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Articolo 341

Codice di Procedura Civile

Giudice dell'appello

Dispositivo dell'art. 341 Codice di Procedura Civile

(1) L'appello contro le sentenze del giudice di pace e del tribunale si propone rispettivamente al tribunale ed alla corte di appello nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza (2).

Note

(1) Articolo così sostituito con d. lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.

(2) La competenza del tribunale per l'appello contro le sentenze del giudice di pace e quella della corte d'appello per le sentenze del tribunale è inderogabile: il suo difetto è rilevabile anche d'ufficio.
La legge non ci dice se l'appello tempestivamente proposto innanzi ad un giudice incompetente faccia decadere dal potere di impugnare: si ritiene, nel silenzio del legislatore, che anche questo appello abbia effetti conservativi della impugnazione, a condizione che la causa venga riassunta nei termini di cui all'art. 50 del c.p.c..

Ratio Legis

L'appello si propone al giudice di grado immediatamente superiore, nella cui circoscrizione si trova quello cui decisione è impugnata. La diversità del giudice investito dell'appello rispetto al giudice che si è occupato del primo grado è necessaria per evitare il rischio che la decisione non venga mai riformata (è infatti difficile immaginare che il medesimo giudice muti il proprio giudizio rispetto ad un provvedimento su cui si è già formato un preciso convincimento).

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 26375/2011

Nel nostro ordinamento processuale civile non ha fondamento l'assunto secondo cui la regola d'individuazione dell'ufficio giudiziario legittimato a essere investito dell'impugnazione sia riconducibile alla nozione di competenza adoperata dal codice di procedura civile nel Capo I del Titolo I del Libro I, in quanto, se anche la normativa in parola assolve a uno scopo simile, sul piano funzionale, a quello che ha la disciplina dell'individuazione del giudice competente in primo grado, l'una e l'altra afferendo a regole che stabiliscono davanti a quale giudice debba svolgersi un determinato processo civile, tuttavia non è possibile ravvisare tra le due fattispecie una stessa "ratio" sufficiente, quindi, a giustificare l'estensione analogica anche parziale di aspetti applicativi della seconda alla prima. Ne deriva che l'erronea individuazione del giudice legittimato a decidere sull'impugnazione non si pone come questione di competenza, ma riguarda la valutazione delle condizioni di proponibilità o ammissibilità del gravame, che deve, pertanto, dichiararsi precluso se prospettato a un giudice diverso da quello individuato dall'art. 341 c.p.c.. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione con cui la corte d'appello, invece di limitarsi a dichiarare inammissibile l'appello, aveva dichiarato la propria incompetenza, in favore del tribunale, a decidere il gravame avverso una sentenza del giudice di pace, e ha escluso la conversione del ricorso per cassazione, con cui si era dedotta la nullità della sentenza per vizio "in procedendo", in regolamento di competenza).

Cass. n. 23594/2010

L'individuazione del giudice di appello, ai sensi dell'art. 341 c.p.c., attiene ad una competenza territoriale "sui generis", che prescinde dai comuni criteri di collegamento tra una causa e un luogo, né è al riguardo applicabile la norma di cui all'art. 38 c.p.c., che si riferisce esclusivamente al giudizio di primo grado, dipendendo tale competenza indefettibilmente dal luogo in cui ha sede il giudice "a quo". Ne consegue il carattere funzionale della competenza, che impedisce il definitivo suo radicamento presso un giudice diverso per il solo fatto che la relativa questione non sia stata posta "in limine litis".

Cass. n. 12788/2003

In caso di appello proposto dinanzi ad un organo della giurisdizione ordinaria diverso da quello che sarebbe competente secondo legge, può riconoscersi al medesimo un effetto conservativo alla sola condizione che l'organo adito, pur territorialmente competente, sia ugualmente giudicante in secondo grado e possa quindi disporre la remissione della causa al giudice competente, davanti al quale dovrà essere effettuata apposita riassunzione, a norma dell'art. 50 c.p.c., mentre l'effetto conservativo deve escludersi ove l'appello sia stato proposto dinanzi allo stesso giudice che abbia pronunziato la sentenza oggetto del gravame, oppure davanti ad altro giudice di primo grado, mancando in questi casi uno strumento legislativo che legittimi il passaggio del rapporto processuale dal primo al secondo grado, senza che possa spiegare effetti sananti l'eventuale costituzione in giudizio dell'appellato.

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