Cassazione civile Sez. III sentenza n. 2421 del 4 febbraio 2014

(1 massima)

(massima n. 1)

Nella notificazione a mezzo del servizio postale, l'attivitÓ legittimamente delegata dall'ufficiale giudiziario all'agente postale in forza del disposto dell'art. 1 della legge n. 890 del 1982 gode della stessa fede privilegiata dell'attivitÓ direttamente svolta dall'ufficiale giudiziario stesso ed ha il medesimo contenuto, essendo egli, ai fini della validitÓ della notifica, tenuto a controllare il rispetto delle prescrizioni del codice di rito sulle persone a cui l'atto pu˛ essere legittimamente notificato, e ad attestare la dichiarazione resa dalla persona che riceve l'atto, indicativa delle propria qualitÓ. Ne consegue che, anche nel caso di notificazione eseguita dall'agente postale, la relata di notificazione fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l'attivitÓ svolta, ivi compresa l'attestazione dell'identitÓ del destinatario che ha rifiutato di ricevere il piego, trattandosi di circostanza frutto della diretta percezione del pubblico ufficiale nella sua attivitÓ di identificazione del soggetto cui Ŕ rivolta la notificazione dell'atto.

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