Cassazione penale Sez. II sentenza n. 46089 del 4 ottobre 2023

(3 massime)

(massima n. 1)

La nozione dell'"abuso delle qualità" postula una condotta che, indipendentemente dalle specifiche competenze proprie del soggetto attivo, si manifesta quale strumentalizzazione della posizione di preminenza dello stesso agente ricoperta nei confronti del privato, posizione fatta valere in maniera tale da rendere credibile e idonea l'induzione all'indebita promessa o dazione di denaro o altra utilità.

(massima n. 2)

Il reato di cui all'art. 317 c.p. è designato dall'abuso costrittivo del pubblico ufficiale, attuato mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita, di un danno contra ius, da cui deriva una grave limitazione, senza tuttavia annullarla del tutto, della libertà di autodeterminazione del destinatario, che, senza alcun vantaggio indebito per sè, è posto di fronte all'alternativa secca di subire il male prospettato o di evitarlo con la dazione o la promessa dell'indebito; di contro, il reato di cui all'art. 319-quater c.p. è designato dall'abuso induttivo del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, vale a dire da una condotta di persuasione, di suggestione, di inganno (purchè quest'ultimo non si risolva un'induzione in errore sulla doverosità della dazione), di pressione morale, con più tenue valore condizionante la libertà di autodeterminazione del destinatario il quale, disponendo di più ampi margini discrezionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perchè motivato dalla prospettiva di conseguire un indebito tornaconto personale, il che lo pone in una posizione di complicità col pubblico agente e lo rende meritevole di sanzione. Nei casi ambigui, i criteri di valutazione del danno antigiuridico e del vantaggio indebito, che rispettivamente contraddistinguono i delitti illeciti, devono essere utilizzati nella loro operatività dinamica all'interno della vicenda concreta, individuando, all'esito di un'approfondita ed equilibrata valutazione complessiva del fatto, i dati più qualificanti.

(massima n. 3)

Con riferimento al profilo del vantaggio indebito perseguito o conseguito dai destinatari delle condotte di induzione mediante abuso della qualità o dei poteri del pubblico ufficiale agente, si tratta di un elemento costitutivo del reato che deve essere valutato non esclusivamente alla stregua oggettiva, ma avuto riguardo alla percezione soggettiva del soggetto destinatario delle suggestioni. Il "danno ingiusto" ed il "vantaggio indebito", quali elementi costitutivi impliciti rispettivamente della condotta costrittiva di cui all'art. 317 c.p. e di quella induttiva di cui all'art. 319-quater c.p., devono essere apprezzati con approccio oggettivistico, il quale, però, deve necessariamente coniugarsi con la valutazione della proiezione di tali elementi nella sfera conoscitiva e volitiva delle parti. L'accertamento non può, cioè, prescindere dalla verifica del necessario intreccio tra gli elementi oggettivi di prospettazione e quelli soggettivi di percezione, per evitare che la prova si fondi su meri dati presuntivi. (Nella specie, la Corte territoriale ha ritenuto integrato anche tale elemento costitutivo, sulla base del fatto che, alla luce delle concrete circostanze della condotta, l'attività induttiva del A.A. aveva ingenerato nei due fratelli uno stato di totale soggezione, tanto da assecondare l'attività di dazione delle indebite provviste di prodotti da forno, per acquisire la benevolenza del pubblico ufficiale, nell'auspicata prospettiva di sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine sui mezzi di scarico delle merci).

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