Cassazione penale Sez. III sentenza n. 3362 del 5 dicembre 1996

(1 massima)

(massima n. 1)

Ai sensi dell'art. 101 c.p. źreati della stessa indole╗ sono non soltanto quelli che violano una medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo previsti da testi normativi diversi, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li hanno determinati, presentano, nei casi concreti, caratteri fondamentali comuni. Alla stregua di tale criterio, pi¨ reati possono considerarsi omogenei per comunanza di caratteri fondamentali quando siano simili le circostanze oggettive nelle quali si sono realizzati, quando le condizioni di ambiente e di persona nelle quali sono state compiute le azioni presentino aspetti che rendano evidente l'inclinazione verso un'identica tipologia criminosa, ovvero quando le modalitÓ di esecuzione, gli espedienti adottati o le modalitÓ di aggressione dell'altrui diritto rivelino una propensione verso la medesima tecnica delittuosa. Per l'individuazione e per l'esclusione dei caratteri anzidetti Ŕ necessaria una specifica indagine rimessa alla valutazione discrezionale del giudice e non censurabile in sede di legittimitÓ se adeguatamente motivata. (La S.C. ha osservato che nella fattispecie in esame, invece Ś pur tenendosi conto che, in tema di patteggiamento, l'obbligo generale di motivazione va correlato con il particolare tipo di sentenza previsto dall'art. 444 c.p.p. Ś non pu˛ non rilevarsi l'assoluta carenza di qualsiasi riferimento alla verifica circa la sussistenza delle condizioni soggettive previste dall'art. 59 legge 24 novembre 1981, n. 689 per la sostituzione della pena detentiva).

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