Cassazione penale Sez. Unite sentenza n. 1 del 4 gennaio 1996

(4 massime)

(massima n. 1)

La caducazione automatica della misura cautelare conseguente a declaratoria d'incompetenza si verifica e ha ragion d'essere solo quando, a seguito di tale declaratoria, il giudice che deve emettere il nuovo provvedimento è diverso da quello incompetente. (Fattispecie relativa a misura cautelare della custodia in carcere disposta da giudice per le indagini preliminari presso il tribunale, della quale era stata chiesta la cessazione di efficacia, sul rilievo che la corte d'assise, dinanzi alla quale si celebrava il giudizio, aveva dichiarato la propria incompetenza per materia in favore di quella del tribunale, ordinando la trasmissione degli atti al P.M. presso detto tribunale, ai sensi dell'art. 23, comma 1, c.p.p. - così come modificato dalla sentenza n. 76 del 1993 della Corte costituzionale - e che non era stato emesso nuovo provvedimento coercitivo nel termine di legge. Nell'enunciare il principio di cui in massima, la Suprema Corte ha affermato che nell'ipotesi di declaratoria di incompetenza per materia pronunciata dal giudice dibattimentale, cui consegue la regressione del procedimento alla fase delle indagini preliminari, occorre aver riguardo alla competenza del giudice per le indagini preliminari, che è una derivazione, se non proprio una proiezione, di quella del giudice del giudizio, al quale la legge fa riferimento per determinare i limiti della giurisdizione sotto il profilo territoriale, della materia e della funzione. Conseguentemente stante l'unicità dell'organo giurisdizionale delle fasi delle indagini per i procedimenti di competenza del tribunale e della corte d'assise, la Suprema Corte ha ritenuto che nella specie difettava il presupposto stesso per l'applicazione dell'art. 27 c.p.p., giacché l'organo che aveva disposto la misura - e cioè il Gip presso il tribunale - era proprio quello dichiarato competente).

(massima n. 2)

La circostanza che la formulazione letterale dell'art. 27 c.p.p., in tema di misure cautelari disposte da giudice incompetente, postuli l'identità tra giudice che dispone la misura e giudice che dichiara, contestualmente o successivamente, la propria incompetenza, non esclude che la disciplina della caducazione automatica della misura cautelare contenuta in detto articolo non si estenda anche alle ipotesi di diversità tra giudice che dispone la misura e giudice che dichiari l'incompetenza, in quanto il carattere provvisorio dell'efficacia della misura disposta da giudice incompetente è espressione di un potere eccezionale e, pertanto, non può essere limitato ai casi di identità tra giudice disponente la misura e giudice che dichiara l'incompetenza.

(massima n. 3)

La preclusione derivante dall'effetto devolutivo dell'appello riguarda esclusivamente i “punti” della sentenza che, non essendo stati oggetto dei motivi, abbiano acquistato autorità di giudicato; non riguarda, invece, nell'ambito dei motivi proposti, le argomentazioni e le questioni di diritto non svolte o erroneamente prospettate a sostegno del petitum che forma oggetto del gravame, atteso che il giudice di appello ben può — senza esorbitare dalla sfera devolutiva, dell'impugnazione — accogliere il gravame in base ad argomentazioni proprie o diverse da quelle dell'appellante. (Fattispecie in tema di impugnazione del P.M.).

(massima n. 4)

La pronuncia d'incompetenza, da parte del giudice dell'impugnazione avverso provvedimenti cautelari determina, al pari della declaratoria d'incompetenza del giudice che aveva disposto la misura cautelare, l'inefficacia differita, ex art. 27 c.p.p., della misura cautelare stessa.

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