Cassazione penale Sez. VI sentenza n. 4128 del 28 aprile 1993

(1 massima)

(massima n. 1)

In tema di perquisizione personale ad iniziativa della polizia giudiziaria, la flagranza, come condizione di chi viene colto nell'atto di commettere un reato, presuppone un rapporto di contestualitÓ fra il comportamento del reo ed il fatto percettivo dell'ufficiale di polizia giudiziaria che ordina la perquisizione, ma quest'ultimo pu˛ bene risolversi ad agire per la certezza interiore derivantegli dal fatto che una persona, a lui nota come źdedita ad illecita attivitÓ╗, venga vista entrare nell'abitazione sorvegliata di altro soggetto conosciuto come źdedito allo spaccio di stupefacente╗. La circostanza che detta persona sia poi trovata con la droga indosso, mentre sta per uscire dall'abitazione, viene a dimostrare a posteriori l'esistenza della flagranza e la legittimitÓ della perquisizione e del successivo arresto.

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