Cassazione civile Sez. II sentenza n. 4911 del 16 luglio 1983

(2 massime)

(massima n. 1)

Il contratto d'appalto non è soggetto a rigore di forme e, pertanto, per la sua stipulazione non è richiesta la forma scritta, né ad substantiam, né ad probationem. (Nella specie, il S.C., enunciando surriportato principio, ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva desunto la prova della conclusione del contratto d'appalto e della predeterminazione pattizia della misura del corrispettivo dovuto all'appaltatore da quietanze di quest'ultimo per acconti ricevuti in corso d'opera nelle quali era precisato tale corrispettivo.

(massima n. 2)

Il diritto dell'appaltatore al compenso supplementare ex art. 1661, primo comma, c.c., per variazioni al progetto ordinate dal committente, postula la dimostrazione della consistenza e del costo delle opere inizialmente pattuite, in quanto solo se a seguito delle variazioni risultino opere di costo maggiore trova fondamento la pretesa inerente a tale supplemento, sicché, ai fini della liquidazione di questo, non è sufficiente l'accertamento di una eccedenza del costo delle opere realmente compiute rispetto al prezzo pattuito globalmente, ma occorre, invece, che l'eccedenza sussista tra il costo delle opere inizialmente pattuite ed il costo di quelle realmente eseguite. L'onere di provare l'entità ed il costo sia delle opere eseguite a seguito delle variazioni, che delle opere progettate, incombe sull'appaltatore, con la conseguenza che, in mancanza di detta prova, il supplemento suindicato non può essere attribuito. 

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