Cassazione penale Sez. II sentenza n. 8496 del 2 agosto 1991

(1 massima)

(massima n. 1)

In tema di estorsione, una minaccia dall'esteriore apparenza di legalitÓ, come quella di convenire in giudizio il soggetto passivo, formulata, per˛, non giÓ con l'intenzione di esercitare un diritto, ma con lo scopo di coartare l'altrui volontÓ e di attingere risultati non conformi a giustizia, pu˛ costituire una illegittima intimidazione idonea ad integrare il delitto di cui all'art. 629 c.p. Ne consegue pertanto che Ŕ da escludere che la prospettazione dell'esercizio di un'azione civile, diretta a conseguire in via giudiziaria il medesimo risultato che viene negato altrimenti, possa configurare il reato de quo. (Nella fattispecie l'azione civile era stata effettivamente esercitata, restando immutati petitum e causa petendi. Questa Corte nell'affermare il principio suddetto, ha escluso l'antigiuridicitÓ di tal genere di minaccia, rilevando che diversamente argomentando, sarebbe automatico ed inevitabile il collegamento tra la responsabilitÓ aggravata di cui all'art. 96 c.p.c. e il delitto di cui all'art. 629 c.p.).

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.