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Articolo 264 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Provvedimenti in caso di mancata restituzione

[ABROGATO]

Dispositivo dell'art. 264 Codice di procedura penale

Articolo abrogato dall'art. 229 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

[1. Dopo un anno dal giorno in cui la sentenza è divenuta inoppugnabile, se la richiesta di restituzione non è stata proposta o è stata respinta, il giudice dell'esecuzione dispone con ordinanza che il denaro, i titoli al portatore, quelli emessi o garantiti dallo Stato anche se non al portatore e i valori di bollo siano depositati nell'ufficio del registro del luogo. Negli altri casi, ordina la vendita delle cose, secondo la loro qualità, nelle pubbliche borse o all'asta pubblica, da eseguirsi a cura della cancelleria. Tuttavia, se tali cose hanno interesse scientifico ovvero pregio di antichità o di arte, ne è ordinata la consegna al Ministero di grazia e giustizia.

2. L'autorità giudiziaria può disporre la vendita anche prima del termine indicato nel comma 1 o immediatamente dopo il sequestro, se le cose non possono essere custodite senza pericolo di deterioramento o senza rilevante dispendio.

3. La somma ricavata dalla vendita è versata in deposito giudiziale nell'ufficio postale del luogo. Questa somma e i valori depositati presso l'ufficio del registro, dedotte le spese indicate nell'articolo 265, sono devoluti dopo due anni alla cassa delle ammende se nessuno ha provato di avervi diritto.]

Massime relative all'art. 264 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 27052/2002

I termini previsti dall'art. 264, commi 1 e 3, c.p.p., rispettivamente di uno e due anni, a decorrere dai quali, in caso di mancata richiesta di restituzione dei beni sequestrati, può essere disposto il deposito presso l'ufficio del registro del denaro, dei titoli e dei valori di bollo oggetto di sequestro ovvero devoluta alla cassa delle ammende la somma ricavata dalla vendita, sono termini iniziali imposti al giudice dell'esecuzione e non determinano alcuna decadenza dalla facoltà, per gli aventi diritto, di richiedere la restituzione delle cose in sequestro o l'assegnazione del ricavato della vendita, facoltà che possono essere esercitate fino a quando non sia stato disposto il deposito o la vendita dei beni ovvero finché il ricavato non sia stato devoluto alla cassa delle ammende.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 27052 del 17 luglio 2002)

Cass. pen. n. 4245/1997

Il provvedimento con il quale l'autorità giudiziaria disponga, ai sensi dell'art. 264, comma secondo, c.p.p., l'anticipata vendita all'asta di una cosa a suo tempo sottoposta a sequestro preventivo, rientra fra le «ordinanze in materia di sequestro preventivo» avverso le quali l'art. 322 bis c.p.p. prevede l'esperibilità dell'appello.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4245 del 22 luglio 1997)

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