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Articolo 494 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Sostituzione di persona

Dispositivo dell'art. 494 Codice penale

Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio (1) o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona (2), o attribuendo a sé o ad altri un falso nome (3), o un falso stato (4), ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici (5), è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno (6).

Note

(1) I concetti di vantaggio e danno non si esauriscono in una finalità di natura economica e nemmeno si richiede che siano ingiusti, ben potendo quindi integrarsi la fattispecie in esame qualora l'impegno sia diretto realizzare uno scopo lecito.
(2) La sostituzione della propria all'altrui persona si verifica qualora il soggetto assuma un atteggiamento atto a far apparire se stesso come un'altra persona, come nel caso in cui, sostituendosi ad un candidato, una persona sostiene un concorso pubblico al posto dell'effettivo candidato. Si deve trattare sempre di una sostituzione illegittima, al punto che l'avverbio "illegittimamente" è stato definito pleonastico.
(3) L'attribuzione di un falso nome riguarda non tanto il nome o il cognome, quanto l'assunzione di un'identità diversa dalla propria. Non è necessario che l'identità che ci si attribuisce sia quella di altri, potendo essere immaginaria.
(4) La disposizione in esame con il termine stato si riferisce alle condizioni personali che attengono al rapporto della persona con al società, come ad esempio la cittadinanza, la capacità di agire, lo stato libero o coniugale, la parentela, etc. Non vengono considerati tali l'età, la residenza e il domicilio.
(5) Si tratta di qualità da cui la legge fa discendere determinati effetti, come ad esempio quella di proprietario, possessore, maggiore età, etc..
(6) Tale clausola di sussidiarietà si riferisce, secondo la dottrina maggioritaria, non solo ai delitti indicati nel presente Titolo, ma anche a tutti quelli che offendono la fede pubblica, indipendentemente dalla loro collocazione.

Ratio Legis

Tradizionalmente si considera che il legislatore abbia qui voluto tutelare la fede pubblica contro quei comportamenti che alterano gli elementi identificativi di una persona o le sue qualità personali.

Massime relative all'art. 494 Codice penale

Cass. n. 11087/2015

Integra il delitto di sostituzione di persona la condotta ingannevole che induce il soggetto passivo in errore sull'attribuzione all'agente di un falso nome o di un falso stato o di false qualità personali cui la legge attribuisce specifici effetti giuridici, non essendo invece necessario il raggiungimento del vantaggio perseguito, che attiene al dolo specifico del reato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto corretta la condanna di un imputato il quale aveva fatto credere al suo anziano interlocutore di essere il figlio di un ex collega e di essere dipendente di una nota azienda di abbigliamento, al fine - non raggiunto - di vendergli della merce).

Cass. n. 25774/2014

Integra il delitto di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) la condotta di colui che crea ed utilizza un "profilo" su social network, utilizzando abusivamente l'immagine di una persona del tutto inconsapevole, associata ad un "nickname" di fantasia ed a caratteristiche personali negative. (In motivazione, la Corte ha osservato che la descrizione di un profilo poco lusinghiero sul "social network" evidenzia sia il fine di vantaggio, consistente nell'agevolazione delle comunicazioni e degli scambi di contenuti in rete, sia il fine di danno per il terzo, di cui è abusivamente utilizzata l'immagine).

Cass. n. 6597/2014

Il delitto di sostituzione di persona non è assorbito in altra figura criminosa, in presenza di un unico fatto, contemporaneamente riconducibile sia alla previsione di cui all'art. 494 cod. pen. sia a quella di altra norma a tutela della fede pubblica. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso il concorso apparente di norme tra i reati di sostituzione di persona e falsità in certificati nella condotta dell'imputato, che aveva falsificato la carta d'identità del soggetto, cui successivamente si era sostituito per commettere ulteriori reati).

Cass. n. 4394/2014

Integra il delitto di sostituzione di persona qualsiasi condotta ingannevole tesa a far attribuire all'agente, da parte del soggetto passivo, un falso nome o un falso stato o false qualità personali cui la legge attribuisce specifici effetti giuridici. (Fattispecie in cui l'imputata aveva dichiarato alle persone offese di dover svolgere un controllo sulla loro salute, inducendole così a ritenere di trovarsi di fronte ad una dipendente di una struttura sanitaria pubblica).

Cass. n. 13296/2013

In tema di delitto di sostituzione di persona, il dolo specifico consiste nel fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio patrimoniale o non patrimoniale o anche di recare ad altri un danno. (Fattispecie relativa a presentazione a pubblico ufficiale dell'istanza di ottenere il codice fiscale mediante utilizzo di un documento frutto di un fotomontaggio).

Cass. n. 48662/2012

Non integra il reato di sostituzione di persona, la condotta di colui che, in qualità di dipendente ospedaliero, passi alla timbratura la scheda magnetica appartenente ad un collega, attestandone falsamente la presenza sul luogo di lavoro, in quanto, non sussiste l'elemento caratterizzante la fattispecie incriminatrice costituito dalla rappresentazione nei confronti dei terzi di connotati che appaiono idonei a definirlo come una persona diversa da quella che egli effettivamente è ovvero rivestito di uno stato o dotato di una qualità cui la legge riconnette effetti giuridici, che egli in realtà non possiede. (La S.C. ha precisato che nella specie il soggetto attivo non si è sostituito al collega né se ne è attribuito i dati identificativi ma ha effettuato, in conseguenza di un artifizio, una doppia vidimazione agendo come "longa manus" di quest'ultimo, con condotta astrattamente riconducibile all'ipotesi di cui all'art. 640, comma secondo, n. 1, cod. pen.

Cass. n. 14350/2012

Il delitto di tentata sostituzione di persona non è assorbito in quello di possesso di documenti d'identità falsi, sussistendo invece concorso materiale tra i due reati, qualora l'agente, oltre ad aver esibito una carta d'identità falsificata, a richiesta degli operanti abbia declinato generalità non veritiere cercando di accreditare un'identità diversa da quella reale.

Cass. n. 45328/2011

Non integra né il delitto di sostituzione di persona, né quello di truffa ai danni dell'ente territoriale che esercita la vigilanza della viabilità, la condotta di colui che esponga sul parabrezza dell'auto un contrassegno per invalidi, rilasciato ad altra persona che non si trovi a bordo del veicolo.

Cass. n. 10203/2011

Integra il delitto di cui all'art. 494 c.p. il conducente del veicolo che circoli, in contrasto con il codice della strada, in zona vietata qualora esponga il contrassegno di autorizzazione rilasciato a persona disabile che non si trovi sul veicolo, in quanto, in tal caso, egli simula la qualità di titolare o di guidatore autorizzato anche al trasporto occasionale del titolare; tale fatto è diverso da quello sanzionato in via amministrativa dall'art. 188 comma quarto c.d.s., che concerne la condotta di chi non sia munito del detto contrassegno o dello stesso disabile che non rispetti le condizioni ed i limiti prescritti.

Cass. n. 44955/2010

Integra il reato di sostituzione di persona la falsa rappresentazione della qualità di dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato in quanto la legge attribuisce a tale rapporto determinati effetti, tra cui il diritto alla retribuzione. (Nella specie il reo, al fine di monetizzare un assegno bancario privo di copertura, aveva rassicurato il prenditore sulla copertura del titolo qualificandosi come dipendente della ditta "Bartolini", indicando suggestivamente alla vittima un furgone di colore rosso parcheggiato davanti al suo negozio).

Cass. n. 35091/2010

L'induzione in errore è elemento costitutivo del reato di sostituzione di persona, sicchè, in mancanza di essa, può configurarsi il tentativo.

Cass. n. 18080/2010

Non integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) la condotta di colui che esponga sul cruscotto dell'auto un contrassegno per invalidi rilasciato ad un parente, in quanto la mera esposizione del contrassegno invalidi sull'auto, in assenza di altri qualificanti comportamenti, non integra la condotta positiva suscettiva di trarre in inganno necessaria per ravvisare gli estremi del delitto di cui all'art. 494 c.p.

Cass. n. 10362/2009

Il delitto di sostituzione di persona è configurabile nella forma del tentativo, che sussiste quando l'agente abbia usato uno dei mezzi fraudolenti indicati nell'art. 494 c.p. senza riuscire ad indurre in errore taluno.

Cass. n. 41142/2008

Integra il reato di sostituzione di persona la falsa attribuzione della qualità di sacerdote, in quanto l'ordinamento riconosce alla qualità di ministro di culto effetti civili ed amministrativi ; né è rilevante, a tal fine, il fatto che la falsa attribuzione sia effettuata per realizzare un'attività non rientrante tra quelle tipiche del sacerdote (nella specie vendita di libri religiosi ), posto che ciò che rileva è la coscienza della falsa attribuzione e la lesione della pubblica fede.

Cass. n. 46674/2007

Integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.), la condotta di colui che crei ed utilizzi un account di posta elettronica, attribuendosi falsamente le generalità di un diverso soggetto, inducendo in errore gli utenti della rete 'internet' nei confronti dei quali le false generalità siano declinate e con il fine di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese, subdolamente incluso in una corrispondenza idonea a lederne l'immagine e la dignità (nella specie a seguito dell'iniziativa dell'imputato, la persona offesa si ritrovò a ricevere telefonate da uomini che le chiedevano incontri a scopo sessuale).

Cass. n. 19472/2007

Integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) la condotta di colui che si attribuisce falsamente la qualità di proprietario di un terreno per ottenere il rilascio di un certificato urbanistico, considerato che si tratta di una qualità alla quale la legge ricollega effetti giuridici, tra i quali quello di ottenere dalla P.A. un certificato di destinazione urbanistica del suddetto terreno.

Cass. n. 36094/2006

Integra il delitto di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) la condotta di colui che si attribuisca un falso nome in modo da poter avviare una corrispondenza con soggetti che, altrimenti, non gli avrebbero concesso la loro amicizia e confidenza. (Nella specie, l'imputato aveva inviato lettere a terze persone fingendosi una donna vittima di violenze sessuali).

Cass. n. 8754/2005

Il delitto di sostituzione di persona può ritenersi assorbito in altra figura criminosa solo quando ci si trovi in presenza di un unico fatto, contemporaneamente riconducibile sia alla previsione di cui all'art. 494 c.p., sia a quella di altra norma posta a tutela della fede pubblica; per contro, si ha concorso materiale di reati quando (come nella fattispecie, nella quale l'imputato aveva falsificato il tesserino ufficiale di riconoscimento del soggetto cui successivamente si era sostituito per commettere ulteriori reati), ci si trovi in presenza di una pluralità di fatti e quindi di azioni diverse e separate.

Cass. n. 8670/2004

Integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) la falsa attribuzione della qualità di dipendente di un'associazione di servizio (nella specie Telefono Azzurro), la quale produce l'effetto giuridico di abilitare alla richiesta di informazioni concernenti minori, a nulla rilevando il fatto che il semplice rapporto di dipendenza dall'Associazione non comporti la capacità di rappresentarla e di assumere impegni vincolanti verso l'esterno, in quanto, anche in mancanza di una rappresentanza diretta, il dipendente crea una situazione di affidamento nell'interlocutore telefonico che costituisce il presupposto dell'attività propria dell'Associazione. (Nella specie l'imputato si era spacciato per dipendente dell'Associazione Telefono Azzurro, al fine di ottenere informazioni sulle iniziative adottate dalle famiglie di minori che egli aveva molestato).

Cass. n. 24816/2003

Il reato di indebita utilizzazione di carta di credito o di pagamento, di cui all'art. 12 del D.L. 3 maggio 1991, n. 143, assorbe il reato di sostituzione di persona, di cui all'art. 494 c.p., ogni qual volta la sostituzione contestata sia stata posta in essere con la stessa condotta materiale integrante il primo reato. Ed infatti, l'ipotesi delittuosa dell'indebito utilizzo del mezzo di pagamento lede, oltre al patrimonio, anche la pubblica fede, mentre l'art. 494 c.p. contiene una clausola di riserva destinata ad operare anche al di là del principio di specialità («se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica»). Sussiste, invece, concorso materiale tra gli stessi reati nel caso in cui la sostituzione sia stata realizzata con un'ulteriore e diversa condotta rispetto a quella che ha integrato l'altra fattispecie delittuosa.

Cass. n. 21531/2002

Non è configurabile il concorso formale fra l'ipotesi di reato di cui all'art. 494 c.p., consistente nell'attribuirsi falsamente una qualità da cui la legge fa derivare taluni effetti giuridici, e l'ipotesi di furto aggravato di cui all'art. 625 n. 5 c.p. rappresentata dalla simulazione della qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. (Nella specie la Corte ha ritenuto che dovesse escludersi il concorso fra il reato di cui all'art. 494 c.p. e l'aggravante di cui al n. 5 dell'art. 625 c.p. nel caso di un furto in abitazione commesso fingendosi ispettore dell'Inps).

Cass. n. 3645/1999

La falsa attribuzione della qualità di esercente una professione integra il reato di sostituzione di persona atteso che la legge ricollega a detta qualità gli effetti giuridici tipici della corrispondente professione intellettuale. Non è necessario che il fatto tenda all'illegale esercizio della professione; né importa che miri alla mera soddisfazione di una vanità personale, essendo sufficiente che venga coscientemente voluto e sia idoneo a trarre in inganno la fede pubblica. (Fattispecie in cui l'imputata, spacciandosi come architetto, si fece consegnare materiale edile, rimasto impagato).

Cass. n. 12753/1998

L'esibizione di una paletta della Polizia di Stato da parte di un soggetto estraneo a tale amministrazione allo scopo di evitare la contestazione di sosta del proprio veicolo in zona vietata, integra il reato di cui all'art. 494 c.p. e non quello di cui all'art. 471 dello stesso codice, non avendo la paletta funzione di certificazione, essendo essa solo un segno distintivo della appartenenza di chi ne è munito a un corpo amministrativo dello Stato. Considerato, poi, che l'uso illecito di tale segno distintivo è finalizzato all'ottenimento di un vantaggio, è configurabile il reato di usurpazione di persona e non quello, meno grave, di usurpazione di titoli o di onori, di cui all'art. 498 c.p.

Cass. n. 10805/1998

Sussiste concorso formale di reati tra la truffa e la sostituzione di persona, poiché si tratta della medesima condotta che integra due ipotesi delittuose diverse e tra loro autonome: ne consegue che lo stesso comportamento ben può realizzare l'elemento materiale di entrambi i reati.

Cass. n. 4981/1998

Il delitto di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) è sussidiario rispetto ad ogni altro reato contro la fede pubblica, come si evince dall'inciso «se il fatto non costituisce altro delitto contro la fede pubblica» contenuto nella norma incriminatrice; esso, tuttavia, in tanto può ritenersi assorbito in altra figura criminosa in quanto ci si trovi in presenza di un fatto unico, riconducibile contemporaneamente sia alla previsione dell'art. 494 c.p. sia a quella di altra norma posta a tutela della fede pubblica; viceversa, quando ci si trovi in presenza di una pluralità di fatti e quindi di azioni diverse e separate, si ha concorso materiale di reati. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto la sussistenza in concorso dei delitti di falso materiale e sostituzione di persona nella condotta di un soggetto che, contraffatto un documento di identità, se ne era servito per trarre i terzi in errore sulla sua identità).

Cass. n. 674/1987

La professione va considerata qualità personale cui la legge attribuisce effetti giuridici in quanto individua un soggetto nella collettività sociale. Pertanto colui che nella stipulazione della vendita di determinate merci, si spaccia come rappresentante della ditta conosciuta dall'altro contraente, commette il reato di sostituzione di persona, il quale fa appunto riferimento alle qualità giuridicamente rilevanti nella sfera soggettiva.

Cass. n. 9768/1985

Il delitto previsto dall'art. 494 c.p. può essere commesso anche mediante la falsa attribuzione, a sé stessi oppure ad altri, di una qualità alla quale la legge attribuisca effetti giuridici, che possono essere, per la loro indeterminatezza, di qualsiasi specie, sempre che siano inerenti a tale qualità. Tali caratteristiche hanno la falsa attribuzione della qualità di rappresentante di una ditta commerciale in quanto la legge vi ricollega gli effetti giuridici propri del rapporto di rappresentanza.

Cass. n. 2542/1985

Il fatto costitutivo del delitto di sostituzione di persona, di cui all'art. 494 c.p., consiste nell'indurre taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici, ed il delitto si consuma nel momento in cui taluno è stato indotto in errore con i mezzi indicati dalla legge. Né occorre che il vantaggio perseguito dall'agente sia effettivamente raggiunto, poiché lo scopo di arrecare a sé o ad altri un vantaggio attiene all'elemento psicologico di tale delitto, costituendone il dolo specifico. Il delitto di sostituzione di persona è giuridicamente configurabile nella forma del tentativo; ciò è possibile, però, solo quando l'agente abbia usato uno dei mezzi fraudolenti, previsti dall'art. 494 c.p., ma senza riuscire ad indurre in errore taluno.

Cass. n. 340/1967

La norma dell'art. 494 c.p., che reprime l'induzione di altri in errore ottenuta con i mezzi indicati dalla legge, richiede il concorso del dolo specifico dell'agente di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno. Ma il fine di vantaggio, che costituisce uno dei vari profili che tale elemento deve alternativamente assumere per il perfezionamento del reato, non deve necessariamente consistere in una utilità di ordine patrimoniale, potendo riguardare anche qualsiasi aspetto personale o della vita di relazione, purché la perpetrazione del fatto valga come mezzo per il conseguimento dello scopo. Peraltro, non occorre che il vantaggio venga in concreto raggiunto, bastando il qualificato proposito criminoso. (Nella specie, l'imputato si sarebbe attribuito un falso nome e false qualità personali, con l'intenzione di ottenere di venire introdotto nella casa di una persona, di esservi accolto da tutti i familiari come gradito ospite e come non disprezzabile candidato alla mano della sorella dell'ospitante).

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 494 Codice penale

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C. C. chiede
martedì 06/06/2017 - Puglia
“Gentili Avvocati
Vi contatto per una situazione alquanto strana e preoccupante dal mio punto di vista e avrei bisogno della vostra consulenza in merito.
Mettendo un po di ordine e facendo pulizia di alcuni miei profili FB ho voluto anche cercare in Google immagini se ci fossero altri riferimenti alle mie credenziali ma il risultato è stato negativo con mia felicità. Sempre in quella ricerca ho notato la foto dell'arresto di un noto ndranghetista pugliese e per curiosità aprendo quel link scopro il nome di L. C. testimone di giustizia.
Appurato che nella mia famiglia non ci sono rapporti con criminali ne tantomeno testimoni e pentiti di organizzazioni criminali vorrei sapere quali rischi si corrono nei casi di omonimia come per esempio per mio zio paterno che ha lo stesso identico nome e cognome del testimone e quali misure di protezione o certificazioni o garanzie si possono applicare per tutti coloro che hanno lo stesso identico cognome e che nelle guerre di mafia potrebbero diventare vittime collaterali assolutamente estranee? Purtroppo viviamo fra pettegolezzi, false o distorte informazioni, sospetti e improvvisati investigatori caserecci sempre pronti a giudizi e sentenze e non vorrei che in questo clima nascessero mostri mitologici come già ci succede da tempo. Grazie. Cordiali saluti.”
Consulenza legale i 21/06/2017
Purtroppo il problema (che si presenta non di rado: sono piene le cronache di casi, ad esempio, di errore giudiziario per omonimia) non è di facile soluzione.
Non esiste, infatti, alcuna norma né sentenza che affronti lo specifico problema e che offra degli strumenti a tutela del singolo e del suo diritto a non essere scambiato per qualcun altro.

D’altra parte l’omonimia non è un illecito: ciascuno ha pieno diritto alla propria identità ed a utilizzare liberamente il proprio nome.

L’omonimia, poi, è fattispecie diversa dal furto d’identità, che assume rilevanza penale in relazione all’art. 494 c.p. sulla sostituzione di persona (non esiste, infatti, la fattispecie penale del “furto d’identità”).
Quest’ultimo recita: “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”.
Si tratta dunque, in quest’ultimo caso, di un reato vero e proprio, in cui un soggetto si sostituisce ad un altro intenzionalmente (con dolo) e con il fine di ricavarne un vantaggio. Si noti bene che il diritto tutelato dalla norma è ritenuto così importante che il suddetto reato è perseguibile anche d’ufficio e non solo a querela di parte.

Tornando al tema del quesito, le norme cui fare riferimento sul punto sono senz’altro:
- Il diritto al nome, tutelato dall’art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;
- il diritto all’identità personale, e quindi ad essere riconosciuti per le proprie personali e particolari caratteristiche ed a non essere confusi con altri.
Nel caso vengano lesi questi due diritti, si può chiedere al Giudice la cessazione della condotta illecita e il risarcimento del danno.
Si può agire, evidentemente, per tutelare il proprio nome e la proprie identità non solo nel caso in cui la lesione provenga da altre persone fisiche ma altresì da testate giornalistiche, siti internet ed altri soggetti che abbiano leso i diritti personali in questione.

Tutto ciò, tuttavia, lo si ribadisce, solo nei casi in cui il nome – uguale a quello di un’altra persona – venga “sfruttato” a fini illeciti o comunque in violazione delle norme sopra richiamate.
Diversamente, entrambi i soggetti che hanno lo stesso nome possono - ovviamente - utilizzarlo del tutto liberamente.

Non esiste, in definitiva e purtroppo, alcuna tutela di natura cautelare e preventiva nei confronti di possibili situazioni pregiudizievoli derivanti dall’omonimia di due soggetti.

Andrea P. chiede
mercoledì 22/02/2017 - Lazio
“Buonasera,
sono un dipendente di Banca, un cliente per motivi di praticita' in quanto trasferitosi di recente mi consegna sotto la propria responsabilita' le credenziali internet per effettuare delle operazioni di compravendita titoli gia' iniziate in maniera cartacea; a tal fine, lo stesso al momento della consegna mi firma una liberatoria che scagiona sia a me personalmente che l istituto da ogni tipo responsabilita' delegando con ampia fiducia l' oprativita' che verra' posta in essere.Tengo a precisare che sia il contratto che le credenziali e il token generatore di codici sono stati fatti sottoscrivere e consegnati materialmnte da un altro collega.
Lo stesso cliente accortosi dopo qualche mese che tale attivita' da lui autorizzata aveva comportato delle pedite in conto capitale decide di inviare missiva di reclamo alla Banca in cui dichiara di disconoscere tale attivita' e che la stessa e' stata posta in essere in maniera illeggittima e fraudolenta.
Con la presente chiedo se e' possibile che tale episodio mi veda implicato in un furto di identita' anche se il cliente stesso ne era a conoscenza nonostante tale gestione non abbia a me arrecato alcun vantaggio e di essere consapevole di aver operato in buona fede nel solo esclusivo interesse del cliente stesso.”
Consulenza legale i 26/02/2017
Nel nostro ordinamento giuridico non vi è una definizione normativa di furto d’identità. Ad ogni buon conto, la dottrina ritiene che tale fattispecie possa essere integrata da ogni azione intrapresa al fine di ottenere in modo fraudolento un'informazione individuale, relativa sia a persone fisiche che ad aziende, con l'intento di utilizzare identità o dati personali altrui per scopi illeciti.

Anche la giurisprudenza ritiene che integri il delitto di sostituzione di persona (di cui all’art. 494 c.p., il più “vicino” al caso in esame) “la condotta di colui che crei ed utilizzi un account ed una casella di posta elettronica servendosi dei dati anagrafici di un diverso soggetto, inconsapevole” (C. Cass., sez. III, 3/4/2012 n. 12479; allo stesso modo, sez. V, 29/4/2013 n. 18826); ed ancora, “integra il delitto la condotta di chi abbia creato, su un social network, un profilo che riproduca l'effige di altra persona e abbia utilizzato, con tale falsa identità, i servizi del sito” (C. Cass., sez. V, 23/4/2014 n. 25774).

Ciò che emerge è che – per integrare un c.d. furto d’identità – occorra l’elemento soggettivo del dolo, consistente nella coscienza e volontà di indurre in errore altri sulla vera identità della propria persona. Anzi, la giurisprudenza parla di dolo specifico, cioè il “fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno” (C. Cass., sez. V, 26/5/2014 n. 41012).

Fatta questa necessaria premessa, il caso di specie così come descritto non integra in alcun modo il furto d’identità ipotizzato dal cliente “scontento” delle operazioni bancarie. Egli infatti ha firmato una liberatoria in cui autorizzava determinate operazioni bancarie, che, si sa, sono soggette alla normale alea del mercato. Non si vede pertanto né la illegittimità delle operazioni commesse (in quanto debitamente autorizzate dal cliente) né – tantomeno – la millantata “fraudolenza” delle stesse. Il cliente era infatti libero e consapevole nel momento in cui firmò la liberatoria: non si sono avute pressioni o indebiti furti d’identità per concludere tali operazioni (che avrebbero anche potuto far pensare ad una truffa). Inoltre, tali operazioni non hanno arrecato a Lei alcun vantaggio: non è pertanto ravvisabile nemmeno l’elemento soggettivo del reato de quo.

Anche sotto il profilo della responsabilità civile, la liberatoria sottoscritta vale ad escludere il risarcimento del danno patrimoniale subito dal cliente.


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