Cassazione civile Sez. II sentenza n. 10611 del 5 novembre 1990

(2 massime)

(massima n. 1)

Al fine della valida costituzione dell'assemblea del condominio di edificio, la norma dell'art. 1136 sesto comma c.c. secondo la quale l'invito alla riunione dei condomini non richiede l'atto scritto o altre particolari formalitÓ, ma pu˛ essere effettuato con qualsiasi forma o modalitÓ idonea a portarlo a conoscenza del destinatario, comporta che la valida convocazione di uno dei comproprietari pro indiviso di piani o porzioni di piano pu˛ evincersi anche dall'avviso dato all'altro comproprietario, qualora ricorrano circostanze presuntive, affidate alla valutazione del giudice del merito, tali da far ritenere che il secondo comproprietario abbia reso edotto il primo della convocazione.

(massima n. 2)

L'annullabilitÓ in sede giudiziaria di una delibera dell'assemblea dei condomini per ragioni di merito attinenti all'opportunitÓ ed alla convenienza della gestione del condominio Ŕ configurabile soltanto nel caso di decisione viziata da eccesso di potere che arrechi grave pregiudizio alla cosa comune (art. 1109 c.c.). Il riscontro esercitato dall'autoritÓ giudiziaria sotto l'anzidetto profilo non pu˛ mai riguardare il contenuto di convenienza ed opportunitÓ della delibera, in quanto il giudice deve solo stabilire se la delibera sia o meno il risultato di un legittimo esercizio dei poteri discrezionali dell'assemblea.

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