Cassazione civile Sez. III sentenza n. 15363 del 28 giugno 2010

(1 massima)

(massima n. 1)

In tema di contratti, il principio, sancito dall'art. 1455 c.c., secondo cui il contratto non pu˛ essere risolto se l'inadempimento ha scarsa importanza in relazione all'interesse dell'altra parte, va adeguato anche ad un criterio di proporzione fondato sulla buona fede contrattuale. Pertanto, la gravitÓ dell'inadempimento di una delle parti contraenti non va commisurata all'entitÓ del danno, che potrebbe anche mancare, ma alla rilevanza della violazione del contratto con riferimento alla volontÓ manifestata dai contraenti, alla natura e alla finalitÓ del rapporto, nonchÚ al concreto interesse dell'altra parte all'esatta e tempestiva prestazione. (In applicazione, di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva dichiarato la risoluzione di un contratto di locazione per grave inadempimento del conduttore, che non aveva corrisposto nel termine pattuito i canoni, valutando non solo l'aspetto economico del dedotto inadempimento ma anche il comportamento complessivo del predetto in relazione all'interesse concreto del locatore al puntuale pagamento dei canoni, e ritenendo che tale comportamento avesse inciso in modo decisivo sull'economia complessiva del rapporto, tanto da determinare uno squilibrio nel sinallagma funzionale).

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.