Cassazione civile Sez. III sentenza n. 1002 del 21 gennaio 2010

(1 massima)

(massima n. 1)

Ai fini della determinazione della riduzione del risarcimento del danno in caso di accertato concorso colposo tra danneggiante e danneggiato in materia di responsabilitÓ extracontrattuale, occorre - ai sensi dell'art. 1227, comma primo, c.c. - porre riferimento sia alla gravitÓ della colpa e che all'entitÓ delle conseguenze che ne sono derivate. In particolare, la valutazione dell'elemento della gravitÓ della colpa deve essere rapportata alla misura della diligenza violata e, solo se non sia possibile provare le diverse entitÓ degli apporti causali tra danneggiante e danneggiato nella realizzazione dell'evento dannoso, il giudice pu˛ avvalersi del principio generale di cui all'art. 2055, ultimo comma, c.c., ossia della presunzione di pari concorso di colpa, rimanendo esclusa la possibilitÓ di far ricorso al criterio equitativo (previsto dall'art. 1226 c.c. e richiamato dall'art. 2056 c.c.), il quale pu˛ essere adottato solo in sede di liquidazione del danno ma non per la determinazione delle singole colpe.

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