Cassazione civile Sez. V sentenza n. 21517 del 20 settembre 2013

(1 massima)

(massima n. 1)

La cancellazione della societÓ dal registro delle imprese, determinandone l'estinzione, priva la societÓ stessa della capacitÓ di stare in giudizio; pertanto, qualora l'estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la societÓ Ŕ parte, si dÓ un evento interruttivo, disciplinato dall'art. 299 c.p.c., con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, successori della societÓ, ai sensi dell'art. 110 c.p.c.; qualora l'evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe pi¨ stato possibile, l'impugnazione della sentenza, pronunciata nei riguardi della societÓ, deve provenire o essere indirizzata, a pena d'inammissibilitÓ, dai soci o nei confronti dei soci, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non pu˛ eccedere il grado di giudizio nel quale l'evento estintivo Ŕ occorso. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto correttamente eseguita la rinnovazione della notificazione nei confronti dei soci di una societÓ di capitali, cancellata dal registro delle imprese nel corso del giudizio di cassazione).

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