Cassazione civile Sez. III sentenza n. 13072 del 25 maggio 2018

(1 massima)

(massima n. 1)

L'art. 4 del d.lgs. n. 150 del 2011, che disciplina il mutamento del rito in caso di controversia promossa in forme diverse da quelle previste nel medesimo decreto,concerne esclusivamente il ben determinato ambito di applicazione del testo normativo in cui Ŕ inserito, il quale non attiene a quanto era giÓ disciplinato dal codice di rito all'epoca della sua emanazione, bensý a varie norme speciali che attribuivano alla fattispecie sostanziale delle peculiaritÓ processuali, e ci˛ al fine di raggrupparle in tre modalitÓ (il rito ordinario, il rito del lavoro ed il rito sommario), in un'ottica semplificativa-efficientistica, ovvero accelaratoria; ne deriva che il citato art. 4 non costituisce una norma generale abrogativa e sostitutiva delle norme specifiche di cui agli artt. 426 e 427 c.p.c., rispetto alle quali si pone come eccezione nei soli casi, compresi appunto nel decreto, in cui non sia stato fatto riferimento espresso a quelle che rimangono le due norme generali di coordinamento tra rito ordinario e rito lavoristico/locatizio. (Rigetta, CORTE D'APPELLO L'AQUILA, 23/02/2016).

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