Cassazione civile Sez. I sentenza n. 813 del 14 gennaio 2011

(1 massima)

(massima n. 1)

Il patto di non concorrenza, concluso ai sensi dell'art. 2596 c.c. e destinato a fissare una limitazione all'attivitą contrattuale verso una serie indeterminata di soggetti, tra cui accidentalmente anche la P.A., non integra di per sé il reato di turbata libertą degli incanti, di cui all'art. 353 c.p. - nella parte in cui esso prevede un'intesa, pił o meno clandestina, che ha come finalitą esclusiva l'impedimento o la turbativa della gara o l'allontanamento degli offerenti ed il conseguente dolo, cioč la volontą consapevole di determinare uno dei predetti risultati con quei mezzi - né, quindi, appare viziato da nullitą virtuale, ai sensi dell'art. 1418 c.c.; non č invero ammissibile, gią per la sua previsione come obbligo legale accedente all'alienazione d'azienda (ex art. 2557 c.c.) ovvero al suo affitto (ex art. 2562 c.c.), ipotizzarne "a priori" la sua contrarietą a norme imperative in caso di contingente applicabilitą a forme di partecipazione ad incanti pubblici, il che, in caso di impresa attiva esclusivamente o in via prevalente nel settore dei contratti pubblici, imporrebbe, di fatto, la sua disapplicazione.

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