Cassazione penale Sez. I sentenza n. 3868 del 12 settembre 2024

(2 massime)

(massima n. 1)

In tema di omicidio, ai fini della configurabilità dell'aggravante della premeditazione, in presenza di un ristretto arco temporale tra l'insorgenza del proposito delittuoso e la sua attuazione, spetta al giudice il compito di valutare se, alla luce dei mezzi impiegati e delle modalità della condotta, tale lasso di tempo sia stato sufficiente a far riflettere l'agente sulla grave decisione adottata e a consentire l'attivazione di motivi inibitori di quelli a delinquere. (Fattispecie relativa ad agente che aveva teso alla vittima un agguato, predisposto con mezzi e modalità indicative della persistenza della risoluzione criminosa, nella quale la Corte ha ritenuto immune da vizi il riconoscimento dell'aggravante, in presenza di un intervallo temporale di circa quaranta minuti tra l'insorgere del proposito omicidiario e la sua attuazione).

(massima n. 2)

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 577, comma primo, n. 1), cod. pen., in relazione agli artt. 3 e 27, commi 1 e 3, Cost., nella parte in cui è prevista per l'omicidio dell'ascendente la pena predeterminata dell'ergastolo, rientrando nella discrezionalità del legislatore la scelta di politica criminale, non irragionevole né arbitraria, di prevedere la pena perpetua in conseguenza del giudizio di grave disvalore di una fattispecie caratterizzata dalla lesione del profondo rapporto familiare che lega genitori e figli.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.