Cassazione penale Sez. V sentenza n. 8282 del 8 marzo 2006

(1 massima)

(massima n. 1)

In tema di imputabilitÓ, il źdisturbo antisociale della personalitÓ╗ pu˛ rientrare nella nozione di infermitÓ e pu˛ incidere, escludendola o scemandola grandemente, sulla capacitÓ di intendere o di volere. Quest'ultima pu˛ assumere rilevanza autonoma anche in presenza di accertata capacitÓ di comprendere il disvalore sociale della azione delittuosa, solo quando gli impulsi della azione, pur riconosciuta come riprovevole dall'agente, siano tali da vanificare la capacitÓ di apprezzarne le conseguenze. (Fattispecie nella quale l'imputato di furto di una autovettura aveva dedotto di essere affetto da un disturbo della personalitÓ che lo induceva a compiere furti nei cimiteri. I giudici di merito lo avevano condannato escludendo la rilevanza della pur ipotizzabile incapacitÓ di volere e la Corte ha ritenuto tale motivazione non contraddittoria, osservando che la esistenza di un impulso non pu˛ essere considerata come causa da sola sufficiente a determinare un'azione incoerente con il sistema di valori di chi la compie, essendo onere dell'interessato dimostrare il carattere cogente, nel singolo caso, dell'impulso stesso).

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