Cassazione civile Sez. II sentenza n. 12437 del 9 dicembre 1998

(1 massima)

(massima n. 1)

Le disposizioni di cui agli artt. 2 e 4 della L. n. 18 del 1975 in tema di atti sottoscritti da soggetti non vedenti sono tali da escludere la legittimitÓ dell'affermazione secondo la quale detta condizione fisica sia ex se sufficiente a giustificare la mancata apposizione della propria firma su di un atto da parte del cieco, considerando, viceversa, il nostro ordinamento tali soggetti come persone dotate, in linea di principio, della capacitÓ di firmare tutti gli atti documentali che li riguardino. Ne consegue che un testamento pubblico non sottoscritto dal non vedente non pu˛ essere dichiarato valido sull'erroneo presupposto dell'idoneitÓ a costituire utile succedaneo alla sottoscrizione (ai sensi del disposto di cui all'art. 603, primo comma c.c.) la mera dichiarazione resa dal testatore al notaio rogante (e da questi trasfusa nell'atto) di essere impossibilitato a sottoscrivere perchÚ cieco, nella mancanza di qualsiasi verifica in ordine alla concreta correlabilitÓ a tale status di un'effettiva e non ovviabile incapacitÓ a vergare la propria firma e, quindi, di ogni accertamento sulla effettiva veridicitÓ e valenza di tale professione di incapacitÓ a sottoscrivere che, viceversa, va, in concreto, riscontrata ed accertata.

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