Cassazione penale Sez. IV sentenza n. 1121 del 16 dicembre 1993

(2 massime)

(massima n. 1)

Il giudizio sulla congruitÓ della pena richiesta dalle parti va riferito alle peculiaritÓ oggettive e soggettive della fattispecie contestata, in base ai criteri indicati dagli artt. 133 e 133 bis c.p., e non giÓ alla gravitÓ, in astratto, del reato contestato, la cui valutazione Ŕ rimessa al legislatore e alla disciplina sanzionatoria, minima e massima, da questi ritenuta adeguata.

(massima n. 2)

La potestÓ punitiva dello Stato, che l'esecuzione della pena attiva con la costrizione del condannato, ha un limite - che ne impone, pertanto il rinvio - costituito dalla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo che neppure la generale inderogabilitÓ dell'esecuzione della condanna pu˛ sopravanzare, allorchÚ la pena, per le condizioni di grave infermitÓ del soggetto, finisca per costituire un trattamento contrario al senso di umanitÓ, cosý perdendo la tendenza alla rieducazione. (Nella specie si Ŕ ritenuto che la generica precarietÓ di condizioni di salute, non incompatibili con lo stato di detenzione, non autorizzasse un differimento dell'esecuzione della pena).

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