui. Invero, pur consentendo su ciò che si e detto, spiegando l'art. 1153 resta ancora insoddisfatta la domanda: perché sussiste quest'obbligo di rispondere per in fatto di altri?

La risposta che generalmente si dà, nel senso che l'obbligo sussiste perché esso è la conseguenza di una responsabilità senza colpa o, più esattamente perché costituisce una garanzia dell'obbligo altrui, non è pertinente all'interrogativo. Ma, pur abbandonata la spiegazione che si poggia sulla scindibilità della Schuld e dell'Haftung, si ritiene che ad essa non si possa neppure sostituire quella riallacciantesi alla culpa in eligendo ed alla culpa in vigilando. Infatti, se si trattasse di tal genere di colpa, al debitore dovrebbe essere consentita la prova liberatoria con cui dimostrare che a lui alcuna colpa va addebitata nè in eligendoin vigilando, ma ciò va decisamente escluso nel silenzio della legge.

Piuttosto nell'art. 1228 è preferibile vedere l'enunciazione del principio della responsabilità oggettiva, vale a dire di una responsabilità che si fonda sulla nota massima cuius commoda eius incommoda esse debent, per cui il debitore, che si avvale dell'opera dei suoi ausiliari e dalla medesima ritrae vantaggio ed utile, deve subirne anche i rischi e risponderne in damnosis. È questa in sostanza la teoria del rischio che tra quelle con cui si è tentato di dare giuridico fondamento a casi in cui si riscontrava una responsabilità senza l'elemento colpa, si rivela la più adatta a giustificare l'obbligo di rispondere imposto pure a chi non può considerarsi in colpa.


Presupposti per tale responsabilità

A questo punto è necessario considerare i presupposti della responsabilità sancita dall'art. 1228. Essi vengono fissati nei seguenti:
a) l'opera svolta dal terzo deve esser connessa con l'adempimento della prestazione;
b) il fatto dannoso del terzo deve a costui poter essere imputato a titolo sia di dolo che di colpa;
c) non deve sussistere una volontà delle parti che escluda o limiti la responsabilità del debitore per il fatto illecito del terzo.
Su ciascuno di questi tre presupposti vanno svolte delle considerazioni.

Per a), ove non si accerti che l'attività del terzo concorra o sia decisiva per l'adempirnento della prestazione, non è possibile scorgere tra quest'obbligo del debitore e l'opera del terzo quel nesso causale che rende il primo tenuto a rispondere dei fatti illeciti del secondo. Se si vuole spiegare tale responsabilità nel modo innanzi chiarito, è necessario che l'attività del terzo sia rivolta al fine della soddisfazione dell'interesse del debitore, e sotto questo punto di vista si può ben giungere ad affermare che adempiendo l'ausiliario per il debitore, l'atto che egli compie è atto dello stesso debitore.

Quanto a b), il fatto dannoso del terzo deve essere determinato dal suo dolo o colpa: il che, in sostanza, vuol dire imputabilità al terzo del fatto illecito e, quindi, volontarietà del fatto stesso. Sulla necessità di richiedere nel terzo il requisito in parola va mossa qualche riserva. Restringendosi infatti l'obbligo per il debitore di rispondere anche del fatto del terzo della cui opera si avvale solo quando quello sia doloso o colposo, nell'un caso e nell'altro sempre voluto e voluto da persona dotata di discernimento (art. 2046 del c.c.): a) si finisce per annullare il criterio giustificativo della responsabilita in esame, perché se questo va riposto nel principio cuius commodum ecc. è intuitivo come esso nulla abbia a che vedere con la volontarietà dell'atto illecito del terzo, poichè quel che qui rileva è l'aver taluno conseguito un vantaggio dall'attività altrui quando questa, esercitata proprio a tale scopo, arreca danno ad altri.

Più conformi al principio qui accolto si rivelavano gli articoli 1588 e 1644 del codice del 1865, poiché in essi si enunciava la responsabilità di una parte senza indicare l'indole del fatto che la determinava. Si rende, inoltre, possibile l'irrisarcibilità di un danno arrecato al creditore da un fatto lesivo del terzo che ha prestato la sua opera nell'interesse del debitore, quando quel fatto non sia volontario e quindi non imputabile a chi l'ha commesso: in tal caso il debitore non dovrebbe più rispondere dei fatti illeciti commessi da chi gli ha apprestato l'utilità della propria opera, si usa il verbo “dovrebbe” perché si esita ad affermare tale principio in quanto esso urta contro un altro di portata non meno generale, il principio, cioè, che vieta a taluno di arricchirsi ingiustamente a danno di altri. È vero che a tale conclusione sta un correttivo che potrebbe esser quello di chiamare il debitore responsabile della diminuzione patrimoniale che il creditore ha risentito per il fatto lesivo del terzo, e ciò in applicazione dell'azione di arricchimento senza causa, enunciata dal nuovo codice come principio generale (art. 2041 del c.c.).

Relativamente a c), la responsabilità prevista nell'articolo in commento non ha carattere inderogabile, infatti si ammette che una diversa volontà delle parti possa - anche preventivamente - limitarla e persino escluderla, esonerando cosi il debitore dall'obbligo di rispondere delle conseguenze e della colpa e del dolo dei suoi ausiliari, però entro alcuni limiti che sono indicati dall' art. 1229 del c.c., alla cui spiegazione si rimanda.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

106L'art. 123 precisa che, salvo norma o patto contrario, il debitore risponde dell'opera dei terzi dei quali si è avvalso per l'adempimento dell'obbligazione.
Si è in sostanza, esteso il principio dell'art. 1153 cod. civ. alla sfera contrattuale; ma, in realtà, la responsabilità del debitore per il fatto delle persone di cui deve rispondere non era ignorata dal codice civile, che vi accennava espressamente, nell'art. 1247 cod. civ., a proposito dei deterioramenti subiti dalla cosa dovuta: questo articolo concerneva tanto il mandatario, quanto i dipendenti del debitore e le persone della famiglia. Il codice civile vi si riferiva pure a proposito della responsabilità del conduttore (art. 1588) e dell''imprenditore (art. 1644); e sta di vero che, nel fatto degli ausiliari, la causa estranea al debitore è solo apparente, perché non è un evento esteriore al campo di attività del debitore o al suo ambiente economico. Anche se il fatto dell'ausiliario sia doloso, non resta esclusa la relazione tra quest'ultimo e il debitore: in modo che appariva necessario, nel generalizzare il principio, fermare anche la regola della responsabilità del debitore per i fatti dolosi dei suoi ausiliari.
Questa responsabilità non ha carattere inderogabile. Così, mentre l'art. 123 fa salve le diverse disposizioni di legge, ammette una convenzione che limiti od escluda la responsabilità medesima. La deroga convenzionale si è consentita fino ad esonerare dalle conseguenze del dolo degli ausiliari, perché tale esonero si ripercuote verso il debitore solo come immunità dalle conseguenze di una sua negligente vigilanza
sulle persone di cui egli deve rispondere.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 6053/2010

In tema di responsabilità del debitore per fatto degli ausiliari, l'inadempimento del terzo, del quale il contraente si avvalga per svolgere l'in­carico, non costituisce di per sè giusta causa di esonero da responsabilità del contraente stesso, in quanto, ai sensi dell'art. 1228 cod.civ., questi è responsabile della scelta compiuta e risponde anche del fatto doloso o colposo dei suoi ausiliari, salvo che possa dimostrare il caso fortuito o la forza maggiore, anche con riguardo al compor­tamento dell'ausiliario; tuttavia la colpa di que­st'ultimo potrà fondare un'azione di regresso del contraente nei suoi confronti.

Cass. n. 5150/1995

In tema di responsabilità del debitore per fatto degli ausiliari, l'art. 1228 c.c., disposizione con cui è stata estesa all'ambito contrattuale la disciplina contenuta negli artt. 2048 e 2049 c.c., presuppone che l'opera svolta da questi ultimi sia connessa con l'adempimento della prestazione, in modo che, ai fini dell'affermazione della detta responsabilità, deve essere accertato il nesso di causalità tra l'opera dell'ausiliario e l'obbligo del debitore. (Nella specie, la S.C: ha confermato la decisione di merito che ha ritenuto una società di trasporti responsabile della perdita della merce, in quanto causata dal fatto doloso attribuito ad un dipendente, il quale, pur dimissionario, aveva agito in nome e per conto di detta società, conve­nendo le modalità di carico della merce ed assicu­rando l'utilizzo di mezzi di trasporto appartenenti a terzi estranei alla società).

Cass. n. 231/1973

La responsabilità del debitore che nell'adem­pimento dell'obbligazione si avvale dell'opera di terzi, prevista dall'art. 1228 c.c., ricorre tanto nell'ipotesi che detti terzi siano dipendenti legati con vincolo di subordinazione all'azienda di lui, quanto nel caso che di essi egli si sia assicurato la collaborazione nelle operazioni preordinate all'esecuzione del contratto, ancorchè siano estranei all'azienda e al rapporto con il creditore; pertanto va compreso nel novero di tali ausiliari il vettore del quale il venditore si avvalga per la consegna al compratore della cosa venduta.

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