Cassazione civile Sez. I sentenza n. 7306 del 26 marzo 2009

(1 massima)

(massima n. 1)

Il danno cagionato dal compimento di atti di concorrenza sleale non č "in re ipsa" ma, essendo conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole della concorrenza, richiede di essere autonomamente provato secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito. Ne consegue che solo la dimostrazione dell'esistenza del danno consente il ricorso al criterio equitativo ai fini della liquidazione.

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