Cassazione civile Sez. III sentenza n. 20610 del 7 ottobre 2011

(1 massima)

(massima n. 1)

Nell'ipotesi in cui la parte convenuta in un giudizio di risarcimento dei danni, derivanti dalla realizzazione di una nuova costruzione, nel dedurre il difetto della propria legittimazione passiva, chiami in causa un terzo, con il quale non sussista alcun rapporto contrattuale, chiedendone, in caso di affermazione della propria responsabilitÓ, la condanna a garantirla e manlevarla, l'atto di chiamata, al di lÓ della formula adottata, va inteso come chiamata del terzo responsabile e non giÓ come chiamata in garanzia impropria, dovendosi privilegiare l'effettiva volontÓ della chiamante in relazione alla finalitÓ, in concreto perseguita, di attribuire al terzo la responsabilitÓ della cattiva esecuzione delle opere e dei danni conseguentemente arrecati. In tal caso, si verifica l'estensione automatica della domanda al terzo chiamato, indicato dal convenuto come il vero legittimato, onde il giudice pu˛ direttamente emettere nei suoi confronti una pronuncia di condanna, anche se l'attore non ne abbia fatto richiesta, senza per questo incorrere nel vizio di extrapetizione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte di merito, che aveva esteso al terzo subappaltatore, chiamato in causa dal convenuto, la domanda di risarcimento dei danni strutturali subiti dalla proprietÓ degli attori in seguito all'esecuzione dei lavori di costruzione).

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