Cassazione penale Sez. Unite sentenza n. 18 del 30 marzo 1998

(3 massime)

(massima n. 1)

Dall'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto al procedimento penale discende che giudice della inconciliabilitÓ dei fatti posti a fondamento del provvedimento di applicazione della misura con quelli stabiliti in una sentenza penale irrevocabile Ŕ il giudice della misura, che, richiesto di revocare il provvedimento con effetto ex tunc sul presupposto di quella inconciliabilitÓ, ha l'ulteriore potere-dovere di accertare se quei fatti siano stati gli unici presi in esame nel momento di applicazione della misura e, dunque, il potere di respingere la richiesta di revoca qualora, certa quella inconciliabilitÓ, emerga che anche altri erano stati i presupposti di fatto del provvedimento.

(massima n. 2)

L'inammissibilitÓ della richiesta di revisione pu˛ essere dichiarata, e con sentenza, anche successivamente alla instaurazione del giudizio di revisione.

(massima n. 3)

L'istituto della revisione, cosý come previsto dagli artt. 629 ss. c.p.p., non pu˛ operare in via analogica con riguardo ai provvedimenti applicativi di misure di prevenzione adottati ai sensi della legge 27 dicembre 1956 n. 1423 e successive modificazioni, in quanto l'interesse che dovrebbe essere tutelato dall'istituto della revisione - interesse al riconoscimento dell'insussistenza originaria delle condizioni che legittimano l'adozione del provvedimento di applicazione della misura di prevenzione - pu˛ essere tutelato dall'istituto della revoca previsto dall'art. 7, secondo comma, della citata legge. (Nell'affermare il predetto principio, la S.C. ha ritenuto che la revoca della misura di prevenzione disciplinata dall'art. 7 della legge n. 1423 del 1956 abbracci sia la revoca con efficacia ex nunc, dovuta alla sopravvenuta cessazione di pericolositÓ del prevenuto, sia quella con efficacia ex tunc, resa nei casi di accertamento dell'insussistenza originaria della pericolositÓ anche per motivi emersi dopo l'applicazione della misura).

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