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Il diritto di satira di Striscia La Notizia e il reato di diffamazione nei confronti di Giambruno: la sottile linea rossa

Il diritto di satira di Striscia La Notizia e il reato di diffamazione nei confronti di Giambruno: la sottile linea rossa
“Striscia La Notizia” ha diffamato Giambruno con il servizio sui fuorionda dell’ormai ex first-man?
Galeotto fu il fuorionda. Dopo le ultime immagini rese pubbliche da “Striscia La Notizia”, Andrea Giambruno, giornalista alle dipendenze proprio di Mediaset e compagno della Premier in carica, è stato prima scaricato dalla Meloni e poi sospeso dal lavoro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Proprio le frasi che Giambruno ha detto durante questi fuorionda: la “tresca” con la collega sbandierata in studio e la richiesta di “foursome” (sesso a quattro) ad un’aspirante giornalista.

Un vaso di Pandora scoperchiato dal programma di Canale 5. I comportamenti dell’ormai ex compagno della Meloni sono finiti al centro dell’attenzione mediatica: sono o no molestie? In questi giorni, fioccano opinioni e pareri (autorevoli o meno) sull’argomento.

Vita sentimentale e carriera professionale compromesse. Chiaramente. Ma Giambruno può fare qualcosa? L’uomo potrebbe denunciare “Striscia La Notizia” per diffamazione?

La domanda è: “Striscia la Notizia”, dopo aver ricevuto quei fuorionda, ha commesso un reato nel mandarli in onda? Ha davvero diffamato Giambruno?

Il codice penale (art. 595 del c.p.) punisce chi offende l’altrui reputazione, comunicando con più persone. Peraltro, in questo caso, l’offesa viene arrecata con il mezzo televisivo e, quindi, teoricamente la portata diffamatoria del servizio di “Striscia” è davvero forte. Ecco perché si avrebbe una pena pesante: la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro. Non c’è da scherzare.

Il problema, per Giambruno, è uno: “Striscia La Notizia” è il TG satirico per eccellenza, nel nostro Paese. E il diritto di satira, quando fatto bene, costituisce una causa di giustificazione del reato di diffamazione. Infatti, la giurisprudenza riconosce la valenza costituzionale di questo diritto, individuandone il fondamento nell’art. 21 Cost. (libertà di manifestazione del pensiero), nell’art. 9 Cost. (sviluppo della cultura) e nell’art. 33 Cost. (che sancisce la libertà dell’arte).

Con la satira, si vuole raccontare la realtà attraverso l’ironia, il paradosso e il sarcasmo, estremizzando i fatti e suscitando l’ilarità dei destinatari del messaggio.

Certo, la satira non può essere esercitata senza limiti. La giurisprudenza ha messo dei paletti.

Sinteticamente, bisogna comunque rispettare il limite della pertinenza: la satira deve colpire personaggi pubblici di alto rilievo. Altro limite da osservare è quello della continenza: cioè, è comunque necessario evitare gratuite aggressioni all’altrui reputazione, esponendo la persona al disprezzo, oltre che alla beffa della sua immagine pubblica.

In pratica, per Giambruno non c’è nulla da fare se si ritiene che il programma di Canale 5 abbia fatto semplicemente satira e l’abbia fatta correttamente: anche se si è colpita la reputazione del giornalista (colpo andato a segno, dovrebbe dirsi), non si può addossare a “Striscia La Notizia” la commissione del reato di diffamazione. Infatti, nel servizio incriminato, il TG satirico, prendendo spunto dai fuorionda in sé e per sé considerati, si è limitato a commentare, anche se in modo fortemente caricaturale, grottesco e paradossale.

In conclusione, “Striscia” non ha realizzato il reato di diffamazione a danno del primo first-man della Repubblica italiana, il quale ora sta pagando il conto di tutte le sue gaffes e dei suoi comportamenti non appropriati che sono stati registrati dalle telecamere dello studio televisivo in cui, fino a qualche giorno fa, lavorava.


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