Cassazione penale Sez. VI sentenza n. 15772 del 4 febbraio 2025

(2 massime)

(massima n. 1)

In tema di reati tributari, la prova del dolo specifico dei delitti di cui agli artt. 5, 8 e 10 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 in capo all'amministratore di diritto di una società, che funge da mero prestanome, può essere desunta dal complesso dei rapporti tra questi e l'amministratore di fatto, nell'ambito dei quali assumono decisiva valenza la macroscopica illegalità dell'attività svolta e la consapevolezza di tale illegalità. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto indici del dolo specifico dell'amministratore di diritto la sua attiva partecipazione al meccanismo elusivo legato all'emissione di fatture per operazioni inesistenti, anche con la richiesta dei vaglia circolari necessari per l'incasso delle somme corrispondenti, e i suoi rapporti con l'amministratore di fatto, di cui eseguiva le direttive).

(massima n. 2)

In tema di turbata libertà degli incanti, le condotte costituenti reato possono essere realizzate anche nell'intervallo tra l'aggiudicazione provvisoria e quella definitiva, atteso che la prima ha una valenza meramente endoprocedimentale, mentre è solo con la seconda che il procedimento di scelta del contraente giunge al termine.

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