Cassazione penale Sez. VI sentenza n. 50256 del 14 dicembre 2023

(2 massime)

(massima n. 1)

In tema di concussione, deve qualificarsi come consumata la fattispecie nella quale il soggetto passivo abbia sollecitato l'intervento della polizia giudiziaria dopo aver già promesso l'indebita prestazione al pubblico ufficiale, in quanto non può ritenersi sufficiente ad escludere il metus publicae potestatis la sola circostanza che il soggetto passivo si sia rivolto alle forze di polizia, per sottrarsi alle pretese dell'autore del reato. Ricorre, invece, l'ipotesi del tentativo qualora la promessa segua la predisposizione d'accordo con la polizia di un piano diretto ad individuare il funzionario infedele e la stessa risulti preordinata a tale scopo. (Per la S.C., nella specie, a fronte della ricostruzione storico-fattuale operata dalla sentenza impugnata, che ha ravvisato l'anteriorità della promessa della parte lesa alla collaborazione con gli inquirenti, deve, pertanto, ritenersi corretta la qualificazione del delitto accertato in concussione consumata e non già meramente tentata).

(massima n. 2)

La sospensione dell'esecuzione della pena a norma dell'art. 656 c.p.p., non può essere disposta nei confronti del tossicodipendente o dell'alcooldipendente istante per l'affidamento terapeutico, allorchè essa riguardi condanna inflitta per reato ostativo alla sospensione stessa, salvo che, al momento del passaggio in giudicato della sentenza, l'interessato si trovi agli arresti domiciliari disposti ai sensi del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 89 e l'interruzione del programma in corso possa pregiudicarne il recupero.

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