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Articolo 493

Codice di Procedura Penale

Richieste di prova

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Dispositivo dell'art. 493 Codice di Procedura Penale

1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove (2).
2. È ammessal'acquisizione di provenon comprese nella lista prevista dall'articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente (3).
3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimentodi atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva (4).
4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari (5).

Note

(2) L'attuale primo comma della disposizione in esame, come sostituito dalla c.d. «Carotti» (l. 479/99) accorpa i previgenti primo e secondo comma, eliminando la distinzione tra esposizione introduttiva del p.m. e indicazione delle prove delle altre parti (la stessa distinzione tra i termini «esposizione» riservato al p.m. ed «indicazione» riservato alle parti è stata ritenuta espressione di squilibrio tra accusa e difesa). Per effetto della nuova disposizione, il p.m. e le parti sono equiparati nell'esporre i fatti che si intendono provare e nel chiedere l'ammissione delle fonti di prova. L'eliminazione dell'esposizione introduttiva del p.m. ha lo scopo di evitare che il giudice possa essere influenzato dalla trattazione dell'excursus delle indagini preliminari, nonché dalla prospettazione di elementi di fatto che potrebbero non essere acquisiti durante l'istruttoria dibattimentale.

(3) La disposizione regola un'ipotesi di restituzione nel termine delle parti (secondo un meccanismo analogo, ma meno rigido rispetto a quello disciplinato dall'art. 175) in ordine alle richieste di prove testimoniali. L'impossibilità della tempestiva indicazione non deve essere assoluta, potendo essa ricorrere anche in un contesto di difficile esercizio della facoltà riconosciuta dall'art. 468, senza peraltro pregiudicare la possibilità della controparte di articolare prova contraria.
Inoltre, si concorda in dottrina e in giurisprudenza che la disposizione dell'art. 493 comma 2 riguarda esclusivamente le prove che dovevano essere indicate nelle liste ex art. 468: tutte le altre prove possono essere indicate per la prima volta, negli atti introduttivi.

(4) Il riformulato comma 3 dell'articolo in esame introduce una disposizione del tutto analoga a quella prevista dall'art. 431 comma 2, anch'esso introdotto dalla legge 479/99, secondo il quale, sin dal momento della formazione del fascicolo per il dibattimento le parti possono concordare l'acquisizione allo stesso di atti contenuti nel fascicolo del p.m. o della documentazione di indagini difensive. Si rinvia, altresì, per un ulteriore analoga disposizione, a quanto previsto dall'art. 555 c. 4 c.p.p., relativo al procedimento dinanzi al giudice monocratico, allorché la citazione a giudizio abbia luogo con citazione diretta da parte del P.M.
Fondamento di tale disposizione è da individuarsi nel fatto che i divieti di allegazione al fascicolo per il dibattimento di atti compiuti nel corso delle indagini preliminari, o, comunque extradibattimentali, non hanno ragione di operare rispetto a quegli atti di investigazione, sulla cui utilizzazione a fini decisori, le parti concordano.
L'attività di investigazione difensiva cui fa riferimento la norma è quella prevista ora dall'art. 327bis, inserito dalla l. 7-12-2000, n. 397, che consente al difensore, fin dal momento dell'incarico professionale, la facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità contenute nell'apposito titolo riguardante appunto Le investigazioni difensive.

(5) Nel riformulare il quarto comma della disposizione in esame, la l. 479/99 oltre a ribadire i previgenti poteri di intervento del presidente, ha sancito, sottoponendolo al medesimo potere di vigilanza, il divieto per le parti di procedere a letture o a esposizione del contenuto degli atti di indagine preliminare.


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