Cassazione civile Sez. Lavoro sentenza n. 18513 del 21 settembre 2016

(1 massima)

(massima n. 1)

Il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva, di cui all'art. 27, comma 2, Cost., concerne le garanzie relative all'attuazione della pretesa punitiva dello Stato, e non pu˛ quindi applicarsi, in via analogica o estensiva, all'esercizio da parte del datore di lavoro della facoltÓ di recesso per giusta causa in ordine ad un comportamento del lavoratore suscettibile di integrare gli estremi del reato, se i fatti commessi siano di tale gravitÓ da determinare una situazione di improseguibilitÓ, anche provvisoria, del rapporto, senza necessitÓ di attendere la sentenza definitiva di condanna, neppure nel caso in cui il c.c.n.l. preveda la pi¨ grave sanzione espulsiva solo in tale circostanza. Ne consegue che il giudice, davanti al quale sia impugnato un licenziamento disciplinare, intimato a seguito del rinvio a giudizio del lavoratore, per gravi reati potenzialmente incidenti sul rapporto fiduciario - ancorchÚ non commessi nello svolgimento del rapporto -, non pu˛ limitarsi alla valutazione del dato oggettivo del rinvio a giudizio, ma deve accertare l'effettiva sussistenza dei fatti contestati e la loro idoneitÓ, per i profili soggettivi ed oggettivi, a supportare la massima sanzione disciplinare.

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