Cassazione civile Sez. III sentenza n. 9013 del 6 maggio 2015

(1 massima)

(massima n. 1)

Il giudice della domanda di risarcimento del danno ambientale ancora pendente alla data di entrata in vigore della L. 6 agosto 2013, n. 97 (Legge Europea 2013), essendo ormai esclusa la liquidazione per equivalente di quello, pu˛ ancora conoscere della domanda attraverso l'applicazione ufficiosa e retroattiva dei criteri previsti dall'art. 311, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dall'art. 25 della L. 6 agosto 2013, n. 97, individuando le misure di riparazione primaria, complementare e compensativa. Il giudice della domanda di risarcimento del danno ambientale ancora pendente alla data di entrata in vigore della legge 6 agosto 2013, n. 97, essendo ormai esclusa la liquidazione per equivalente di quello, pu˛ ancora conoscere della domanda in applicazione del nuovo testo del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 311 come modificato prima dal D.L. n. 135 del 2009 cit., art. 5-bis, comma 1, lett. b), e poi dalla legge n. 97 del 2013, art. 25 cit., individuando le misure di riparazione primaria, complementare e compensativa e, per il caso di omessa o imperfetta loro esecuzione, determinandone il costo, da rendere oggetto di condanna nei confronti dei soggetti obbligati. Il danno ambientale non pu˛ in nessun caso essere risarcito "per equivalente" pecuniario, ma solo con le misure di riparazione previste dall'art. 311, D.Lgs. n. 152/2006, come modificato dall'art. 25, L. n. 97/2013, applicabile anche ai giudizi in corso, e in applicazione dei criteri enunciati negli allegati 3 e 4 alla parte sesta, D.Lgs. n. 152/2006.

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