Cassazione penale Sez. III sentenza n. 12261 del 4 dicembre 1987

(1 massima)

(massima n. 1)

Il reato di offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone, di cui all'art. 403 c.p., non pu˛ assolutamente dirsi abrogato dal nuovo concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede per il fatto che le altre parti abbiano concordemente ritenuto che la religione cattolica apostolica romana non Ŕ pi¨ la religione dello Stato, ma libera religione al pari degli altri culti ammessi nello Stato medesimo. Ci˛ perchÚ, anche se tale reato risale ad un tempo in cui diverso era il contesto sociale e politico, non pu˛ affermarsi, solo per quanto sopra detto, che lo Stato non accordi pi¨, alla religione della stragrande maggioranza degli italiani, quella protezione che, per effetto del successivo art. 406 c.p. (delitti contro i culti ammessi nello Stato), tuttora accorda agli altri culti ammessi, di minore diffusione. Inoltre pu˛ rilevarsi, con richiamo al principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione, che la minor pena prevista per chi pubblicamente offende un culto diverso dalla religione cattolica non lede tale principio, ma rientra nel potere insindacabile e discrezionale del legislatore e trova comunque giustificazione nella maggior diffusione di quella religione rispetto al primo.

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