Cassazione penale Sez. I sentenza n. 2819 del 6 luglio 1992

(1 massima)

(massima n. 1)

La potestÓ punitiva dello Stato, che l'esecuzione della pena attua con la costrizione del condannato, ha un limite costituito dalla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo (art. 32 Cost.), che neppure la generale inderogabilitÓ dell'esecuzione della condanna pu˛ sopravanzare allorquando la pena, per le condizioni di grave infermitÓ fisica del soggetto (art. 147, comma primo n. 2, c.p.), finisca col costituire un trattamento contrario al senso di umanitÓ, cosý perdendo la tendenza alla rieducazione. Nella motivazione del potere di rinvio di esecuzione della pena, il giudice di merito deve dare ragione delle sue scelte, bilanciando il principio costituzionale di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (art. 3 Cost.) con quelli della tutela della salute (art. 32 Cost.) e del senso di umanitÓ (art. 27 Cost.) che deve caratterizzare l'esecuzione della pena, per modo che in sede di legittimitÓ se ne possa valutare la correttezza e la completezza. (Nella specie la Corte di cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale di sorveglianza di rigetto dell'istanza di sospensione dell'esecuzione della pena proposta da condannato ultrasettantenne, a cui era stata accertata stenosi di vari tronchi coronarici che in alcuni tratti raggiungeva il 75 per cento, cardiopatia ischemica, diabete, insufficienza renale ed altre malattie).

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