Cassazione civile Sez. II sentenza n. 10796 del 11 maggio 2009

(2 massime)

(massima n. 1)

In materia di procedimento civile, in mancanza di una norma specifica sulla forma nella quale l'appellante che voglia evitare la presunzione di rinuncia ex art. 346 c.p.c. deve reiterare le domande e le eccezioni non accolte in primo grado, queste possono essere riproposte in qualsiasi forma idonea ad evidenziare la volontÓ di riaprire la discussione e sollecitare la decisione su di esse. Tuttavia, pur se libera da forme, la riproposizione deve essere fatta in modo specifico, non essendo al riguardo sufficiente un generico richiamo alle difese svolte ed alle conclusioni prese davanti al primo giudice.

(massima n. 2)

L'accettazione tacita di ereditÓ, che si ha quando il chiamato all'ereditÓ compie un atto che presuppone la sua volontÓ di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualitÓ di erede, pu˛ essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontÓ di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontÓ di accettare; ne consegue che, mentre sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l'accettazione tacita pu˛ essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile.

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