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Articolo 1368

Codice Civile

Pratiche generali interpretative

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Dispositivo dell'art. 1368 Codice Civile

Le clausoleambigue s'interpretano secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo (1) in cui il contratto è stato concluso. Nei contratti in cui una delle parti è un imprenditore, le clausole ambigue s'interpretano secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui è la sede dell'impresa [2083] (2).

Note

(1) Si tratta dei cd. usi interpretativi, cioè quei comportamenti dai quali è possibile ricavare il significato che individui di un certo luogo danno nella pratica a clausole di per sé ambigue [v. anche d. gen. 8].

(2) Nel caso di conflitto tra sede registrata e sede effettiva [v. 46] prevale quest'ultima. Se il contratto è concluso tra due imprese torna a prevalere la regola che richiama gli usi del luogo di formazione del contratto.


Ratio Legis

Il ricorso alle abitudini locali in tema di affari si giustifica per il fatto che normalmente il contratto si adegua al significato che gli viene riconosciuto in un dato ambiente socio-economico.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

217Per risolvere le infinite e sterili discussioni che si agitano intorno alla rispettiva portata del triplice richiamo all'uso, alla pratica del paese e alle clausole d'uso, contenuto negli articoli 1124, 1134 e 1135 cod. civ., ho tentato di semplificare questa materia.
In primo luogo non ho riprodotto la disposizione dell'articolo 1135 del vigente codice che contiene, secondo l'indirizzo prevalente, una norma supplettiva e non interpretativa, e quindi costituisce una superflua ripetizione del richiamo all'uso contenuto nell'art. 1124.
In secondo luogo ho dato, all'art. 1134, una formulazione (art. 237) da cui si possa intendere che il richiamo alla pratica del paese non è già un richiamo all’uso legislativo (come invece sembrerebbe dalla formula dell’art. 54 del progetto del 1936), ma è, invece, un richiamo all’uso interpretativo, e precisamente alle pratiche individuali.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 6601/2012

In tema di interpretazione del contratto, gli "usi interpretativi", di cui all'art. 1368 c.c., costituiscono un criterio ermeneutico di carattere oggettivo e, sussidiario, il quale presuppone, secondo l'espresso tenore letterale della stessa disposizione (che riferisce l'applicabilità di tale criterio alle "clausole ambigue"), una persistente incertezza in ordine all' identificazione dell'effettiva volontà delle parti, rimanendo, pertanto, escluso allorché questa risulti determinata o determinabile, senza margini di dubbio, attraverso l'adozione di prioritari criteri legali di ermeneutica, come quelli (artt. da 1362 a 1365 c.c.) che regolano l'interpretazione soggettiva (o storica) del contratto. Avendo, inoltre, dette pratiche interpretative carattere negoziale e non normativo, è onere della parte dedurre l'esistenza, il contenuto e la non corretta applicazione di determinati usi, che siano stati oggetto di specifica allegazione nel giudizio di merito.

Cass. n. 6752/1991

Il ricorso agli «usi interpretativi», che non hanno valore di fonte normativa ma funzione di criterio ermeneutico di carattere sussidiario, presuppone, secondo l'espresso tenore letterale dell'art. 1368 c.c. (che riferisce l'applicabilità di tale criterio alle «clausole ambigue»), una persi­stente incertezza in ordine all'identificazione dell'effettiva volontà delle parti ed è pertanto escluso allorché questa risulti determinata o determinabile, senza residui margini di dubbio, attraverso l'adozione di prioritari criteri legali di ermeneutica, come quelli (artt. da 1362 a 1365 c.c.) che regolano l'interpretazione soggettiva (o storica) del contratto. (Nella specie, l'impugnata sentenza — confermata dalla S.C. — aveva rite­nuto, in particolare, che la clausola dell'accordo intercorso fra datore di lavoro e lavoratore, re­lativa alla riduzione dell'orario di lavoro ed alla conservazione della precedente retribuzione, non implicasse un accrescimento del livello retributi­vo ai fini della determinazione dell'indennità di anzianità).

Cass. n. 839/1984

La prassi aziendale — che costituisce un mezzo interpretativo utilizzabile dal giudice ai fini della ricostruzione del contenuto e degli effet­ti di un negozio — è riconducibile alla categoria degli usi negoziali odi fatto, i quali, se prescindo­no dai requisiti della generalità e dell'opinio iuris seu necessitatis, propri degli usi normativi, presuppongono pur sempre l'accertata reiterazione di determinati comportamenti.

Cass. n. 5943/1981

Gli usi interpretativi o negoziali costitui­scono un mezzo di chiarimento e di interpretazione della volontà delle parti contraenti soltanto quando questa sia ambiguamente espressa o manchino i relativi patti.

Cass. n. 2953/1973

L'esistenza di un uso negoziale deve essere valutata non in relazione ad un caso di specie, ma alla prassi generale delle diverse aziende che in materia operano in una determinata zona.

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(continua)
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